Dopo oltre vent’anni di impegno nell’associazione Strafossan, Elena Parola lascia la presidenza della storica camminata solidale fossanese. Un percorso lungo 23 anni, iniziato come volontaria, proseguito come tesoriera e culminato negli ultimi sette anni alla guida dell’associazione.
Architetto di professione, Parola sottolinea che questo passaggio non rappresenta un allontanamento dal volontariato, ma una continuità naturale.
“Chi vive il volontariato resta volontario: i piccoli gesti, ripetuti nel tempo, costruiscono grandi cambiamenti e accendono luce sul futuro delle comunità”: ha dichiarato la fossanese, che si è inoltre aperta con la nostra testata a un lungo dialogo, ripercorrendo le fasi più salienti del suo percorso proprio con la Strafossan.
Presidente Parola, con quale spirito lascia questo incarico? “Lascio con grande gratitudine, serenità e profonda riconoscenza. È stato un percorso intenso e profondamente arricchente, che ho vissuto con convinzione sin dal primo giorno. La Strafossan è cresciuta perché è stata, prima di tutto, un’esperienza di comunità: un progetto condiviso, costruito insieme a tante persone che hanno messo tempo, competenze e cuore”.
Che cosa ha reso possibile questa crescita nel tempo? «La capacità di fare rete è stata fondamentale. La Strafossan non sarebbe mai diventata ciò che è senza le associazioni del territorio, che ne rappresentano la vera forza. A loro va un ringraziamento sincero, perché hanno creduto nel progetto con continuità e generosità. Accanto a loro, gli sponsor, le imprese, gli artigiani e le attività commerciali hanno dimostrato una sensibilità preziosa: non hanno sostenuto solo un evento, ma un’idea di comunità. Un ringraziamento particolare va anche all’amministrazione comunale, che in questi anni ha accompagnato il percorso della Strafossan con disponibilità, dialogo e attenzione al valore sociale dell’iniziativa. Questa collaborazione ha reso possibile una crescita equilibrata e concreta”.
La Strafossan è anche un’esperienza di inclusione.
«Sì ed è uno degli aspetti che considero più significativi. Nel tempo è diventata un’occasione reale di incontro tra persone diverse, generazioni diverse e culture diverse. Questo è stato possibile soprattutto grazie al lavoro delle scuole e del mondo educativo, che hanno saputo coinvolgere bambini e famiglie in modo naturale e partecipato. I ragazzi ci ricordano una cosa semplice ma fondamentale: quando si sta insieme, le differenze diventano irrilevanti».
Il mondo della scuola ha avuto un ruolo decisivo.
«Fondamentale. Ho incontrato docenti e dirigenti scolastici che hanno creduto nel progetto con grande sensibilità. La scuola ha permesso alla Strafossan di essere non solo un evento solidale, ma anche educativo, capace di trasmettere valori di partecipazione, rispetto e comunità».
Anche la pandemia ha rappresentato un passaggio importante.
“È stato un momento complesso, ma non ci siamo fermati. La Strafossan ha saputo adattarsi, mantenendo il legame con le persone anche quando le modalità erano diverse. Non era possibile interrompere un percorso che è prima di tutto relazionale: abbiamo cercato nuovi modi per esserci, e questo è stato possibile grazie alla collaborazione di tutti”.
I numeri dell’ultima edizione raccontano una realtà consolidata.
“La quarantesima edizione è stata significativa: 5.850 pettorali venduti, 240 sponsor e partner coinvolti e tre progetti completamente finanziati sul territorio. In totale sono stati devoluti 46 mila euro in beneficenza: 15.500 euro alle scuole, 22 mila euro alle associazioni del territorio, 5 mila euro per la piantumazione di alberi, 3 mila euro per eventi collaterali e 500 euro all’Istituto di Candiolo. Ma al di là dei numeri, ciò che conta è il senso di partecipazione collettiva che li ha resi possibili”.
Che cosa resta di questi 23 anni? “Resta soprattutto gratitudine. Verso tutte le persone che hanno condiviso questo cammino: associazioni, sponsor, scuole, fondazioni e istituzioni. La Strafossan è cresciuta perché ha saputo mettere insieme energie diverse, creando un progetto comune che appartiene alla città. Resta anche la consapevolezza che il volontariato è un modo di essere: si costruisce nei piccoli gesti quotidiani e continua a generare valore nel tempo. Per questo continuerà a far parte del mio percorso, anche se in forme diverse».
E oggi, guardando al futuro? “Guardo al futuro con serenità. Lascio la presidenza, ma non lascio la comunità. Con stima e riconoscenza auguro buon lavoro a chi proseguirà questo percorso, con l’auspicio che la Strafossan continui a essere uno spazio vivo di partecipazione, inclusione e solidarietà per tutta la città. Con stima faccio i miei migliori in bocca alla neopresidente Mirella Brizio, certa che saprà guidare la Strafossan con competenza ed energia, mantenendo saldi i valori che l’hanno resa un punto di riferimento per tutta la città”.














