"Trasparenza e autonomia della Fondazione Crc" è il titolo della "lettera aperta agli enti designanti e alla comunità cuneese" diffusa al Comitato Vivere la Costituzione e rivolta all'attenzione particolare di sindaci e dei componenti del Consiglio Generale e del Consiglio di Amministrazione dell'ente bancario.
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Nelle ultime settimane la Fondazione CRC è tornata al centro dell’attenzione pubblica per due questioni rilevanti: la possibile acquisizione di quote del quotidiano La Stampa e la sostituzione del direttore/della direttrice generale dell’ente, figura centrale della governance operativa.
L’operazione relativa a La Stampa vedrebbe la Fondazione affiancarsi ad altri soggetti, tra cui Confindustria Cuneo, nella nuova compagine societaria del quotidiano.
In un contesto in cui la libertà d’informazione è sempre più fragile e le condizioni del lavoro giornalistico peggiorano, un investimento di questo tipo non può essere considerato una semplice operazione finanziaria.
La domanda che ci poniamo è quale ruolo la Fondazione intenda esercitare all’interno delle dinamiche del giornale e quali garanzie voglia offrire rispetto all’autonomia della linea editoriale.
Tutto questo avviene mentre è in corso la selezione del nuovo direttore/della nuova direttrice generale attraverso un avviso pubblico che dovrebbe individuare una figura di alto profilo.
In queste settimane stanno emergendo indiscrezioni attorno a un possibile nome legato, anche da rapporti familiari, ai vertici della politica regionale.
Pur in assenza di decisioni formalizzate, il solo affacciarsi di queste ipotesi sta già suscitando attenzione e preoccupazione rispetto alla necessità di preservare piena autonomia e indipendenza della Fondazione.
Già il rinnovo degli organismi del 2024 era stato accompagnato da forti tensioni e pressioni sugli enti designanti, con l’intervento evidente di gruppi di potere politici ed economici, culminato nell’elezione a presidente di Mauro Gola, già presidente di Confindustria Cuneo.
Nelle ultime settimane si è inoltre aperta una discussione interna sulla durata dei mandati degli organi di governance, con il tentativo, neppure troppo nascosto, di ipotizzare un allungamento dell’incarico dell’attuale presidente.
L’insieme di questi elementi — le operazioni annunciate, la sostituzione del direttore generale, la debolezza qualitativa e la genericità dell’avviso pubblicato, il tentativo di modificare gli equilibri di rappresentanza costruiti all’origine della Fondazione — ci porta a esprimere forte preoccupazione per il livello di autonomia ed equidistanza che l’attuale governance è in grado di garantire.
Tutto ciò assume ancora maggiore rilevanza considerando il peso che la Fondazione CRC esercita sul territorio cuneese attraverso attività progettuali ed erogazioni, con una capacità inevitabile di incidere sulle scelte di enti locali e realtà sociali.
L’espansione della propria influenza culturale, sociale e politica attraverso operazioni come l’ingresso nella proprietà di un quotidiano nazionale richiede un livello altissimo di trasparenza e una governance al di sopra di ogni sospetto rispetto a possibili conflitti di interesse o commistioni con il potere politico locale, regionale e nazionale.
Registriamo invece una diffusa reticenza, anche da parte dei media, quando il confronto riguarda ruoli, incarichi e potere riconducibili a famiglie e gruppi che da anni occupano posizioni centrali nel territorio, spostandosi da un incarico all’altro in una logica autoreferenziale.
Il comitato scrivente si batte da anni affinché la Costituzione trovi piena applicazione e affinché istituzioni importanti come la Fondazione CRC siano realmente motore di sviluppo culturale, sociale ed economico, capaci di avvicinare cittadine e cittadini alla cosa pubblica, rafforzare i diritti e valorizzare il patrimonio costruito anche grazie ai risparmiatori cuneesi.
La Fondazione e la sua ricchezza appartengono a una comunità plurale: non possono diventare uno strumento di potere personale o di costruzione del consenso politico.
Auspichiamo quindi che le persone in indirizzo — enti designanti, organismi di indirizzo e amministrazione, amministratori locali e forze politiche — richiamino con chiarezza, in ogni sede opportuna, i principi indispensabili di trasparenza, autonomia, competenza ed equidistanza dalla politica che devono guidare chiunque sia chiamato, pro tempore, a dirigere e amministrare la Fondazione CRC nell’interesse della comunità.
Il Comitato Vivere la Costituzione














