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Attualità | 21 agosto 2025, 18:15

Vino piemontese, Francesco Monchiero (Land of Wine): “Con i dazi Usa rischio di un calo del 20% delle vendite”

Il presidente del super Consorzio del vino: “Una tempesta perfetta che colpisce soprattutto i vini entry level e avrà effetti sul lungo periodo”

Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land of Wine

Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land of Wine

Il vino piemontese guarda con preoccupazione agli Stati Uniti, primo mercato extraeuropeo per molte denominazioni locali. Dopo settimane di trattative, l’Unione europea e Washington hanno raggiunto un accordo che introduce un nuovo regime tariffario con un tetto massimo del 15% per la maggior parte delle esportazioni europee. Sono stati esclusi dal provvedimento alcuni comparti strategici, come gli aeromobili e i farmaci, ma nessuna apertura è arrivata per vino, birra e liquori.

Un segnale che pesa soprattutto sulle colline piemontesi, cuore di produzioni come Barolo, Barbaresco, Nebbiolo e Moscato d’Asti, già oggi fortemente orientate verso l’export.

A guidare la voce del comparto è Piemonte Land of Wine, l’organismo che riunisce i 14 Consorzi di tutela ufficialmente riconosciuti dal Ministero dell’Agricoltura.

“Questa decisione è la ciliegina sulla torta di una tempesta perfetta – commenta Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land of Wine –. Dalle nostre simulazioni ci aspettiamo un impatto medio pari a un calo del 20% dei volumi venduti negli Stati Uniti, con ricadute immediate ma anche a lungo termine”.

A subire il colpo più duro saranno i vini di fascia bassa. “Se una bottiglia oggi in carta costa, per esempio, 18 dollari e domani ne costa 25, cambia molto. Diverso il discorso per i vini premium, che già superano i 100 dollari: in quel caso, l’effetto sarà meno evidente”, osserva Monchiero.

L’altra paura è il consolidarsi di nuovi concorrenti. “Il rischio è che, durante gli anni dei dazi, i consumatori americani si abituino a bere altri vini, come quelli sudamericani. Anche se un domani i dazi venissero tolti, recuperare le posizioni di mercato perse sarà molto difficile”.

Le denominazioni piemontesi non sono nuove a sfide globali, ma stavolta il quadro appare particolarmente complesso. “I Consorzi faranno la loro parte per gestire al meglio le produzioni – conclude Monchiero – ma senza interventi a livello nazionale ed europeo sarà impossibile limitare i danni. È un problema che riguarda tutti, non solo il Piemonte”.

Daniele Vaira

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