Quello che può sembrare traffico normale è in realtà parte di un collegamento stretto ma fondamentale tra Italy e France attraverso le Alpi meridionali. È un movimento continuo, quasi invisibile, un po’ come certe attività digitali quotidiane che passano inosservate—come quando si cerca online un servizio di montaggio video gratis senza pensarci troppo—ma che sostengono interi sistemi.
A differenza dei corridoi alpini settentrionali tecnologicamente avanzati (Monte Bianco o Fréjus), il collegamento di Cuneo è più vulnerabile. Si basa sul Tenda Tunnel, un’infrastruttura che è passata da comodità a vincolo. Questo tunnel ottocentesco, solo parzialmente ristrutturato, non è riuscito a stare al passo con le esigenze attuali. Il progetto parallelo, pensato per risolvere problemi di capacità e sicurezza, è ancora in corso nel 2026, con traffico alternato e chiusure temporanee che ne limitano l’utilizzo.
Il corridoio nascosto, in numeri
Per comprendere il contesto, è utile partire dai volumi. Entro il 2026, si stima che tra Italia e Francia transitino ogni anno tra i 45 e i 50 milioni di tonnellate di merci attraverso le Alpi. La maggior parte di questo traffico si concentra nei passaggi settentrionali, dove le infrastrutture sono progettate per gestire grandi volumi. Tuttavia, la rotta meridionale, in cui si trova Cuneo, ha un peso sproporzionato nella logistica regionale, fungendo da snodo per trasporti a corto raggio, prodotti specifici e merci che non possono essere facilmente reindirizzate altrove.
Prima delle attuali difficoltà, la tratta del Tenda gestiva diverse migliaia di veicoli al giorno, inclusa una quota significativa di mezzi pesanti. Oggi, con la capacità ridotta, solo una parte di questo traffico riesce a transitare senza problemi. I flussi sono spesso regolati per orari o senso di marcia, introducendo ritardi che si propagano lungo la catena di approvvigionamento. Non si tratta di eventi catastrofici, ma di inefficienze progressive che si accumulano.
Quando la capacità diminuisce in un corridoio, le merci non spariscono: si spostano. I camion vengono deviati verso tratte più grandi come Monte Bianco e Fréjus, già congestionate. Il Monte Bianco, ad esempio, supera regolarmente i 5.000 camion al giorno, mentre il Fréjus gestisce milioni di mezzi pesanti ogni anno. Questo spostamento aumenta congestione, costi e tempi di consegna su tutta la rete.
Cosa passa davvero da Cuneo
L’importanza di questo corridoio diventa evidente osservando cosa trasporta. Non si tratta di flussi astratti, ma di merci strettamente legate all’economia del territorio.
In uscita da Cuneo e dal suo entroterra troviamo prodotti agroalimentari di alto valore: vini delle Langhe, latticini e nocciole, spesso legate a filiere industriali come quella di Ferrero. Questi prodotti richiedono tempi certi, qualità controllata e trasporti affidabili.
In entrata arrivano materiali da costruzione, prodotti trasformati e beni di consumo che vengono poi distribuiti in Piemonte, Liguria e oltre. Le esportazioni agroalimentari italiane superano i 65 miliardi di euro, con il Nord Italia in posizione dominante. Anche piccole inefficienze nei trasporti possono incidere significativamente sui costi, soprattutto per i produttori più piccoli.
Fragilità e costo della connessione
Ciò che distingue Cuneo dai grandi hub logistici non è la scala, ma la fragilità. Le Alpi settentrionali dispongono di sistemi ridondanti: tunnel paralleli, reti ferroviarie integrate, coordinamento internazionale. Il corridoio meridionale no.
Se il Tunnel di Tenda rallenta, non esiste un’alternativa equivalente nelle vicinanze. Le deviazioni aumentano distanza e tempi, con incrementi che possono arrivare al 20–40% a seconda del percorso. Questo comporta maggiori costi di carburante e minore affidabilità nei tempi di consegna. Per le aziende di trasporto, significa gestire un livello di incertezza difficile da assorbire senza trasferire i costi lungo la filiera.
A questo si aggiungono i fattori ambientali. Nelle aree montane, eventi estremi come piogge intense e frane stanno diventando più frequenti. Ogni episodio mette in evidenza lo stesso problema: il sistema funziona bene solo in condizioni stabili.
Impatto locale: oltre i numeri
Per i residenti di Cuneo, gli effetti sono graduali ma concreti. Il traffico diventa meno prevedibile, con picchi improvvisi dovuti alle deviazioni. Le strade si deteriorano più rapidamente, richiedendo manutenzione costosa. I rischi aumentano, soprattutto sulle strade più strette dove convivono mezzi pesanti e traffico locale.
C’è anche una trasformazione meno visibile. Strade un tempo marginali diventano corridoi del commercio internazionale. Questo cambia non solo lo spazio fisico, ma anche il ritmo della vita quotidiana.
Eppure, l’economia locale dipende da questo sistema. Agricoltori e imprese hanno bisogno di accesso ai mercati esteri. Senza queste connessioni, il rischio di isolamento diventerebbe concreto.
Un tassello spesso ignorato
Quando si parla di logistica europea, l’attenzione si concentra sulle grandi infrastrutture. Sono più facili da misurare, finanziare e raccontare. Le rotte minori, soprattutto in montagna, restano in secondo piano.
Ma ogni sistema è forte quanto il suo anello più debole. Cuneo lo dimostra chiaramente. Non deve gestire la maggior parte del traffico per essere importante. Deve solo funzionare abbastanza bene perché la sua interruzione si faccia sentire.
Questo è il suo ruolo nel 2026: un corridoio secondario ma essenziale. Non punta alla visibilità, ma alla continuità.
Quando tutto funziona, nessuno lo nota. Le merci arrivano, i tempi si rispettano, e il sistema scompare sullo sfondo. Ma basta un rallentamento perché tutto diventi evidente.
In questo senso, Cuneo non è solo un luogo. È una parte attiva di una rete più ampia, più importante di quanto sembri. Piccolo, limitato e spesso trascurato, resta un elemento fondamentale nel movimento delle merci tra Italia e Francia.
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