La Valle Bronda si mobilita e lo fa in modo compatto e visibile. Da Brondello a Pagno, negli ultimi giorni, striscioni e cartelli, contro l’ipotesi di insediamento di un Centro di accoglienza straordinaria (Cas), sono comparsi lungo le strade e nei punti più frequentati dei due paesi.
Del centro di accoglienza che potrebbe sorgere a Brondello nell’ex Ristirante ‘La Torre’ di proprietà della famiglia Maero si era parlato in un’assemblea pubblica, convocata dall’amministrazione comunale che aveva visto la partecipazione di oltre 150 persone lo scorso 2 aprile (LEGGI QUI).
L’iniziativa degli striscioni di protesta è nata spontaneamente da un ‘gruppo di lavoro’ formato da cittadini che si occupa della situazione monitorandola e che ha organizzato una protesta pacifica per esprimere la propria contrarietà al progetto previsto nell’ex ristorante di Brondello. Un segnale chiaro di un disagio diffuso, che attraversa tutta la Valle Bronda.

Parallelamente, nella giornata di ieri, lunedì 20 aprile, è stato formalmente depositato un esposto indirizzato a numerosi enti tra cui: Regione, Comuni, Prefettura, Procura, Asl, Vigili del fuoco, Guardia di Finanza e Ispettorato del lavoro, firmato da 183 abitanti di Brondello, Pagno e della valle Bronda. Nel documento si segnalano presunti abusi edilizi, mancanza di titoli autorizzativi e criticità legate ai lavori in corso nell’immobile.
A chiarire la distinzione tra le iniziative è il sindaco di Brondello Paolo Radosta: “Il ‘gruppo di lavoro spontaneo’ ha organizzato da una parte la raccolta firme avviata durante l’assemblea, che porteremo in Prefettura e che ha raggiunto circa 260 adesioni; dall’altra c’è l’esposto, presentato formalmente agli enti competenti e firmato da 183 cittadini. Come Comune lo abbiamo ricevuto e trasmesso”.

Radosta conferma inoltre che l’Amministrazione comunale di Brondello si è già mossa anche sul piano tecnico:“Abbiamo richiesto accesso all’immobile per verificare i lavori, - continua Radosta - ma non è stato consentito l’ingresso. A quel punto abbiamo trasmesso gli atti alla Procura e disposto i provvedimenti conseguenti. Non risultano pratiche edilizie presentate: né Scia né richieste di variazione d’uso”.
Nel frattempo, il Comune ha approvato un regolamento sulle strutture extra-alberghiere che potrebbe incidere sull’eventuale cambio di destinazione d’uso: “Abbiamo approvato in Consiglio comunale un regolamento che definisce chiaramente questo tipo di strutture come a vocazione turistica e non residenziale stabile. Questo significa che, allo stato attuale, non ci sono i presupposti per autorizzare un insediamento di questo tipo”.

Il primo cittadino di Brondello ha inoltre portato la questione anche a livello nazionale, incontrando a Roma il sottosegretario al Ministero dell’Interno Wanda Ferro: “Abbiamo chiesto che venga valutata la specificità dei piccoli territori come il nostro. Non si possono applicare decisioni standard senza considerare le reali condizioni locali”.
Sulla stessa linea anche il sindaco di Pagno Nico Giusiano, con cui Brondello condivide una posizione comune: “Nel pieno rispetto del mandato ricevuto dai nostri cittadini, riteniamo doveroso rappresentare questo sentimento diffuso di contrarietà al Cas. Le criticità sono evidenti: dalla sostenibilità dei servizi all’impatto su una realtà piccola e fragile come la nostra”.
Tra i punti evidenziati dalle amministrazioni di Brondello e Pagno: l’inadeguatezza strutturale del sito; l’impatto sull’equilibrio sociale; la carenza di servizi (sanitari, commerciali e di sicurezza); la mancanza di un coinvolgimento preventivo dei Comuni; le difficoltà di gestione in un contesto montano e decentrato.

Radosta sottolinea anche il clima che si è creato sul territorio: “La cittadinanza è molto attenta e partecipe. Ogni movimento viene segnalato e monitorato. C’è una collaborazione forte tra Comune e cittadini, che stanno lavorando insieme anche con un gruppo tecnico di supporto”.
Nel frattempo continuano verifiche e controlli sull’immobile, con sopralluoghi anche da parte delle forze dell’ordine e degli enti competenti: “Stiamo facendo tutto il possibile, anche oltre le nostre competenze. Oggi iniziamo a vedere qualche spiraglio, ma la partita è ancora aperta” conclude il sindaco.

Intanto, tra striscioni, firme ed esposti, la Valle Bronda mostra l’immagine di una comunità compatta e di un territorio che, pur ribadendo di non essere contrario all’accoglienza in sé, chiede con forza che ogni decisione tenga conto della realtà locale e della sostenibilità concreta per i piccoli comuni di montagna.














