Dal 1° al 23 di agosto, nella Sala don Domenico Ferrero (ospitata nella seicentesca Confraternita di Sant’Antonio Abate) a Roburent, un artista fotografo, profondo amico del territorio, l’arch. Marco Botto, espone una vasta carrellata di immagini alpine, che il critico d’arte Remigio Bertolino ha definito "Le montagne incantate”.
Nel corso dell'inaugurazione, in programma alle 17 di sabato 1° agosto, il critico d’arte Remigio Bertolino, guiderà alla profonda scoperta del valore estetico della fotografia dell’arch. Marco Botto: “Fotografie magnifiche, in un rigoroso bianco e nero – precisa Bertolino- , sono la Cascata di Roburent, la Cascata del Pesio, la Rocca Provenzale. La Rocca provenzale, è una montagna della Valle Maira dalla tipica forma aguzza, piramidale, una guglia rocciosa che si staglia nel cielo. Il fotografo ha colto il momento in cui un vasto movimento di nuvole minacciose frangono l’azzurro connotando un’atmosfera di drammatica attesa. La montagna si erge maestosa con una parete scolpita dalla luce, mentre quella a lato è immersa nel nero profondo dell’ombra.
Singolari sono pure le cascate del Pesio e del Roburentello. Nelle due potenti immagini l’acqua, che precipita verso valle, diventa spunto per cogliere tutta la suggestione del fragoroso spettacolo naturale.
La cascata del Pesio è magica e affascinante per quel suo misterioso sgorgare direttamente dalla roccia in più punti. L’acqua precipita nel gorgo sottostante effondendo una meravigliosa sinfonia di luce".
Nelle fotografie a colori Marco Botto coglie l’attimo in cui luce ed ombra trasformano il paesaggio in spettacolare visione. Spesso, la stagione invernale ispira il fotografo, lo spinge sulle tracce di una bellezza arcana e sublime come nell’immagine dell’Alpet avvolto in una favolosa nevicata. Un cerchio di alberi ai cui rami la neve ha ricamato splendidi rabeschi è colto sulla diagonale che sale ad un cielo fosco; esso si distingue appena dal manto nevoso del prato. Grandi fiocchi di neve stanno volteggiando per l’aria e s’intravedono solo sullo sfondo cupo del boschetto. Uno sciatore, sulla destra, sta arrancando a fatica, è un piccolo punto nel biancore che si dilata all’infinito.
Il Monviso da Punta Roma in Valle Po è una fotografia spettacolare, sia per l’inedita angolatura, sia per la magia di una luce così metafisica. La piramide di roccia viva si staglia in un cielo di prezioso turchese, dove nuvole lievi come piume sono sospese proprio sopra la vetta e biancheggiano come la neve dei canaloni.

Il Presidente della Provincia, Luca Robaldo, in uno scritto sul depliant evidenzia l’importanza del tema affrontato dall’autore: “Quanti spunti, quante riflessioni quante metafore e similitudini ha offerto la montagna a scrittori, filosofi, poeti, ed artisti. Cito due libri esemplari come “La montagna incantata” di Thomas Mann e “La montagna dell’anima” del Nobel cinese Gao Xin gjian. Anche la fotografia non è stata da meno sia sul piano più espressivamente artistico sia su quello più denotativo e documentario. Marco Botto segue le due vie: quella più connotativa ed espressiva alla Ansel Adams e quella più documentaria, quando fissa attimi di scalate, risalite alle cime con gli sci o esercizi da vero equilibrista sospeso ad una corda in un arduo passaggio. A seconda del soggetto che vuole rappresentare, il fotografo sceglie di volta in volta di usare il bianco e nero per rendere più astratto e sintetico il paesaggio oppure il colore vivido, colto nello splendore dell’istante in cui l’otturatore scatta per catturare l’immagine".
Ingentilisce l’ambiente una presenza musicale classica di un giovanissimo chitarrista di Sant’Albano Stura, Flavio Pietro Ravotti, vincitore di premi in competizioni qualificate, tra cui il Primo nella cat. “A” del 50° concorso Nazionale di chitarra “sac.m.° G. Ansaldi”. Eseguirà: Capriccio arabo di F. Tarrega e Preludio n.1 di H. Villa Lobos, opere di grade importanza e difficoltà interpretativa.














