La proposta avanzata dalla deputata Chiara Gribaudo, referente nazionale del Pd per le Politiche del lavoro, di assumere 10 mila ispettori del lavoro per poter assicurare la ripresa in sicurezza è stata accolta dal centrodestra cuneese, dalla Lega a FdI, passando per Forza Italia, da un coro di critiche espresse per lo più sui social.
Se la Lega dice che le “partite Iva vanno aiutate e non vessate”, la collega parlamentare di Fratelli d’Italia Monica Ciaburro la definisce un’iniziativa di stampo sovietico: “Gli imprenditori italiani – scrive in una nota stampa -, nella grandissima parte, sono donne e uomini seri, persone che credono nel lavoro e nella difesa dei loro dipendenti. Servono sì ispettori – suggerisce -, ma che vadano nelle aziende a dare consigli sulla sicurezza, non certo a sanzionare.
È tempo che chi vive con l’idea che lo statalismo staliniano sia l’unica soluzione ai problemi creati dal Covid 19 vada a passare alcuni mesi nella Corea del Nord, forse – conclude con asprezza la parlamentare di FdI e sindaco di Argentera - tornerà con un po’ di stima per chi ogni giorno apre una azienda per dare futuro e lavoro agli italiani”.
Ma la Gribaudo non si scompone. Ricorda che gli incidenti sul lavoro in Piemonte, nel 2019, sono stati 20 mila e che a fine ottobre, nel solo Cuneese, si contavano già 17 morti “più di uno al mese”, osserva.
A chi contesta la proposta che lei e altri colleghi di partito hanno avanzato risponde: “Qualcuno l’ha presa male, pensando ad un modo per vessare le imprese. In realtà è esattamente il contrario. Quando parliamo di garantire sicurezza e salute parliamo di esercitare operazioni di prevenzione e controllo, che sono le fondamenta di ogni buona politica di sicurezza del lavoro. Significa – spiega - che il personale preposto accompagna le imprese e l'amministrazione pubblica, per esempio, nel realizzare le misure di prevenzione adatte al contesto di lavoro e, successivamente, procede a verificarne l'attuazione. Non repressione, ma operazione di costruzione e realizzazione di un piano, anzi di diversi piani a seconda delle realtà”.
Secondo la deputa di Borgo San Dalmazzo è importante – specie in questa fase - garantire azioni coordinate fra i vari soggetti istituzionali, anche perché - argomenta - “serve mettere fine ai problemi di condivisione banche dati e garantire risorse adeguate dal punto di vista logistico e informatico”.
“Non c'è alcuna caccia alle streghe. C'è la volontà e il dovere – specifica - di garantire la salute di tutti i lavoratori, che vuol dire anche quella dei datori di lavoro e dell’intero Paese. Una necessità – puntualizza - che si basa sulla collaborazione con le imprese e gli stessi datori di lavoro, Stato compreso. Dobbiamo dire basta – conclude - ad una filiera della prevenzione e del controllo che non funziona. Se non lo facciamo ora, quando?”.















