Sembra esserci una sorta di filo che lega Verzuolo a due grandi nomi della letteratura italiana.
Proprio nel giorno del 700esimo anniversario della morte di Dante Alighieri, infatti, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Verzuolo, in collaborazione con l’Associazione culturale verzuolese e l’Associazione Librarsi ha in programma una serie di iniziative che si concretizzeranno nei prossimi mesi.
Obiettivo: valorizzare i frammenti dell’antico Codice dantesco, risalente al 1350, che sono conservati nell’archivio storico comunale. Il “Progetto Dantesco” prevede un impegno economico da parte del Comune di 12mila euro.
“Un patrimonio immenso – come lo definisce l’assessore alla Cultura Gabriella Peruzzi – che intendiamo valorizzare, come già fu fatto in concomitanza di altri anniversari danteschi. I frammenti verzuolesi sono uno dei rari ritrovamenti di Codici Danteschi in Piemonte, ma anche uno dei più antichi”.
Non soltanto Dante, però. C’è infatti un filo che lega Verzuolo anche a Giovanni Boccaccio, l’autore del Decameron. “Proprio all’interno dell’opera – spiega il sindaco di Verzuolo, Gian Carlo Panero – troviamo la decima novella del decimo giorno, Griselda”.
Il sindaco, ripercorrendo le tappe storiche, ricorda come nel 1600 fu Agostino Della Chiesa a ricondurre a Villanovetta di Verzuolo il paesino di cui si parlava nella leggenda di Griselda, scritta da Boccaccio. Di Griselda si parlò e si scrisse molto.
Gualtieri, marchese di Saluzzo, marchese di Saluzzo, protagonista della novella, non avendo moglie o figli viene spinto ad accasarsi dai suoi sudditi, preoccupati di restare senza governante.
I sudditi promettono di accettare qualsiasi donna il marchese decida di prendere in moglie. Così, quando la scelta ricade sulla bella popolana Griselda, tutti accettano di buon grado.
“Sembra proprio che Boccaccio – aggiunge Panero – venendo da queste parti, a Villanovetta, vide una contadina molto bella, e da ciò nacque la decima novella del decimo giorno ‘Decameron’, dove il marchese di Saluzzo prende in sposa Griselda, la mette alla prova, e poi finalmente la riconosce marchesa di Saluzzo”.
“Verzuolo ha dunque quel doppio rapporto, estremamente positivo, con Dante e con Boccaccio, a loro volta legati tra di loro, dal momento che l’aggettivo “Divina” per la Commedia del ‘Sommo Poeta’ venne ‘coniato’ proprio da Boccaccio.
Un legame che ora, dopo la selva oscura della pandemia, dobbiamo valorizzare, per dare sbocco positivo. Un tassello importante anche nell’ottica della candidatura di Saluzzo e delle Valli del Monviso a Capitale italiana della Cultura del 2024”.
Il progetto di valorizzazione dei frammenti dell’antico Codice dantesco prevede la realizzazione di un cortometraggio sceneggiato che partendo dai frammenti verzuolesi apra lo sguardo alla cultura delle Terre del Monviso, proprio nell’ottica della candidatura a Capitale della Cultura 2024.
Tutto il girato sarà affiancato da un “making of” che verrà montato ed affiancato alla produzione principale. Il corto sarà sceneggiato e arricchito da una colonna sonora eseguita e registrata per l’occasione. I volontari dell’Acv avranno il compito di curare gli aspetti storici e di esserne i protagonisti di interventi recitati o scientifici. Il progetto e le attività connesse si terranno nel rispetto della normativa Covid19.
Accanto a ciò sono previsti eventi nelle scuole e, qualora la pandemia lo consenta, la realizzazione di una lettura e spiegazione dei frammenti verzuolesi.
Inoltre, l’iniziativa si collegherà ad altri progetti già presenti sul territorio cuneese.
Le origini del codice
A scoprire il codice fu probabilmente Agostino Savio, farmacista verzuolese, che durante alcune
ricerche storiche nell’archivio comunale scoprì il valore del foglio che avvolgeva il volume degli ordinari del 1603.
Il primo a scrivere sull’esistenza di questi frammenti di codice dantesco fu invece, nel 1898, Ferdinando Gabotto che cita la presenza nell’archivio comunale verzuolese di due frammenti di un codice della Commedia del Quattordicesimo secolo. Uno di questi frammenti costituisce il
foglio di guardia (membranaceo) del volume degli Ordinati del 1603, e comprende quattro pagine, ciascuna su due colonne; l’altro serve da dorsale allo stesso volume.
Un secondo ritrovamento, attestato verso il 1942 e documentato dai Giovanni Fissore, aumenta il numero delle pagine di due fogli usati come copertina del libro dei conti sempre del 1603.
Secondo quanto emerge il codice (in tutto 12 pagine del Purgatorio) doveva essere assai elegante, sia per le iniziali presenti in ogni pagina, sia per la nitidezza del carattere e la finezza della membrana. Gli studi filologici fino ad ora compiuti a proposito del codice verzuolese (gli ultimi ad opera di Adriana Muncinelli e Paolo Pezzono) gli attribuiscono come datazione l’epoca intorno al 1350 (Dante morì nel 1321) e come autore un “copista dell’Italia nord-orientale che abbia sott’occhio un esemplare dell’Italia media”.
Non si tratterebbe dunque certamente di un testo scritto in Piemonte: tuttavia ad oggi il mistero di come tali frammenti siano arrivati in un paesino del sud Piemonte è ancora irrisolto.
Alcuni studiosi legano i frammenti verzuolesi a Lagnasco, nella seconda metà del Quattrocentro, importante polo culturale grazie alla presenza di Stefano Talice, grande studioso e amante del poeta. Alcuni storici sono convinti che in quell’epoca, proprio a Lagnasco si tenessero delle letture pubbliche della Commedia e che il pubblico giungesse da tutto il Marchesato di Saluzzo. Si potrebbe quindi pensare che il Codice verzuolese sia giunto dal paese vicino e che facesse parte della biblioteca stessa del Talice.
Altri studiosi ipotizzano anche che la Commedia potesse essere arrivata nella biblioteca del Castello di Verzuolo (allora facente parte del florido Marchesato di Saluzzo) dalla Francia oppure che la copia fu scritta da uno degli ordini religiosi (domenicani o cappuccini) presenti a quell’epoca in
paese.
Se è vero quindi che nei paesi del territorio del Marchesato di Saluzzo la popolazione viveva prettamente di agricoltura e l’analfabetismo raggiungeva livelli altissimi, è anche vero che nelle piccole corti dei castelli di Verzuolo, Manta, Lagnasco, Costigliole e molti altri, la vita culturale e intellettuale era coltivata con cura e attenzione.
Sul Codice dantesco anche le telecamere Rai
Intanto, lunedì (22 marzo), una troupe della Rai regionale è stata ospitata in Municipio per un servizio dedicato a Dante, di cui ricorrono i 700 anni dalla morte. La Giunta comunale, infatti, ha approvato il “Progetto Dantesco” per valorizzare attraverso una serie di iniziative i frammenti di codice ritrovati.
Interviste al sindaco Giancarlo Panero, all’assessora alla cultura Gabriella Peruzzi, alle referenti delle Associazione ACV e Librarsi APS, Sandra Sandri ed Elisa Cottura insieme alla lettura dell’incipit del Canto XXIII del Purgatorio a cura di Valerio Dell’Anna del Teatro del Marchesato.
Il servizio della Rai sarà trasmesso oggi (25 marzo), su Rai3 alle ore 7.40 e nel Tg3Piemonte alle 14 e alle ore 19.30. Per le riprese il Comune ha mostrato in via esclusiva le 12 pagine del Purgatorio, la cui datazione è stata attribuita intorno al 1350.
















