Gentile direttore,
Eccoci qua siamo sempre noi imprenditori e lavoratori della Granda esasperati dall’andamento economico nazionale.
I contratti nazionali non prevedono aumenti sugli stipendi, la redditività d’impresa è sempre più bassa, ma noi siamo sempre qui nelle nostre botteghe, nei cantieri,n sui camion, negli uffici e con rassegnazione e tristezza, spinti dagli eventi della vita e dall’inerzia, continuiamo a sbarcare il lunario.
La situazione è ormai insostenibile: con il costo del carburante sopra i 2 euro; nonostante le agevolazioni sulle accise e il costo del petrolio ai minimi storici- è diventato un lusso recarsi sul posto di lavoro.
Crediamo che l’aumento delle materie prime e dei semi lavorati abbia passato la soglia della normalità e che sia un’affermazione da ingenui accreditare gli aumenti alla sola inflazione economica generata dai conflitti in Ucraina.
Ci troviamo in un periodo di piena deflazione economica, generato dal fallimento delle politiche assistenzialistiche e dal mal governo post pandemico che sta affondando definitivamente il nostro paese.
Le tensioni sono alle stelle, con i bonus a pioggia le persone non hanno più la contezza del reale costo economico della vita, il reddito di cittadinanza sta cancellando i doveri costituzionali e si sta creando la disaffezione al lavoro e la convinzione che non vi sia più la possibilità di migliorare il proprio tenore di vita facendo impresa.
I giovani non sanno più cosa sia il sacrificio e si aggrappano a una stagnazione di sopravvivenza data dalla famiglia e degli ammortizzatori sociali
La normalità e la voglia di fare sta scomparendo sostituita da un’inerzia sociale e un’agonia del sopravvivere.
Gli imprenditori, a causa di un cuneo fiscale spropositato, sborsano stipendi lordi esorbitanti a fronte di misere buste paghe ai lavoratori; in questo modo l'Impresa non cresce e i lavoratori non hanno la forza economica per fare ripartire il volano economico commerciale.
Continuando di questo passo migliaia di imprese chiuderanno i battenti generando una marea di disoccupazione e conseguenti disordini sociali.
Non è giusto parlare di resilienza ma sarebbe più giusto parlare di sopravvivenza.
Il nostro stato sta affondando celermente e senza una rapida modifica di rotta faremo la fine della Grecia, è il saper fare italiano, con tutte le sue eccellenze, scomparirà per sempre lasciando solo spazio alla globalizzazione dell’approssimazione e dell’ omologazione generale tutto alle dipendenze di grandi gruppi, rendendo più ricchi i ricchi e più poveri tutti gli altri.
Imprenditori in perdita













