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Attualità | 01 giugno 2020, 14:30

Bra, finalmente in libreria la raccolta “Lettere scontrose” di Giovanni Arpino

Decine di articoli di una rubrica che lo scrittore braidese pubblicò sul settimanale “Tempo” tra la fine di ottobre del 1964 e il novembre del 1965

La copertina della raccolta di lettere di Arpino

La copertina della raccolta di lettere di Arpino

A leggere oggi Giovanni Arpino, sembrerebbe che lo scrittore sia ancora qui con noi e che di fronte alla cronaca degli ultimi tempi abbia deciso di scrivere una buona dose di… ‘Lettere scontrose’ (minimum fax).

Quanti ricordi devono custodire! Decine di articoli di una rubrica che lo scrittore braidese pubblicò sul settimanale ‘Tempo’ a metà degli anni ‘60. Sono lettere picaresche, coagulate da “Un’elementare esigenza di giustizia e un minimo di civile indignazione”. Leggerle è una possibilità di contatto ravvicinato con il mittente che sa di privilegio. È un’occasione per arricchire l’economia di prestigiose biografie e dare consistenza a date, giorni, stagioni.

Un’energia vitale pazzesca, quasi indomabile dell’autore nel descrivere i protagonisti della sua epoca con la volontà testarda, ostinata, di reinventare la realtà, di ridarcela attraverso la lente dei suoi occhi. Fatto sta che Arpino, nel sogno di un’Italia più civile, dopo aver suggerito a Sofia Loren di pagare le tasse, avrebbe desiderato ragionar d’amore con Jacqueline Kennedy e vedere Antonio de Curtis commentatore per la Rai.

Avete capito bene, proprio il principe de Curtis protagonista in ‘Totò, pater et magister’, dove rammentava, tra l’altro, che “Lei, come Totò, è un formulario dell’arte comica, una ricetta, un instancabile robot, una pillola esilarante da trangugiare nel grigio del vivere quotidiano”. Aggiungendo: “Se il nostro Paese fosse più civile, più ordinato, più semplice da vivere, più rispettoso di se stesso, anche la sua posizione come Totò, dico sarebbe diversa”.

E infine: “Lei potrebbe illuminarci, ogni sera in cinque minuti televisivi, con un commento ai fatti del giorno: dopo il telegiornale, i cinque minuti di Totò e il suo saper dire. A sua libera scelta, potremmo ascoltarla parlare su ogni cosa: su un delitto, su una disposizione ministeriale, sugli astronauti, sulle difficoltà economiche, sul suo pappagallo Gennaro, sui giovani o sui partiti. Sono sicuro che la sua funzione assumerebbe toni critici tutt’altro che qualunquisti”.

Una “Sua smorfia - proseguiva Arpino - potrebbe aiutarci a mettere nel giusto quadro una tiritera dell’onorevole Moro o la questione degli alberi abbattuti dall’ANAS. Questo è quanto meritava il suo Totò: un agire concreto, un calarsi nelle verità spicciole per tirarne fuori, alla lunga, di grandi e di comuni”. L’articolo commosse moltissimo l’attore napoletano che, da Roma, il 12 aprile volle ringraziarlo con una lettera, oggi conservata dal figlio Tommaso. E così, a distanza di oltre mezzo secolo, quelle ‘Lettere scontrose’ restituiscono tutta la personalità umana e letteraria di Giovanni Arpino, consacrata persino dall’immenso Totò.

Quel Totò, affermava Arpino, che “Ha disegnato un italiano-tipo che non ha nulla a che fare con le caricature dei comici più correnti. Lei ha colto un italiano che non ha bisogno di essere trafitto nei suoi difetti più vieti. A me è sempre piaciuto, tra le righe, il suo italiano figlio della burocrazia, che parla del linguaggio da ufficio, che è matto ma a suo modo inserito in un sistema giuridico ben preciso, dove esistono gli avvocati, le corte d’assise, le preture, i carabinieri, gli ospedali, la carta bollata, gli uscieri, i controllori dei vagoni letti, le guardie civiche, i metronotte, i portinai, insomma tutta la gerarchia temporale di una vita civile che si dipana a fatica”.

Cari lettori, se queste poche righe vi hanno messo nostalgia, fate un salto in libreria, dove lo scontro oggi vs ieri è cominciato e forse già finito. Perché si stava meglio quando si stava peggio.

Silvia Gullino

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