È durata quasi cinque ore l’udienza, dinanzi al gup di Asti Victoria Dunn, dedicata interamente all’esame dei tre ex giocatori del Bra Calcio finiti a processo per la violenza sessuale di gruppo, perpetrata presumibilmente ai danni di una giovane studentessa ventenne originaria di Torino. Un'udienza lunghissima, delicata e caratterizzata da molta tensione emotiva e personale.
Sono stati proprio i tre imputati – Fausto Perseu, classe 2002, romano d’origine, assistito dal legale Gianluca De Bonis; Alessio Rosa, classe 2003, di Tivoli, assistito dal legale Sardo; e Christ Jesus Mawete, classe 2005, di Mondovì, rappresentato dall’avvocato Andrea Rosso – a richiedere il proprio esame per fornire, per la prima volta, la propria versione dei fatti. Durante le indagini, infatti, non avevano mai reso alcun tipo di dichiarazione.
Stando alla ricostruzione dell’accusa, rappresentata dal pm Davide Greco, il presunto stupro di gruppo si sarebbe consumato a Bra nella notte tra il 30 e il 31 maggio dello scorso anno, ossia quando la città e la squadra erano in festa per il passaggio in Serie C. Tutto ha inizio in un locale del centro dove un gruppo di calciatori giallorossi stava trascorrendo la serata.
I tre imputati si sarebbero intrattenuti con la giovane, ma già dentro al locale sarebbe iniziata la violenza sessuale. Per la Procura la ragazza sarebbe stata palpeggiata nelle zone intime e poi, una volta recatisi a casa del Perseu, i tre avrebbero approfittato delle sue "condizioni di inferiorità fisica e psichica" violentandola in gruppo. La vittima, infatti, era sotto l’effetto di sostanze alcoliche e quindi in una posizione di minorata difesa. Ai magistrati ha sempre riferito di non aver mai voluto consumare un rapporto di gruppo, ma solo con uno dei tre ragazzi, Perseu, ed è per questo che si sarebbe recata presso la sua abitazione.
La circostanza di non voler assolutamente consumare un rapporto di gruppo con i tre sarebbe stata, secondo la Procura, totalmente ignorata dagli imputati, che l’avrebbero costretta a subire atti sessuali anche con violenza: la ragazza sarebbe stata presa a schiaffi e per la gola. La violenza sarebbe terminata solo quando i tre hanno appreso "che le amiche volevano chiamare i Carabinieri". Una volta metabolizzato quanto accaduto, la ragazza, grazie all’aiuto di una amica, ha denunciato i fatti alle forze dell'ordine.
Stando a quanto trapela, i tre imputati hanno respinto la ricostruzione dei fatti contestati, dichiarando sostanzialmente che nessuno ha perpetrato alcun tipo di violenza. Avrebbero infatti riferito che sarebbe stata la giovane, insieme alle sue amiche, ad aver proposto e insistito per consumare un rapporto sessuale di gruppo; i tre avrebbero accettato, precisando che se avessero avuto l’impressione, l’idea o il sentore che lei non fosse consenziente si sarebbero certamente fermati.
Ogni imputato ha risposto alle domande di accusa, difesa, giudice e parte civile senza che i coimputati fossero presenti in contemporanea in aula, proprio per evitare di influenzarsi l’un l’altro. Secondo accusa e parte civile, però, non sarebbero mancate contraddizioni nel loro narrato.
Il consenso della ragazza è infatti al centro della scena processuale: senza consenso si configura il reato, mentre per le difese si sarebbe trattato di un rapporto avvenuto con l'ok da parte della giovane. Restano poco chiari, anche oggi, i contorni della fase precedente ai fatti avvenuti in casa di Perseu, ossia quanto accaduto all’interno del locale dove pare sia nata l’idea di spostarsi di location.
L’imputato Rosa ha dovuto inoltre rispondere in aula del reato di revenge porn. Per l’accusa, infatti, “dopo aver realizzato video e foto a contenuto sessualmente esplicito, ritraenti lui, Mawete e Perseu che compivano gli atti sessuali, senza il consenso della ragazza stessa, li inviava sul gruppo Whatsapp denominato 'We are Champs', diffondendoli in tal modo a decine di persone”. Un’ipotesi di reato aggravata dall’aver compiuto il fatto con strumenti telematici e ai danni di una persona in condizione di inferiorità fisica e psichica.
Stando a quanto emerso oggi, l’imputato non ha potuto negare di aver diffuso il video nella chat – considerato che agli atti vi è la copia forense del materiale associato alle risultanze telematiche dei militari dell’Arma – e di averlo fatto senza il consenso della ragazza, ma ha sostenuto di aver agito senza volontà di nuocere. Una leggerezza, una "bravata": così è stata classificata la condotta dalla difesa.
Durante il loro esame i tre giovani, che oggi non giocano più nel Bra Calcio - Perseu milita tra le fila del Giulianova, Rosa è passato al Ligorna e Mawete al Livorno- , non hanno mai rivolto parole dirette alla ragazza. Si sono detti dispiaciuti per la situazione, ma alla giovane non è stato fatto recapitare alcun messaggio, nemmeno tramite il legale che la rappresenta. La ragazza, che non riesce a partecipare alle udienze, versa in uno stato di profondo disagio per quanto accaduto e la sua vita al momento è segnata da una grande incertezza e sconforto.
"La contrapposizione tra le due versioni dei fatti è abbastanza chiara — dice alla nostra testata il legale della giovane, Luca Cavallo —. Peccato che la ricostruzione della mia assistita sia coerente e lineare: nelle quattro occasioni in cui è stata chiamata a renderla è sempre stata identica, e non ci sono elementi fantasiosi quali quelli che caratterizzano a tratti le ricostruzioni dei tre imputati. Elementi la cui affidabilità non può essere suffragata dalle dichiarazioni rese da alcuni compagni di squadra, visto che dalle intercettazioni emerge che ci sono stati contatti tra loro, in cui si ripromettevano di andare a testimoniare a favore dei compagni confermando circostanze a mio avviso fantasiose e difficili da credere".
Il processo si doveva aggiornare al 18 giugno per la requisitoria dell’accusa ma, per il legittimo impedimento del difensore di Rosa, l’udienza è stata rinviata al 1° ottobre, giorno in cui il pm formulerà le proprie conclusioni dinanzi al gup di Asti.














