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Curiosità | 18 maggio 2026, 19:01

Conoscersi per lavorare in squadra: a Cuneo l'Emergency Beach Volley & Bocce Cup, il torneo interipartimentale del Santa Croce

In campo squadre miste composte da OSS, infermieri, tecnici di radiologia, amministrativi, medici, coordinatori e direttori

A volte, per far funzionare un grande ospedale, non bastano turni, protocolli e riunioni. Serve qualcosa di più umano, più semplice, più vero.

È da questa idea — e dalla volontà concreta di alcuni dipendenti di mettersi in gioco, dedicare tempo libero, crederci davvero — che nasce il primo Torneo Interdipartimentale del Santa Croce, in programma tra aprile e maggio negli spazi del NUoVO.
Un progetto nato dal basso, senza imposizioni, senza formalità: solo la voglia di creare un’occasione per stare insieme, conoscersi meglio e ritrovare un po’ di leggerezza.

In campo si scontrano squadre miste — OSS, infermieri, tecnici di radiologia, amministrativi, medici, coordinatori e direttori — provenienti dai reparti del Dipartimento di Emergenza e delle Aree Critiche: Blocco Operatorio Polivalente e Specialistico, Cardiologia, Cardiochirurgia, Chirurgia Toracica, Chirurgia Vascolare, Emodinamica, Medicina d’Urgenza, Pronto Soccorso Generale e Pediatrico, Radiologia.

In tutto, circa 180 persone suddivise in 20 squadre, ognuna con il suo colore, che prendono i nomi dal gergo comunemente usato nell’attività lavorativa: TAVI, PAO, TRIAGE, RCP, SHOCK, XREY, MET, ECMO, EGA, 150J, DAE, BLSD, TROCAR, FOLEY, SEPSI, O2, ECO, ECG, CHECKLIST, SPIKE.

Le discipline? Beach volley e bocce: due modi diversi di giocare, per permettere a tutti di partecipare — che si preferisca lanciare la palla oltre la rete o farla scorrere con calma a terra. Due sport semplici, perfetti per unire persone che ogni giorno condividono responsabilità, ritmi intensi e decisioni difficili.

“Conoscersi per lavorare meglio”: il valore di un’idea semplice

Chi lavora in ospedale lo sa: spesso si collabora senza essersi mai davvero incontrati. Il torneo vuole colmare proprio questo vuoto, creando un momento in cui i ruoli si mescolano, le distanze si accorciano e le persone tornano a essere… persone.
È un modo per scaricare le tensioni accumulate, per ritrovare energia, per ricordarsi che la qualità dell’assistenza nasce anche da relazioni sane, da un clima di fiducia, da un gruppo che si riconosce come comunità. E il fatto che tutto sia partito dall’iniziativa spontanea di alcuni dipendenti rende il progetto ancora più significativo: è la dimostrazione che, quando c’è voglia di fare, l’ospedale diventa un luogo vivo, capace di generare idee e non solo di gestire emergenze.

Un segnale positivo in un momento complesso

La sanità sta attraversando una fase delicata: professionisti che lasciano il pubblico, difficoltà nel reperire personale, iscrizioni alle scuole sanitarie in calo. Sono temi che toccano anche il nostro territorio.
Eppure, proprio in questo contesto, il torneo manda un messaggio diverso: c’è ancora chi crede nel valore del proprio lavoro, nella forza del gruppo, nella possibilità di costruire qualcosa di bello insieme. È un gesto piccolo, ma parla forte.
Spazi che uniscono, idee che crescono

Tra una partita e una risata, emerge anche un pensiero più ampio: quanto sarebbe importante, in futuro, avere spazi dedicati allo sport, alla socialità, al benessere del personale. Luoghi che permettano di incontrarsi, di respirare, di sentirsi parte di una comunità.
Non è una richiesta, non è una rivendicazione. È solo un’idea che nasce spontanea quando si vede quanto bene può fare un momento condiviso.

Sport, sorrisi e un’identità che si rafforza
Il Torneo Interdipartimentale del Santa Croce non nasce per decretare un vincitore. Nasce per ricordare che, quando ci si incontra davvero, si lavora meglio, si vive meglio, ci si sente parte di qualcosa di più grande.
E forse è proprio questo il messaggio più importante: la sanità funziona quando le persone trovano il modo di restare unite, anche fuori dal turno.
Un ringraziamento sentito va a tutti coloro che hanno scelto di partecipare e di condividere questi momenti, e alle realtà che hanno reso possibile il torneo.

Un plauso speciale, infine, alle organizzatrici Paola, Bianca, Gisella e Federica — vere motrici di questa splendida iniziativa, nata dalla passione, dall’impegno e dalla voglia di creare connessioni vere, fuori dal contesto lavorativo.

 

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