Nella serata di mercoledì 11 marzo il Consiglio comunale di Ceva si è pronunciato in merito al codice doganale che sancisce, tra le altre, anche la commercializzazione e l’indicazione di origine e di provenienza degli alimenti e dei derivati alimentari nel mercato dell’Unione Europea.
La normativa attuale del codice doganale europeo (Regolamento UE n. 952/2013) prevede infatti che l’origine di un prodotto coincida con il Paese in cui il prodotto è stato interamente ottenuto o in cui ha avuto luogo l’ultima trasformazione sostanziale. In questo quadro legislativo, è pertanto possibile che prodotti realizzati con materie prime estere possano essere commercializzati come italiani dopo trasformazioni minime nel nostro Paese.
Molte associazioni di categoria si sono schierate per ottenere modifiche al Regolamento, chiedendo di inserire come unico criterio di individuazione di origine il Paese di provenienza del prodotto, senza dare spazio alle sedi dove questo possa essere stato lavorato o modificato.
La Coldiretti Cuneo, in particolare, ha chiesto alle Amministrazioni locali di adoperarsi affinché i Comuni appoggiassero l’iniziativa, atta a una revisione della normativa. E proprio in senso favorevole si è espressa l’Amministrazione cebana. Il Consiglio comunale ha infatti deliberato di impegnarsi, nella persona del sindaco, Fabio Mottinelli, a confrontarsi con ANCI e con il Presidente della Regione Piemonte per farsi portavoce e promotori delle azioni necessarie alla realizzazione delle predette modifiche sia in sede di istituzioni locali e nazionali, sia in sede europea.
Una presa di posizione che non ha visto spaccature in sede consiliare, ma anche anzi ha visto tutti maggioranza e opposizione uniti nel desiderio di tutelare il made in Italy, eccellenza del tessuto economico e produttivo del nostro Paese.
“Questo era un atto dovuto e sono felice di constatare come, su un tema così delicato, non ci sia stato dibattimento, ma anzi un’approvazione senza troppi scogli.” Queste le parole del primo cittadino. “Capiamo le ragioni del legislatore europeo, ragioni dettate anche da un’agevolazione, una facilitazione nell’individuare la provenienza, ma un conto è l’impresa che lavora il prodotto, un conto è il luogo dove il prodotto nasce e cresce prima di arrivare alla lavorazione. Sicuramente i processi di trasformazione rendono gli alimenti sicuri per il consumo, ma è giusto sapere da dove arriva ciò che mettiamo sulle nostre tavole. La qualità della produzione agroalimentare impatta sulla salute dei consumatori e, non secondario, anche dell’ambiente. Non si tratta di paure irrazionali, si tratta di conoscere la filiera fin dalle sue origini, è un diritto che dobbiamo a tutti i cittadini e a tutti i lavoratori del settore.”














