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Attualità | 18 gennaio 2023, 07:34

Rsa, in Piemonte “liberi tutti” o strutture blindate? I direttori chiedono linee guida precise alla Regione

L’assessore Icardi: “Ci atteniamo alle regole nazionali”. Per entrare in struttura unico obbligo quello di mascherina. Ma c’è chi lancia l’allarme: “Rsa non siano luoghi di scarto per i malati, come nel 2020”

Rsa, “liberi tutti” o strutture blindate? I direttori chiedono linee guida precise

Rsa, “liberi tutti” o strutture blindate? I direttori chiedono linee guida precise

Da luoghi chiusi e blindati a un “liberi tutti”, da strutture dedicate ad anziani a stampella per gli ospedali sovraffollati. E’ un destino piuttosto ondivago quello delle Rsa, in Piemonte.

Dopo anni di sofferenza e paura, con il Covid a intimorire i fragili ospiti delle Rsa piemontesi (tra i più colpiti durante la pandemia), il Governo ha dato il via libera per le visite all’interno delle strutture. Sulla carta infatti parenti e amici possono entrare liberamente all’interno delle Rsa, indossando solo la mascherina protettiva. I tamponi e i Green Pass, insomma, sono un ricordo lontano. Ma è davvero così?

Botta e risposta tra Disabato e Icardi

Non secondo la consigliera Sarah Disabato (M5s): “Ci pervengono segnalazioni di strutture che non garantiscono l’accesso dei visitatori alle strutture, con restrizioni messe in piedi dai gestori stessi: siva dal diniego all’accesso in stanza o ai luoghi comuni al contingentamento degli orari, passando per controlli della situazione clinica visitatori. Noi concordiamo sul fatto che debba esserci un equilibrio, ma la situazione è cambiata”.

Ci aspettiamo che vengano applicate decisioni del Governo, ma attenzione: i gestori delle Rsa chiedono delle linee guida alla Regione” ha concluso Disabato.

Linee guida che, come confermato dall’assessore alla Sanità Luigi Icardi, non arriveranno: “Non possiamo emanare delle linee guida, perché ci sono già quelle del Governo”. Il riferimento va alla legge/199 del 30 dicembre 2022. Quella che appunto consente l’accesso alle strutture con solo obbligo di indossare la mascherina.

Una norma che ha però attribuisce la responsabilità delle scelte ai direttori sanitari delle strutture: quest’ultimi, nel caso ritengano che gli ospiti possano essere esposti a rischi, possono quindi applicare misure più restrittive. Regole ferree, che devono però essere monitorate da una situazione clinica comprovata. “Verificheremo la corretta applicazione delle norme nazionali” ha promesso Icardi.

"Le Rsa non siamo luoghi di scarto per i malati"

Intanto il tema delle Rsa e della loro gestione in Piemonte è stato ripreso dalla Fondazione promozione sociale onlus Ets, preoccupata che a causa del sovraffollamento dei pronto soccorso, le strutture diventino un “luogo di scarto” per i malati non autosufficienti. Un po’ come già avvenuto nel 2020, in pieno periodo Covid.

Le prospettive, per certi versi, paiono essere simili, con le Rsa ridotte a luogo di scarto dei malati per cui si è decisa la qualifica di irrecuperabili.
 Infatti, le Rsa sono luoghi di cura inadatti alla gestione di una fase post acuzie, spesso caratterizzata da nuove acutizzazioni che andrebbero, prima ancora che gestite, prevenute ed evitate da strutture e personale capaci di farlo, formate per intervenire e in possesso degli strumenti per farlo. Nessuna di queste condizioni è presente in Rsa
” è il monito lanciato dagli esponenti dell’associazione Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia.

Andrea Parisotto

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