Noi lo Lo abbiamo incontrato nel suo "bunker", da dove presto toglierà le sue cose. Ha addosso la felpa di servizio, con il suo nome: Andrea. Nessun titolo.

Quello di ieri è stato il suo ultimo turno diurno, quella di oggi sarà la sua ultima notte e domenica avrà l'ultimo servizio in ambulanza a Saluzzo.
Dopodiché sarà in pensione.
"Sono strafelice di aver fatto il medico. Penso che sia il lavoro più bello che potessi fare". Lo dice da figlio di medico, che di quella professione gli ha trasmesso prima di tutto la passione.
E c'è la passione nelle parole del dottor Andrea Sciolla, che lascia il servizio attivo dopo oltre venticinque anni trascorsi al pronto soccorso dell’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo.
Parole che danno il senso di una carriera vissuta con umanità e spirito di servizio.
Nato a Mondovì il 31 agosto 1963 e profondamente legato alle proprie radici di Bastia Mondovì, Sciolla si laurea in Medicina all’Università di Torino.
Inizialmente il suo percorso professionale sembra destinato a prendere una direzione diversa da quella dell’emergenza-urgenza, specializzazione che all'epoca non esisteva.
Si specializza infatti in Endocrinologia e per alcuni anni si occupa di ricerca sul metabolismo osseo, lavorando con anatomisti e ricercatori. Sembra avviato alla carriera universitaria, ma il destino lo porta altrove.
La svolta arriva ad Asti, dove approda grazie al suggerimento di una collega.
Qui incontra i maestri che segneranno il suo futuro professionale. "Ho avuto la grandissima fortuna di lavorare con persone straordinarie", racconta.
In quegli anni comprende che la medicina d’urgenza non è soltanto una disciplina, ma un modo di affrontare la malattia: capire quando si può ragionare e quando invece occorre decidere e agire immediatamente, perché il tempo può fare la differenza tra la vita e la morte.
Nel 2000 torna in provincia di Cuneo, per stare vicino alla madre rimasta vedova dopo la scomparsa del padre. "Avevo 34 anni quando è mancato", ricorda.
L'esperienza astigiana gli resterà comunque nel cuore.
Il 1° maggio entra all’ospedale Santa Croce, in pronto soccorso, dove contribuirà allo sviluppo di un modello organizzativo che negli anni diventerà un punto di riferimento per il territorio.
Con il primario di allora, Ugo Sturlese, ora consigliere comunale a Cuneo e uomo di mille battaglie per i diritti e per l'ambiente.

Domani sarà il suo ultimo turno notturno come responsabile della struttura semplice di Pronto Soccorso, ruolo svolto al fianco del direttore della struttura complessa, il dottor Giuseppe Lauria, occupandosi non soltanto dell’attività clinica ma anche di organizzazione, percorsi di cura, sicurezza degli operatori e qualità dell’assistenza.
Guardando indietro, il bilancio è nettamente positivo. "Mi è piaciuto molto quello che ho fatto e sono stato fortunato perché ho lavorato sempre in contesti che mi hanno permesso di appassionarmi ancora di più". Un ringraziamento particolare va alle persone incontrate lungo il cammino: colleghi, infermieri, operatori sociosanitari e amministrativi.
Non dimentica la fatica e le difficoltà di un lavoro con ritmi che sono diventati più frenetici di anno in anno. Senza dimenticare i rischi a cui sono esposti i sanitari e gli stessi pazienti. Ma, ribadisce, la passione ha sempre prevalso.
Tra i ricordi più significativi conserva una cuffia ricevuta durante il periodo del Covid.
Gli infermieri avevano distribuito a tutti delle cuffie protettive cucite a mano; ai responsabili erano state preparate versioni con la scritta “Boss”. Trovò la sua sulla scrivania accompagnata da una dedica speciale.
Il messaggio era rivolto a lui, un capo che non era mai stato percepito come distante, ma come "uno di noi". Lo ha incorniciato e appeso al muro. E' un riconoscimento che lo emoziona ancora oggi: "Non ci sono altre cose che spiegano meglio quello che ho ricevuto".
Negli ultimi anni la malattia gli ha imposto una prova personale importante. E' stato per molto tempo lontano dal lavoro. Un tumore e il trapianto di midollo. Il lungo recupero, la fatica. "Vivo a 10 minuti a piedi dall'ospedale. La prima volta che sono tornato da solo, pochi giorni dopo le dimissioni, ho impiegato tre ore", ricorda.
Una prova affrontata proprio a Cuneo.
"Ho avuto l’abbraccio di tutto l’ospedale e ho potuto capire ancora di più il livello professionale che esiste in questa struttura". Al Santa Croce, quando le sfide sono grandi, lo è altrettanto la risposta. Non per lui, ma per tutti, tiene a sottolineare. Competenza e tanta umanità.
E proprio questa umanità lo ha confermato in una convinzione maturata in tanti anni di corsia: "Si guarisce prima nella testa che nel corpo".
"Quando sono arrivato a Cuneo - osserva ancora - mi sono trovato a lavorare in un ospedale organizzatissimo. Certo, ci sono cose migliorabili, si fanno errori, ma qui le cose funzionano bene. I cuneesi dovrebbero lamentarsi di meno e dirselo di più. Per l'ospedale, ma in fondo per tutto. Questo territorio è straordinario".
Gli chiediamo un messaggio finale, un saluto ai colleghi, prima di andare a fare una foto con alcune infermiere in turno.

Prevale la gratitudine. "Ho ricevuto molto più di quello che ho dato".
Un’affermazione che chi ha lavorato con lui probabilmente contesterebbe, ma che racconta bene il carattere di un professionista rimasto sempre fedele a un principio semplice: mettere la persona al centro della cura.
E il futuro? La prima risposta arriva senza esitazioni: "Andrò in montagna". Una passione che coltiva da sempre e che continuerà a vivere anche attraverso la sua attività di medico nel soccorso alpino.
Da medico, da collega e da uomo, Andrea Sciolla lascia un’eredità fatta di competenza, disponibilità e umanità. Forse il riconoscimento più autentico resta proprio quello scritto su quel messaggio che accompagnava la cuffia ricevuta durante il Covid: un boss, sì, ma soprattutto uno di noi.
Buona pensione, dottor Sciolla!














