Con 52 concessioni assegnate a 46 operatori, un costo una tantum di 7 milioni per licenza e un gettito atteso di 364 milioni di euro, il riordino del gioco online ha ristretto il perimetro del mercato e ha alzato l'asticella sui controlli, sui requisiti tecnici e sulla tutela dei giocatori. Dal 13 novembre 2025 il nuovo assetto è entrato in funzione, adesso resta da vedere come procederà.
La riforma del gioco online in Italia è stata una vera rivoluzione nel panorama europeo. Il passaggio è partito dal decreto legislativo 41 del 2024, entrato in vigore il 4 aprile di quell'anno, e ha preso forma tra il 2025 e l'inizio del 2026, quando il vecchio sistema in proroga lasciò spazio al nuovo regime concessorio. Fino all'estate 2025 erano in proroga 208 concessioni per il gioco a distanza, poi l'ADM ne ha assegnate 52 a 46 operatori, con decorrenza dal 13 novembre 2025. Il risultato è un mercato più piccolo, ma anche molto più presidiato, dove restare dentro le regole conta eccome.
Perché questa riforma cambia il peso del gioco online in Italia
Il cuore della riforma è nell'articolo 6 del decreto di riordino. Qui lo Stato dice una cosa semplice: chi vuole operare nel gioco a distanza deve farlo con requisiti più severi, una struttura più solida e delle responsabilità più chiare. La nuova concessione dura fino a nove anni senza rinnovo automatico, per partecipare servono esperienza nel settore, almeno 3 milioni di euro di ricavi negli ultimi due esercizi chiusi, infrastrutture adeguate, server nello Spazio economico europeo, un sito con dominio nazionale, trasparenza sugli assetti proprietari sopra il 2% e un piano di investimenti verificabile. A tutto questo si aggiungono gli obblighi sui limiti di deposito, le misure contro il gioco patologico, le garanzie e le certificazioni sulla qualità, la sicurezza e il gioco responsabile.
Il nuovo impianto seleziona a monte chi può stare sul mercato e chi no. Il dato più evidente è quello diffuso dall'ADM, 52 concessioni assegnate a 46 operatori, per un gettito erariale stimato in 364 milioni di euro solo dai canoni concessori. Meno soggetti rispetto al passato, quindi, e una soglia d'ingresso molto più alta. È il classico segnale di un mercato che punta meno sulla quantità di insegne e molto di più sulla capacità di sostenere i costi, i controlli e le responsabilità di lungo periodo.
Dal vecchio sistema in proroga a un mercato molto più stretto
La data spartiacque è il 13 novembre 2025. Da quel giorno i vecchi titoli non sono più validi e i nuovi concessionari hanno iniziato a operare nel quadro ridisegnato dall'ADM. Uno dei cambiamenti più visibili riguarda il cosiddetto sito unico, ogni concessione deve passare da un solo sito ufficiale autorizzato. Questo passaggio ha comportato lo stop di circa 350 skin.
In pratica, il nuovo impianto chiede quattro cose:
- Meno dispersione commerciale e più riconoscibilità del concessionario
- Più trasparenza su chi gestisce davvero il sito, il marchio e il conto di gioco
- Più investimenti sulla tecnologia, sulla cybersicurezza e sul tracciamento
- Meno spazio per gli operatori troppo piccoli o poco strutturati

Più controlli sui conti di gioco e meno spazio per opacità e scorciatoie
La parte forse meno spettacolare, ma più importante, è quella che riguarda la compliance e l'antiriciclaggio. La UIF, nel Rapporto annuale pubblicato nel 2025, ha segnalato delle criticità nei presidi AML del comparto del gioco, in particolare online. Il riordino arriva proprio mentre le autorità chiedono controlli più affidabili, proprietà più trasparenti e flussi più tracciabili. Non a caso, durante la fase di transizione i concessionari sono stati chiamati anche ad adeguare l'intera struttura AML e KYC alle nuove prescrizioni.
Le FAQ ADM del 2025 e i protocolli aggiornati per l'anagrafe dei conti di gioco insistono sulle autolimitazioni, sui limiti di deposito, sulla spesa, sul tempo e sulla perdita, oltre che sulle nuove modalità di autoesclusione. Nel Libro Blu, l'ADM spiega che il contrasto al gioco minorile passa dalla verifica dei dati anagrafici e documentali del soggetto che apre il conto.
La concorrenza resta forte, ma oggi si gioca soprattutto sulla fiducia e sulla chiarezza
Ridurre il numero di operatori non significa raffreddare il mercato. Anzi. Nel 2024 il gioco online ha portato nelle casse dello Stato circa 1,2 miliardi di euro. È il motivo per cui, anche con delle barriere più alte, l'Italia resta una piazza importante. Il pubblico c'è, il digitale pesa sempre di più e i marchi autorizzati continuano a contendersi l'attenzione, le registrazioni e la fedeltà. Solo che oggi contano la qualità del conto di gioco, la chiarezza contrattuale, la rapidità dei controlli e la capacità di muoversi bene dentro un perimetro molto più sorvegliato.
È dentro questo quadro che restano visibili anche le promozioni di ingresso, ma con un peso diverso rispetto a qualche anno fa. Chi segue da vicino il mercato regolato spesso cerca anche una lista dei migliori bonus dei casinò per capire come funzionano i bonus benvenuto offerti dai servizi autorizzati e leggere meglio le condizioni, i limiti e le modalità di utilizzo. Ci sono delle piattaforme che si occupano proprio di selezionare i migliori bonus a disposizione e di filtrarli in base alle necessità dell'utente. Nel nuovo scenario italiano, però, il bonus da solo non basta più a orientare la scelta, il vero discrimine è se quella piattaforma trasmette solidità, regole comprensibili e procedure coerenti con il sistema ADM.
Cosa ci dice questa svolta sul futuro del mercato italiano
La riforma sta facendo quello che si era proposta di fare: ridurre la frammentazione, alzare la soglia d'ingresso e spostare il baricentro del gioco online verso degli operatori più strutturati. L'adeguamento tecnico non è ancora del tutto concluso, ma la direzione è già chiara.
L'Italia non sta solo aggiornando un comparto che vale molto, sta provando a renderlo più riconoscibile, più filtrato e più coerente con le priorità che oggi pesano davvero, come la tracciabilità, la tutela del consumatore e la tenuta antiriciclaggio.
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