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Economia | 18 giugno 2026, 18:04

“Laris”, lavoro e casa per l’inclusione: il progetto che unisce imprese e territorio

In provincia di Cuneo un modello integrato per l’autonomia dei migranti: già 29 inserimenti lavorativi e 12 soluzioni abitative

Giuliana Cirio e Antonio Sansone

Giuliana Cirio e Antonio Sansone

Si chiama “Laris – lavoro, abitare, reti per l’inclusione sociale” il progetto nato dalla collaborazione tra Fondazione Don Mario Operti e Fondazione Industriali ETS, con il sostegno di Fondazione CRT, per accompagnare persone con background migratorio in percorsi concreti di autonomia. Un’iniziativa che mette al centro un principio chiave: lavoro e casa devono procedere insieme per costruire una reale inclusione.

Il progetto, attivo in Piemonte con un focus sulla provincia di Cuneo, punta a rispondere a una doppia esigenza: da un lato sostenere persone in condizioni di fragilità, dall’altro aiutare le imprese locali che faticano a reperire manodopera. Laris costruisce così una rete tra enti del terzo settore, aziende, Comuni, servizi di accoglienza e proprietari immobiliari, con l’obiettivo di trasformare i beneficiari in lavoratori autonomi e pienamente inseriti nella comunità.

Capofila è la Fondazione Don Mario Operti di Torino, impegnata da anni in percorsi di inclusione sociale. «Nel Cuneese troviamo un territorio dinamico, dove le opportunità di lavoro esistono, ma l’inclusione si consolida solo se si affianca una soluzione abitativa stabile», spiega il segretario generale Antonio Sansone. La Fondazione segue in particolare il passaggio dall’accoglienza temporanea a una casa autonoma, supportando i beneficiari anche nella gestione economica e nei rapporti con proprietari e servizi.

Sul fronte occupazionale opera la Fondazione Industriali ETS, che funge da collegamento con il mondo produttivo. «Dare lavoro significa offrire autonomia e dignità», sottolinea la presidente Giuliana Cirio, evidenziando il valore della collaborazione tra imprese e terzo settore. Attraverso la piattaforma “Lavoro Buono”, vengono incrociate le offerte delle aziende con i profili dei candidati, accompagnandoli anche nelle prime fasi di inserimento.

Il progetto si sviluppa in continuità con il sistema dell’accoglienza territoriale, in particolare con il SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) del Monregalese, e interviene nella fase più delicata: quella del passaggio verso l’autonomia. Gli operatori individuano i beneficiari più pronti, li orientano e li seguono fino alla stabilizzazione lavorativa e abitativa.

I primi risultati confermano l’efficacia del modello: 29 persone inserite in percorsi lavorativi, di cui 8 con contratto a tempo indeterminato, e 12 soluzioni abitative attivate tra “case palestra” e strutture Caritas.

Tra le esperienze più significative, quella di Giuggia Costruzioni, che ha accolto un beneficiario accompagnandolo dalla formazione all’inserimento in cantiere. È il caso di Kemoko Kamara, originario del Mali, che dopo un tirocinio è arrivato a un contratto con prospettive di stabilizzazione. «È un’opportunità per tutti – commenta l’amministratore delegato Paolo Giuggia –: per le aziende che cercano personale e per le persone che vogliono costruirsi un futuro».

Il progetto guarda ora al futuro con l’obiettivo di ampliare la rete di imprese coinvolte e rafforzare i percorsi formativi e abitativi, rendendo il modello replicabile su scala più ampia.

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