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Attualità | 19 febbraio 2024, 16:39

Il sociologo Filippo Barbera ospite a Fossano giovedì 22 febbraio alle 20,45 presso l'Aula Magna dell'Istituto Vallauri

Il professore, che presenta il suo libro "Le piazze vuote", dialogherà con Ivana Borsotto e Adelina Brizio di Cantiere Civile

Il sociologo Filippo Barbera ospite a Fossano giovedì 22 febbraio alle 20,45 presso l'Aula Magna dell'Istituto Vallauri

Giovedi 22 febbraio, grazie alla organizzazione del Laboratorio di cittadinanza Cantiere Civile la città di Fossano avrà il privilegio di ospitare il sociologo Filippo Barbera, docente dell’Università degli Studi di Torino, che presenterà il proprio libro, uscito poco meno di nove mesi fa per i tipi di Laterza, e che ha il titolo emblematico di “Le piazza vuote”, con il sottotitolo: “Ritrovare gli spazi della politica”.

«In molti Paesi europei – si legge nella quarta di copertina – le piazze sono piene, le strade invase e lo spazio pubblico è un rituale che crea effervescenza collettiva, solidarietà, capacità di futuro. Una situazione impensabile in Italia, dove le pratiche associative e la partecipazione sociale non alimentano più il circuito della rappresentanza politica».

L’appuntamento è presso l’Aula Magna dell’Istituto Vallauri di Fossano, in via San Michele 68.

Abbiamo sentito qualche giorno fa il professor Barbera per una breve intervista a proposito degli spunti dai quali è nato il volume e delle tematiche di cui si parlerà giovedì a Fossano.

Buon giorno Professor Filippo Barbera, professore ordinario di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’Università di Torino per il Dipartimento culture e società, partiamo, per così dire, dal fondo: la data di chiusura della redazione del libro è 11 aprile 2023, quasi un anno fa. Della situazione che lei descrive nel volume, a distanza di più di dieci mesi, qualcosa è cambiato?

Come avete potuto vedere, e chi sarà presente all’evento potrà capire, il libro non è tanto sulla mobilitazione quanto sullo spazio pubblico! Le piazze piene che abbiamo visto negli ultimi mesi sono un segnale, ma non credo siano sufficienti, infatti dopo poco si svuotano nuovamente perchè non siamo stati in grado, come comunità, di cambiare l’agenda e, parallelamente, i media hanno censurato buona parte della situazione. In pratica non si è riusciti a fare ciò che dice il sottotitolo, che ritengo una sorta di efficace sintesi, ideata dall’editore. E’ invece necessario avere spazi pubblici “abilitanti”. In sostanza qualcosa è cambiato, ma non necessariamente risponde alle domande che fa il libro.

In tutto questo processo quanto conta secondo lei l’urbanistica, sia per la realizzazione ex novo che per il recupero architettonico degli spazi “piazza”?

In tale processo l’urbanistica conta moltissimo, perché la fisicità degli spazi è l’aspetto basilare più importante: esso determina che cosa è una città! Citando un passo che mi è sempre stato caro: “La città è ciò che esiste tra una casa e un’altra”: a seconda se esse sono separate da uno svincolo autostradale o da una piazza ben arredata, da un fiume o da un vuoto urbanistico le cose prendono una piega completamente diversa.

E anche la porosità è fondamentale: la coabitazione di corpi molto diversi tra loro pone la basi per ricostituire lo spazio urbano.

Per scendere nel dettaglio: in auto interagiamo con gli altri in modo specifico, mediati dal vetro, dalle lamiere, dall’auto stessa. E’ molto diverso che interagire a piedi.

Quando ad esempio abbiamo una biblioteca, uno spazio pubblico culturale collettivo, la qualità dell’interazione è diversa. Nel libro non si parla solo di piazze, luogo per eccellenza della vita sociale, ma anche di spazi di servizio, di spazi produttivi, di cooperative, di luoghi per la gestione di beni comuni, contesti che io ho potuto trovare nella città come nelle frammentate aree interne di questo paese...

Secondo lei quanto il dilagante individualismo ha creato i presupposti per questo stato di cose?

Io sono profondamente convinto che una domanda del genere vada ribaltata. Probabilmente vanno scambiati causa ed effetto: ciò che intendiamo come “individualismo” è, secondo me, il prodotto dell’abbandono di un certo modo di usare, fruire, abitare gli spazi pubblici, più che la causa.

Se io mi avvio in città con la mia bicicletta, e qualcuno che mi vede passare, decide di seguire il mio stesso percorso, si forma un gruppo, magari dapprima piccolo e non organizzato, però ad un certo punto si diventa un “noi”, prima esiste una associazione pratica, magari focalizzata sulla meta, poi cominciano a essere formalizzati gli obiettivi e le motivazioni. Alla fine nasce l’interazione, che porta ad un impegno reciproco per il raggiungimento dell’obiettivo comune.

Nel libro si fa un cenno anche a ciò che succede oltre confine. Quale è la situazione nei paesi europei più vicini a noi per geografia e vicende storiche?

E’ vero: abbiamo assistito negli ultimi tempi ad una mobilitazione, all’estero, che riempie piazze e spazi pubblici e talora “buca” le istituzioni, con alcuni partiti che colgono, almeno apparentemente, le istanze proposte. A trarne le conclusioni però la situazione non è rosea da nessuna parte, Francia o Germania che sia… In Italia invece l’aspetto negativo è più palese, ma so, anche perché le ho sperimentate direttamente, che ci sono micro-esperienze di territorio, per così dire: “incubatori di futuro” interessanti! Il problema è che restano esperienze isolate e non strutturali. Mancano gli spazi declinati in tale maniera, ma mancano anche gli spazi organizzativi per l’elaborazione di una nuova classe dirigente; va enfatizzato che i partiti, con mille difetti, erano però anche luoghi fisici in cui gli eletti si confrontavano tra loro e con la base. Adesso tali spazi hanno smesso di ricoprire tale funzione! La ricchezza del luogo, soprattutto cittadino, rimane muta. Spesso per capire quanto può offrire la ricchezza del luogo è necessario girare le aree interne.

A questo proposito viene in mente il rapporto che c’è tra l’ambiente reale e quello virtuale della politica di oggi e dei partiti che ne sono gli attori...

Questo accade: che il “digitale” sostituisce il reale e assorbe identità, pratiche, elaborazione degli scopi, ma purtroppo non ha le caratteristiche per costruire la filiera. E allora come si fa?

Ci sono recenti esperienze politiche che, alle proprie origini, erano riuscite a proporre i due aspetti in parallelo, a puntare cioè molto sul web, ma senza dimenticarsi del concreto, della discussione tra corpi, persone fisiche; poi anche queste esperienze hanno virato al solo digitale, disperdendo nel nulla l’aspetto del confronto reale.

In generale le organizzazioni partitiche afferenti al centrosinistra hanno gradualmente smesso di usare lo spazio fisico, la piazza, mentre alcune recenti “evoluzioni” del centrodestra tale spazio lo utilizzano decisamente in modo più significativo.

Nell’attesa di poterne discutere in occasione della sua presenza a Fossano, l’ultimo quesito al quale varrebbe la pena di accennare una risposta è questo: che scenari e quali percorsi risolutivi possiamo rispettivamente aspettarci e ipotizzare per il prossimo futuro?

Senza alcun dubbio penso che lo spunto per cambiare debba nascere dalla consapevolezza politica e civile che le cose possono peggiorare, anche in modo importante: con la nascita, perfettamente plausibile a parer mio, di modelli post-democratici, basati su un capitalismo tecno-feudale, accompagnato da crescenti concentrazioni della ricchezza e dalla compressione sempre più estrema della partecipazione. So che sembra uno scenario da serie Netflix, ma non lo è, è una prospettiva molto reale.

La diretta conseguenza è ovviamente attrezzarsi per contrastare tale deriva. Come? Ricostruendo il rapporto di intermediazione politica, con il coordinamento, la costituzione di una lobby che nasca da una mobilitazione collettiva e elabori nuovi modelli. Insomma: la risposta del partito “leggero” è sbagliata. Occorre ricostituire il modello di interrelazione “Stato – Partito – Società Civile”.

L’appuntamento con il professor Barbera è per giovedì 22 febbraio alle 20,45 presso l’Aula Magna dell’IIS Vallauri di Fossano; Filippo Barbera dialogherà con Ivana Borsotto e con Adelina Brizio.

L’ingresso è libero, gradita la prenotazione via whatsapp: 3203112115 e 3393776883.

Fabrizio Biolè

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