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Attualità | 17 aprile 2026, 14:31

Saluzzo, una pietra d’inciampo in ricordo dell’avvocato Pippi Bonatesta, testimone di Resistenza

In via Roma davanti al palazzo dove in cui visse l’avvocato, unternato civile italiano deportato in Germania. Grande e affettuosa partecipazione della città. L’iniziativa è stata avviata dai figli e sostenuta da Comune e Istituto storico della Resistenza

Saluzzo la posa della pietra di inciampo in onore dell'avvocato Giuseppe Bonatesta

Saluzzo la posa della pietra di inciampo in onore dell'avvocato Giuseppe Bonatesta

Da ieri (giovedì 15 aprile) a Saluzzo, c’è una  nuova pietra d’inciampo, in corso Roma 20, davanti al cancello della casa in cui visse  l’avvocato Giuseppe “Pippi” Bonatesta, internato civile italiano deportato in Germania dopo l’8 settembre 1943, deceduto nel 2024 a pochi giorni dal compleanno dei 100 anni.  

La posa della Stolperstein, piccola targa d’ottone  che ricorda la sua esperienza, ha avuto intorno unagrande  partecipazione affettuosa e riconoscente. Carabinieri, autorità comunali di maggioranza e minoranza, il sindaco Franco Demaria e l’assessora alla cultura Attilia Gullino, cittadini che lo hanno conosciuto, studenti del Soleri-Bertoni, rappresentanti dell’Ordine degli avvocati del quale Bonatesta è stato una  figura di spicco, decano degli avvocati saluzzesi e noto per  aver raggiunto l'eccezionale traguardo di 60 anni di toga, nel 2012.  

Tra gli intervenuti anche Francesco Rabbia, 101 anni, amico di Giuseppe Bonastesta e per un breve periodo  compagno di prigionia, così come è stato ricordata la vicinanza del   cavaliere Domenico Mina, capitano degli alpini, medaglia d'argento al valor militare, inquilino dello stesso stabile.

 Il primo cittadino ha ricordato Bonatesta che aveva conosciuto negli anni ‘90, una bella e lucida figura della politica e della comunità saluzzese del Dopoguerra, mente brillante e appassionata che ha contribuito a far crescere il vivaio politico della città. 

La targa restituisce un frammento di memoria, invitando chi passa a fermarsi, ad abbasssare gli occhi, a conoscere la storia di chi è stato testimone della Resistenza, recuperando il silenzio di quegli anni. 

Una lunghissima e straordinaria  vita quella di Giuseppe Bonatesta, riassunta dal figlio Maurizio. Dopo la morte del padre, per onoraralo lui e le sorelle Carmela e Maria Elena decisero di avviare, in collaborazione con il Comune e l’ Istituto Storico della Resistenza di Cuneo il percorso per la collocazione della Stolperstein, commissionata all’artista tedesco Gunter Demnig.

Alla cerimonia di Saluzzo era presente la collaboratrice dell’artista Anne Thomas che ha parlato della rete della memoria, avviata nel 1992 con la posa della prima pietra a Colonia e che oggi conta circa 130 mila pietre, in una trentina di paesi.

Alessandra Tugnoli, dirigente del Soleri Bertoni, presidente della Consulta Pari Opportunità si è rivolta ai suoi studenti e alle future generazioni, affinchè con la scomparsa dei testimoni diretti, diventino traghettatori della memoria, intesa come impegnoquotidiano per i diritti di tutti.   

Nato  nel 1924 a Taviano, in provincia di Lecce,  Bonatesta arrivò  a Saluzzo nel 1943 per accompagnare la sorella sola con un bambino piccolo, perchè il marito, finanziere, era al fronte.

Ma l’8 settembre lo colse a Saluzzo, impedendogli di rientrare in Puglia.  Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, per mantenersi agli studi aveva trovato lavoro come manovale alla Todt in località Grangia, dove era in costruzione da parte delle truppe tedesche un campo di aviazione.

Alla fine di luglio 1944, durante un rastrellamento, venne catturato dai tedeschi e deportato nel campo di concentramento di Kirchmöser am Havel. 

Prima con un passaggio a Torino, ha ricordato il figlio, dove con un semplice “si” aderendo alla Repubblica sociale italiana, avrebbe potuto tornare a casa. Preferì, come molti altri, la deportazione e il  lavoro forzato.

Nell’ottobre 1944 venne provvisoriamente trasferito a Bocholt, al confine olandese dove si costruivano trincee. Rientrò quindi  a Kirchmöser fino alla liberazione da parte degli anglo-americani nel maggio 1945.

Riuscì a fuggire per tornare a casa, scappando sotto un bombardamento. "Di giorno si nascondevano nei  fienili - racconta Maurizio Bonatesta - e di notte cercavano di varcare le sponde dell’Elba.  Lui fece da Caronte per i compagni, con una imbarcazione di fortuna, rischiando tutte le volte di essere ripescato.

Dal 1945, riprese  la sua vita a Saluzzo e gli studi in legge.

Numerosi gli  incarichi istituzionali che ricoprì nella vita sociale. Nel 1946 la carica di Presidente dell'Associazione Ex Internati”, .fu segretario dell'Associazione Artigiani di Saluzzo, fece parte del Cda dell'Orfanotrofio Femminile e  presidente del Pio Istituto San Francesco.

Sempre in quegli anni, nel 1953, fu socio fondatore del Lions Club Saluzzo-Savigliano, dal 1962 socio della Cassa di Risparmio di Saluzzo di cui è stato Consigliere di amministrazione e poi membro del Comitato di Gestione dal 1987 al 1993.

Per la sua esperienza nel campo di concentramento, nel 2009, nel giorno della "Memoria” fu insignito dal della Medaglia d’onore  per gli internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per le economie di guerra.

La cerimonia della posa della pietra di inciampo è stata inserita nella rassegna comunale "Aprile un mese di Resistenza".

vilma brignone

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