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Attualità | 22 giugno 2022, 16:42

Massiccia e allarmante moria di pesci nel torrente Veglia a Trinità

L'antopologo Adriano Favole, che vive nelle vicinanze del torrente, ha commentato: "Vorrei che questa devastazione non passasse in silenzio. Tristezza infinita nell'anno in cui l'ambiente ci sta presentando il conto"

Massiccia e allarmante moria di pesci nel torrente Veglia a Trinità

Alcune segnalazioni, giunte nella serata di martedì 21 giugno, hanno portato all'attenzione della amministrazione comunale di Trinità e dell'Agenzia Regionale per l'Ambiente un episodio di moria di pesci nel torrente Veglia, già oggetto alcuni anni orsono di uno sversamento doloso da parte di una azienda che produce biogas.

Tra i cittadini che hanno effettuato fotografie alla situazione, segnalandola su social, il dottor Adriano Favole, antropologo e autore di fama, che vive nelle immediate vicinanze del corso d'acqua.

"Con apprensione e un pizzico di tristezza mi sono reso conto che l'intera fauna acquatica di sorgente, molto variegata e particolare, è stata completamente sterminata. Scazzoni, bottatrici, ma anche molluschi e tanti altre tipologie formavano fino a lunedì un microsistema perfettamente in equilibrio."

E ancora: "Ora è tutto morto sul greto di una sorgente già ridotta all'osso dalla siccità. Ringrazio l'ARPA che è prontamente intervenuta e ha fatto una relazione che dovrebbe permettere di risalire agli eventuali responsabili del crimine ambientale. (...) Vorrei che questa devastazione non passasse in silenzio."

Il Veglia è sempre stato riserva d'acqua essenziale per Trinità, spiega Favole. "Tristezza infinita nell'anno in cui l'ambiente ci sta presentando il conto: un conto del tutto prevedibile, di cui alcuni di noi parlano da anni, inascoltati da una politica incapace e da un'opinione pubblica quasi del tutto indifferente al futuro."

Dai primi rilievi dell'Agenzia, pare non esserci una responsabilità puntuale, bensì sembra che la concomitanza di un precedente massiccio spargimento di residui di allevamento e la siccità prolungata abbiano portato ad un improvviso dilavamento del terreno - e dunque degli strati di liquami secchi depositatisi - nel momento in cui i campi limitrofi sono stati irrigati.

Poca acqua e un riversamento di materiale inquinante depositato nelle settimane sugli appezzamenti avrebbero dunque causato la morte per soffocamento dell'intera fauna del delicato ecosistema. Si attendono gli sviluppi dei rilievi effettuati da Arpa.

Fabrizio Biolè

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