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Economia | 04 maggio 2020, 23:49

"Dovrebbero chiamare lei al Governo": l'assist-gol di Giletti a Ghisolfi nell'Arena di La7

Il vicepresidente e tesoriere del Gruppo Europeo delle Casse di Risparmio ha ribadito i punti di debolezza dei provvedimenti fin qui varati dal Governo

Ghisolfi in onda all'Arena di Giletti, su La7

Ghisolfi in onda all'Arena di Giletti, su La7

"Dovrebbero chiamare lei al Governo".

Un assist che equivale a un gol: è quello che Massimo Giletti, nell'Arena della fase 2 andata in onda sulla 7 domenica 3 maggio, ha servito al banchiere scrittore Beppe Ghisolfi, per la terza volta in un mese ospite nel programma leader della prima serata domenicale.

Il vicepresidente e tesoriere del Gruppo Europeo delle Casse di Risparmio, nel corso della puntata dominata dal più che acceso dibattito sulla complicatissima ripartenza economica e sociale del Paese dopo due mesi di rigorosa quarantena domiciliare, ha ribadito con forza ancora maggiore, nel proprio dialogo via skype da Cervere con imprenditori e politici in collegamento - molti gli illustri piemontesi presenti, oltre allo stesso conduttore Giletti, la Parlamentare del centrodestra Daniela Santanché e da Montecarlo il popolare capitano d'industria Flavio Briatore -, i punti di debolezza dei provvedimenti fin qui varati dal Governo e di contro quelli che dovrebbero essere i punti di forza ancora inattuati per mettere liquidità nel serbatoio vuoto del motore produttivo e occupazionale italiano, a partire dai piani a fondo perduto adottati in tutti i Paesi dell'Occidente tranne che nel nostro.

Intervento sposato in pieno da Carlo Calenda, parlamentare europeo del NordEst, il quale ha criticato a più riprese i decreti di Conte, nei quali la mancanza di strumenti come la riassicurazione e la controgaranzia rendono complicata l'erogazione dei crediti bancari ai piccoli e medi imprenditori, a oggi con le casse vuote dopo 60 giorni di stop alle attività, mentre gli scontri continui fra Inps e Regioni bloccano gli anticipi della cassa integrazione salariale ai lavoratori a casa: "Servono strumenti statali diretti, che non obblighino le banche a interfacciarsi con sovrastrutture come SACE o Fondo centrale di garanzia, fonti di procedimenti cartacei lunghissimi".

I quali, come ha di nuovo spiegato Ghisolfi, non sostituiscono ma si aggiungono alle leggi e ai vincoli burocratici, fiscali e patrimoniali sugli Istituti di credito che esistevano già ben prima della pandemia scoppiata a fine febbraio in Italia.

comunicato stampa

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