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Attualità | 26 aprile 2026, 06:10

Disconnessi e senza futuro: il ritratto dei giovani cuneesi che non studiano e non lavorano

In Commissione consiliare a Cuneo l'analisi del fenomeno NEET tra abbandono scolastico, carenza di posti per il riorientamento e il grido d'allarme dei protagonisti contro gli stereotipi degli adulti

Immagine di repertorio

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Una scelta sbagliata e spesso si abbandona il percorso scolastico o non si trova più un'occupazione e si finisce con l'allontanarsi da un ruolo attivo in società finendone ai margini. 

Si chiama NEET e si tratta appunto di quei giovani, tra i 15 e i 29 anni, che non lavorano e non studiano.

Non si tratta di un fenomeno che attiene alla psicopatologia ma è di natura sociale ha chiarito la d.ssa Daniela Massimo, referente Cantiere Adolescenti Asl Cn1 -. È un cluster eterogeneo: persone in inattività perché hanno smesso di cercare lavoro, giovani che si ritirano per compiti di cura (molto rappresentato nel mondo femminile) e giovani in situazione di marginalità per storie migratorie o disabilità”. 

Il fenomeno è stato oggetto di analisi nella VI Commissione consiliare di Cuneo del 21 aprile scorso. Allo stesso tavolo si sono riuniti Comune, Asl Cn1, Consorzio Socio Assistenziale del Cuneese, IIS Grandis, Regione e Consulta Giovani.

“E' un processo graduale di disconnessioneha precisato la prof.ssa Elena Balbo dell'Istituto Grandis - e di allontanamento progressivo. La scuola è il sismografo di questo distacco. I campanelli d'allarme sono: assenze prolungate, percorsi frammentari con ripetuti cambi di istituto, calo motivazionale e una sfiducia nel futuro. I nostri ragazzi hanno il timore di un ingresso nel mondo del lavoro che spesso non è stabile”.

La d.ssa Massimo ha inoltre riferito che “tra i fattori predittivi c'è la povertà educativa. Tra le strategie è centrale potenziare e valorizzare le attività di orientamento per promuovere la ricerca del talento individuale, poiché l'omologazione nelle scelte può esporre il singolo a forti frustrazioni”.

Un compito che ha assolto il mondo scuola di cui le rappresentanti dell'Istituto Grandis hanno riportato alcuni elementi da loro registrati nel corso dell'esperienza professionale maturata quotidianamente a contatto con i ragazzi.

Abbiamo individuato profili specifici – ha illustrato la prof.ssa Ileana Armando dell'Istituto Grandis -: ragazzi con fragilità psicologiche (ansia, autolesionismo, disturbi alimentari) che non sono ancora emergenze cliniche ma portano all'abbandono; e alunni con funzionamento cognitivo limite. Questi ultimi non hanno un deficit vero e proprio ma fanno fatica perché non viene più distribuito l'insegnante di sostegno alle superiori, e trovarsi privi di supporto didattico ed emotivo è molto grave”.

Secondo la dirigente Milva Rinaudo occorre una visione di squadra mirata alla ricerca non solo del successo formativo, ma del talento di ciascuno. “Il PNRR – ha ricordato Rinaudo - ha dato grandissime opportunità che purtroppo finiranno. Finite queste risorse noi non ne abbiamo più se non si crea un sistema”.

Una delle criticità emerse e da superare sono le “passerelle” tra istituti, che da risorsa potenziale, poco lo diventano nella realtà. 

Sto rilevando un punto fragile – ha affermato la dott.ssa Flavia Morra di Obiettivo Orientamento Regione Piemonte -: il riorientamento è spesso impossibile perché il posto non c'è. Quando viene individuata un'alternativa corretta per un ragazzo che ha sbagliato scelta, le classi sono al completo. Ho visto genitori telefonare da gennaio ad aprile e i ragazzi erano a casa perché non avevano trovato posto da nessuna parte, pur essendo in obbligo scolastico”.

Passando ai dati sul territorio l'intervento della direttrice del Consorzio Socio Assistenziale del Cuneese Giulia Manassero ha restituito una fotografia del fenomeno in chiaroscuro.

C'è sicuramente un enorme pezzo di sommerso che non arriva a noi – ha detto -. I numeri del 2025 parlano di 638 minori in carico sul territorio del Consorzio per l'educativa territoriale. C'è tutta una fetta di giovani sui quali non riusciamo ad intervenire anche se paradossalmente sono meno in difficoltà di quelli su cui a fatica interveniamo”.

In dialogo con la Consulta Giovani, sul tavolo sono state portate le paure, le difficoltà e i gravi stereotipi ancorati a “vecchi” modelli di benessere sociale.

La presidente Yasmine Cissé ha evidenziato: “Il cambio di scuola viene visto come una seconda opportunità in cui però non si deve sbagliare, altrimenti è visto come un fallimento. Il Grandis molte volte è stato visto come istituto di serie B, ma io che ho fatto il passaggio da un liceo al Grandis posso dire che non è assolutamente così. Manca la valorizzazione del giovane. Gli Erasmus mi hanno portato a vedere una visione del mondo generale, non limitata; è brutto sapere che c'è solo una strada e quella strada non ti piace”.

Mentre Gabriele Bagnis ha riportato la scarsa apertura a forme di aiuto esterne e le resistenze delle famiglie verso la figura dello psicologo, in quanto visti “come deboli”. “Dobbiamo convincere che andare dallo psicologo è una cosa positiva – ha ribadito -. Spesso si viene influenzati dai genitori nella scelta della scuola e non si ha la possibilità di scegliere in base a ciò che interessa davvero”.

Un tema, quello dibattuto, di profonda complessità, per cui non esiste una soluzione, ma che per la sindaca Patrizia Manassero va affrontata stringendo “alleanze forti tra il comparto della sanità, le scuole, le famiglie e tutti i servizi connessi”. 

L'assessora Cristina Clerico ha chiuso i lavori dell'incontro che ha definito “generativo” con un appello alla politica nazionale: “Servono interventi strutturali e non 'bandifici'. È inutile avere idee meravigliose se mancano le risorse stabili. Dobbiamo continuare a portare la luce noi adulti, credendo che le cose possano cambiare”.

Sara Aschero

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