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Attualità | 15 aprile 2026, 18:48

Co-inceneritore a Foresto, Cavallermaggiore si mobilita: oltre mille firme per il no

Tra incontri tecnici, Consiglio comunale e comitato cittadino, cresce la richiesta di chiarezza su salute e ambiente

Co-inceneritore a Foresto, Cavallermaggiore si mobilita: oltre mille firme per il no

L’argomento era stato portato all’ordine del giorno del Consiglio comunale di Cavallermaggiore del 10 marzo scorso, quando era stato approvato all’unanimità un documento sugli ‘Impianti di produzione energetica o trattamento materiali sul territorio comunale’. 

In quella sede il tema della possibile realizzazione di un co-inceneritore nella frazione Foresto è tornato al centro del dibattito politico.

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Sempre durante il Consiglio comunale, aveva riaperto il confronto Chiara Voghera, capogruppo di minoranza del gruppo consiliare ‘Grande Cavallermaggiore’, presentando una mozione per l’adozione di una variante di salvaguardia al Piano regolatore generale comunale (PRGC), finalizzata alla tutela della salute pubblica, della vocazione agricola e del paesaggio locale.

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 A seguito della seduta consiliare, è proseguita con forza anche la mobilitazione del Comitato di cittadini ‘No Inceneritore’, che continua la raccolta firme: a oggi sono oltre mille i cittadini che hanno sottoscritto la petizione contro l’impianto, sia di Cavallermaggiore che dei comuni limitrofi.

Una partecipazione significativa, come sottolineato dal comitato: “Da luglio 2024 a oggi si è sviluppata una vicenda che ha coinvolto l’intera comunità. La consapevolezza dei cittadini è cresciuta anche in relazione ai possibili effetti delle emissioni di un co-inceneritore (polveri sottili, Ipa, metalli pesanti, diossine e furani) che possono disperdersi su un’area vasta, arrivando a superare i 20 chilometri di raggio e interessando un territorio ben più ampio rispetto al solo sito di insediamento”.

Il progetto, allo stato attuale, è ancora in fase preliminare: la documentazione tecnica completa non è pubblicamente disponibile e l’iter amministrativo legato alla 'Valutazione di impatto ambientale' (Via) non è ancora stato avviato formalmente. “Ogni valutazione definitiva – sottolinea il comitato – potrà essere fatta solo quando gli elaborati tecnici saranno accessibili e verificabili”.

DALL’ESTATE 2024 AL DIBATTITO PUBBLICO

Tutto è iniziato nell’estate del 2024 – ricostruisce il comitato – quando il 30 luglio si è svolto un incontro tra Arpa Piemonte e il sindaco Davide Sannazzaro, richiesto proprio dal primo cittadino per ottenere chiarimenti sull’ipotesi di un nuovo impianto nella frazione Foresto”.

In precedenza, la ditta ‘Stella’ aveva già illustrato al sindaco e all’amministrazione comunale le proprie intenzioni: un impianto classificato come co-inceneritore, destinato alla combustione di pali in legno provenienti dalle infrastrutture di telecomunicazione, trattati con sostanze chimiche.

Si tratta di materiali complessi – prosegue il comitato di cittadini – perché durante la combustione possono generare emissioni contenenti polveri sottili, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, diossine e furani, composti noti per i loro effetti sulla salute e sull’ambiente”.

Nel corso di quell’incontro sarebbero state valutate anche eventuali compensazioni e la possibilità di utilizzare il calore prodotto per una rete di teleriscaldamento.

L’ALLARME DA PARTE DEI CITTADINI E LA NASCITA DEL COMITATO

È però solo nel gennaio 2026 che la questione diventa di dominio pubblico, suscitando una forte reazione sul territorio. “Le preoccupazioni sono concrete – evidenzia il comitato – soprattutto in un’area a forte vocazione agricola, dove il rischio percepito riguarda la contaminazione di suolo, acqua e catena alimentare”.

A incidere è anche la qualità dell’aria già critica della pianura cuneese: “Inserire un impianto di combustione industriale in un contesto con scarsa ventilazione significherebbe aggravare una situazione già compromessa”.

Accanto agli aspetti sanitari, vengono richiamati anche quelli ambientali: “Il territorio ospita ecosistemi di grande valore, tra cui fontanili, aree umide e zone protette, con specie rare e biodiversità significativa che potrebbero subire impatti difficilmente reversibili”.

Da queste premesse nasce il Comitato cittadino, che avvia attività di informazione, approfondimento tecnico e sensibilizzazione. “L’assenza di un progetto dettagliato – sottolineano – rende ancora più difficile una valutazione completa, aumentando l’incertezza tra i cittadini”.

IL CONSIGLIO COMUNALE E LA POSIZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE

Il 10 marzo scorso il Consiglio comunale di Cavallermaggiore si esprime con un voto unanime, segnando una presa di posizione politica chiara.

Nel documento approvato si impegna il sindaco Davide Sannazzaro e la giunta ad avviare, previa verifica di fattibilità, una variante urbanistica di salvaguardia al PRGC, con l’obiettivo di escludere l’insediamento di impianti di incenerimento o trattamento termico in aree ritenute non idonee.

Si tratta di un passaggio importante – evidenzia il comitato – perché traduce in atto amministrativo la volontà espressa dalla comunità”.

UNA MOBILITAZIONE CHE CONTINUA

Nel frattempo il comitato prosegue il proprio lavoro su più fronti: informazione, ricerca e pressione istituzionale, mantenendo un dialogo costante con l’amministrazione comunale.

La posta in gioco è alta – specificano dal comitato – la comunità chiede trasparenza, dati certi e la garanzia che la salute pubblica non venga sacrificata ad alcuna logica economica”.

L’obiettivo resta quello di arrivare a decisioni fondate su elementi concreti: “Vogliamo – concludono dal comitato - che ogni scelta sia basata su dati verificabili e nel pieno rispetto delle caratteristiche ambientali, agricole e sociali del territorio. Cavallermaggiore e i comuni limitrofi meritano risposte chiare e all’altezza delle domande che stanno ponendo”.

Anna Maria Parola

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