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Cronaca | 11 marzo 2026, 17:52

Falsa Salsiccia di Bra servita in ristoranti e pizzerie: quattordici indagati dopo le verifiche dei Nas

Da un esposto del consorzio di tutela la nuova indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Asti

Falsa Salsiccia di Bra servita in ristoranti e pizzerie: quattordici indagati dopo le verifiche dei Nas

E’ quella di frode in commercio l’ipotesi di reato in forza della quale la Procura di Asti procede nei confronti di quattordici soggetti, titolari di pubblici esercizi quali ristoranti, pizzerie e bar, al centro di un’indagine partita da un esposto del consorzio di tutela della Salsiccia di Bra.

L’indagine intende accertare se tali soggetti abbiano operato correttamente annoverando l’insaccato a denominazione di origine tra gli ingredienti di piatti proposti nei propri menù quando nelle loro cucine arrivava un prodotto confezionato sì a partire da un impasto di esclusiva o prevalente carne bovina, ma non secondo lo specifico disciplinare di produzione di quello che viene protetto come prodotto tradizionale ed esclusivo della salumeria braidese, riconosciuto nell'Atlante dei Prodotti Agroalimentari tradizionali del Piemonte.

Sotto indagine sono così finite attività con sedi a Bra e nel Braidese, che nella scorsa settimana sono state fatte oggetto di verifiche effettuate dai Carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione di Alessandria. Tra queste, le macellerie che tali attività di ristorazione avrebbero rifornito, pur non facendo parte della ristretta schiera delle sette attività cittadine che compongono la ristretta platea di associate al consorzio.

L’indagine, che ha portato anche al sequestro di alcune partite di prodotto, è alle battute iniziali, sotto il coordinamento del dottor Stefano Cotti, pubblico ministero che già in passato si era occupato di accertamenti riguardanti la corretta  produzione – spesso con riguardo al ricorso ai solfiti, vietato dal disciplinare – e commercializzazione di questa eccellenza della tradizione gastronomica di Langhe e Roero. Una specialità al centro di importanti attività di promozione da parte dello stesso consorzio, del Comune e dell’associazione dei commercianti riuniti sotto le insegne dell’Ascom. Non ultima la rassegna "Bra’s", o la recente partecipazione della città della Zizzola all’ultima edizione del contest televisivo "MasterChef".

L’avvocato albese Massimo Rosso, che tutela uno dei locali interessati dall’indagine, contesta l’eccezione avanzata dal consorzio, parlando di questione eminentemente "lessicale": "Nei menu dei miei assistiti il prodotto era descritto con diciture quali 'tipo…' o 'simile a…'. Non veniva spacciato per quello che non era e non credo che si possa ravvisare l’ipotesi di frode in commercio, in un caso simile. Che non si trattasse della salsiccia prodotta secondo il disciplinare è un fatto che ai consumatori si prospettava come inequivocabilmente chiaro, non passibile di alcuna confusione".

Una lettura che dovrà ora sostenere il vaglio degli inquirenti, ferma la possibilità che in altri casi la confusione fosse maggiore e funzionale a vendere un prodotto che non era quello promesso.

E. M.

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