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Attualità | 09 dicembre 2022, 13:50

Sarà il Tar del Piemonte a decidere come Cuneo affronterà la cablatura in fibra ottica

FiberCorp spa ha chiesto l'annullamento dei regolamenti che vietano la posa di cavi e scatolette sulle facciate degli edifici del centro storico. Manassero ed Enrici: "Difendiamo una scelta estetica precisa"

Con un lavoro lungo anni abbiamo deciso di puntare sulla qualità estetica delle facciate del nostro centro storico, e i benefici si vedono quotidianamente. Stiamo agendo in tutela di questa nostra scelta, per quanto qualcuno possa non essere d’accordo”.

Parole della sindaca di Cuneo Patrizia Manassero, a commento del braccio di ferro - legale - che coinvolge l’ente e la FiberCorp spa, azienda del gruppo Tim responsabile della posa della fibra ottica nel centro della città.

Il cuore della diatriba, che per volontà dell’azienda ha raggiunto anche il Tar del Piemonte, riguarda il contenuto del regolamento dell’arredo urbano e del piano colore del Comune che puntano alla preservazione delle facciate dei palazzi impedendo lavori che potrebbero lasciare cavi e strutture di contenimento all’esterno delle strutture. Imposizione che cozza con l’intenzione dell’azienda di terminare i lavori nei modi e nei tempi più rapidi possibile, tanto da spingerla a richiedere l’annullamento dei due regolamenti comunali, rei di non rispettare – secondo la spa – il  codice delle comunicazioni elettroniche.

Probabile che la nostra presa di posizione, che è possibile si configuri come un unicum a livello nazionale, vada a confliggere con l’obiettivo della cablatura in tempi brevi della società – ha aggiunto la sindaca - . Ma stiamo provando a difendere la qualità della nostra Cuneo”.

Enrici: “La fretta di cablare il territorio rischia di danneggiare il cittadino”
L’intenzione del Comune in questi due anni di lavori era di posizionare i cavi vicino ai tubi del teleriscaldamento – ha spiegato Silvano Enrici, consigliere comunale delegato - : così facendo abbiamo cablato oltre 1.000 chilometri di fibra con 70 chilometri di scavi, frazioni comprese”.

La fretta di cablare il territorio rischia di danneggiare il cittadino – continua Enrici - , ed è per questo che abbiamo tentato altre strade per cablare tutta la città, dimostrandoci al contempo disponibili nei confronti della società e degli amministratori di condominio (contattati in tempi non sospetti per metterli a conoscenza delle nostre intenzioni). Con la nostra modalità il gestore paga qualcosa in più ma è un costo che non può ricadere sul cittadino”.

Sono vent’anni che si parla di fibra e cablatura: già nel 1997 un fondo americano (Global Crossing, ora Lumen) aveva preventivato di effettuare la posa da Ronchi a Confreria. I ritardi odierni non possono essere addebitati agli enti locali, ma a ragioni di livello nazionale; ora si è deciso di fare in fretta, a qualunque costo, autorizzando la cablatura proposta da qualunque gestore anche senza una progettazione qualitativamente di rilievo. Per questo cerchiamo di tutelare pubblico e privato proponendo le migliori soluzioni tecniche, di cui siamo a disposizione. Vogliamo che altipiano e frazioni siano cablate nel modo migliore".

Comunque vada a finire il ricorso questa storia ha tirato fuori un problema reale. Ed è indubbio che se, prima di stendere un progetto così poco definito, la società si fosse confrontata con l’amministrazione comunale e condominiale effettuando anche sopralluoghi specifici una soluzione la si sarebbe trovata molto prima” ha concluso Enrici.

Simone Giraudi

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