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Cronaca | 04 febbraio 2026, 19:04

Mandò in rovina coppia di amici con un falso investimento da 84mila euro: condannato a tre anni di carcere

L'uomo, residente a Paesana, è stato condannato per truffa dal Tribunale di Cuneo

Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

Tre anni di carcere. È questo l'epilogo di una storia molto triste ricostruita davanti al Tribunale di Cuneo da una coppia di coniugi che, spiegano i due, non si è potuta costituire parte civile perché ormai priva delle risorse economiche necessarie anche solo per sostenere le spese legali

Condannato alla pena detentiva e a 1.200 euro di multa è stato M. P., uomo residente a Paesana, accusato di aver ingannato i due e di essersi appropriato di tutti i loro risparmi.

Per lui il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a due anni e mezzo di reclusione. Secondo l’accusa, quell’uomo aveva dissipato il patrimonio che i coniugi avevano messo da parte in anni di lavoro, fondi destinati anche al futuro del loro figlio.

Le persone offese avevano raccontato di aver frequentato l’uomo con una certa regolarità, raggiungendolo a Paesana ogni due o tre settimane e mantenendo con lui contatti telefonici settimanali. A impressionarli sarebbe stato soprattutto lo stile di vita dell’imputato: apparentemente agiato, sempre pronto a comprare ciò che desiderava la sua compagna, nonostante non avesse mai avuto un impiego stabile.

Raccontava di vivere grazie a una pensione di invalidità dell’Esercito e grazie a investimenti gestiti insieme a un non meglio precisato broker svizzero.

E sarebbe stato proprio quest’ultimo a convincere il denunciante a impegnare i propri risparmi: “Durante il periodo del Covid avevo detto che avevo da parte qualche soldo da investire”, aveva spiegato in aula il marito. In totale, 84 mila euro, che sarebbero poi spariti nel nulla. 

Solo più tardi la coppia ha scoperto che gli investimenti non esistevano e che il broker era un’invenzione: il numero fornito era in realtà quello stesso dell’imputato. 

“Adesso stiamo cercando di ricominciare, ma è difficilissimo. Ho debiti con la banca e perfino coi miei genitori”, aveva aggiunto la vittima.

L’uomo avrebbe avanzato una proposta di parziale risarcimento in "cambio" di una remissione di querela da parte dei coniugi. Ma nulla è ancora stato formalizzato.

Il Pm aveva sostenuto che M.P. avesse sfruttato fino in fondo la fiducia della coppia, arrivando persino a fingere di rappresentare istituzioni prestigiose come l’Esercito, e convincendoli di dover pagare fantomatiche sanzioni all’Agenzia delle Entrate, che lui avrebbe potuto “ridurre”.
 

Ma per il legale dell’imputato nessun raggiro sarebbe stato messo in atto, anche alla luce del fatto che sarebbero stati marito e moglie a interessarsi dei suoi investimenti. Improbabile, ancora, che M. P. si fosse spacciato per un broker: “Sarebbe stato un gesto troppo sconsiderato - aveva concluso l’avvocato Francesco Helmann -, soprattutto sapendo che i bonifici sarebbero finiti sul suo stesso conto”.

CharB.

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