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Ambiente e Natura | 14 ottobre 2021, 14:46

Alluvioni ed eventi climatici estremi sempre più frequenti: "La natura sarà in equilibrio con l’uomo solo con regolari interventi di manutenzione"

A un anno dalla tempesta "Alex", l'imprenditore monregalese Paolo Manera, condivide una riflessione sulla tutela e la salvaguardia del territorio che, sempre di più, necessita di interventi di prevenzione

Un'immagine dell'alluvione di ottobre 2020

Un'immagine dell'alluvione di ottobre 2020

Con l'arrivo dell'autunno tornano ad essere sorvegliati speciali fiumi e torrenti.

Dopo i disastri causati dall'alluvione dello scorso anno che, nella notte tra il 2-3 ottobre, ha devastato la provincia di Cuneo, dalla Val Vermenagna alla Val Tanaro, i residenti delle zone più colpite vivono in allerta.

E' il caso di Garessio, dove l'amministrazione si è mobilitata per l'abbattimento dei due ponti che creavano "tappo" favorendo l'esondazione del Tanaro in paese, è il caso di Ceva, dove è nato un comitato spontaneo alluvionati che chiede di agire con opere di prevenzione, ma è una situazione che accomuna tutti e il problema è un solo: fare opere di prevenzione per limitare i danni. 

Limitare, perché, come sappiamo, ci toccherà fare i conti, sempre più sovente, con eventi climatici estremi. Lo abbiamo visto nel savonese e in val Bormida nelle scorse settimane. La storia si ripete e restiamo a guardare. 

"Sono mesi che ogni qual volta mi avvicino a un fiume e a un torrente non posso fare altro che rattristarmi e intimorirmi vedendo il suo alveo." - scrive Paolo Manera, imprenditore monregalese che vive lavora in una zona montana, interessata lo scorso anno dalle problematiche causate dalla tempesta "Alex" -"Ripetutamente con l’amico Paolo Bongioanni, consigliere regionale, ci arrovelliamo la mente per trovare una soluzione a un problema latente che molti trascurano, soprattutto in ambito politico e burocratico, che pende sulla testa dei valligiani come una ghigliottina. Dall'Alta Valle Tanaro lungo il ventaglio delle nostre meravigliose montagne fino alla Val Vermenagna e oltre, per tutto il nostro bel paese il mantra è lo stesso: prima o poi ricapiterà. La gente guarda le previsioni sa che c’è siccità ma nel cuore teme la pioggia. Cosa crea questo senso di malessere diffuso, di impotenza e terrore latente? L’incuria e l'immobilismo burocratico, ma soprattutto la becera presunzione ambientalista che l’abbandono sia il miglior modo per preservare la natura. Veniamo al dunque in ogni dove le porte idrauliche di contenimento e prevenzione  alluvionale risalgono a decenni fa. Non esiste un piano di pulizia degli alvei a partire dal più misero torrente ad arrivare al Po. Se sposti un masso che ostruisce un ponte invece che un medaglia rischi un avviso di garanzia". 

La gente ha paura ed è stanca di dover tornare, con intervalli sempre più brevi, a spalare fango e ricostruire. 

"Se come me ti fermi a parlare con chi abita e vive vicino a un torrente o a un fiume vive nel terrore di dover evacuare ogni volta che sente un tuono." - prosegue Manera - "Le strade che costeggiano i fiumi hanno ormai il manto stradale allineato con l’alveo fluviale ricolmo di detriti alluvionali. Però il nostro bel paese non fa nulla, si arrocca su una insulsa legge di salvaguardia ambientale, che più che salvaguardare qualcosa genera e procrea disastri e possibili morti. L’allontanamento dalla vita reale generato dal legiferare metropolitano , completamente distaccato dal  concreto, ha generato la cultura del abbandono degli insediamenti secondari che possono solamente sopravvivere con la manutenzione del contesto naturale in cui sono stati inseriti. Gli insediamenti urbani sono frutto della modifica dell’habitat naturale e hanno modificato la morfologia naturale dei luoghi e l’unico modo per mantenerli è la continua manutenzione della natura che li circonda  altrimenti il “selvaggio “ riporta all’originale il tutto e cancella il lavoro umano. La legge che l’abbandono preserva ormai è ampiamente superata ed è implicito che l’unico risultato che si ottiene è il celere procedersi verso un ritorno al “Selvaggio“ e non alla natura.

Si può avete natura in equilibrio con l’operato dell’uomo solo e soltanto con la regolare manutenzione. L’abbandono porta solo a eventi incontrollabili e violenti che non possono fare altro che fagocitare e distruggere l’opera umana. L’unica soluzione al dissesto idrogeologico è la costante creazione di opere di protezione e la loro regolare manutenzione".

Arianna Pronestì

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