Riceviamo e pubblichiamo:
Egregio Direttore,
leggere che il Comune di Cuneo sta pensando a una stretta su corso Giolitti mi provoca una sensazione a metà tra la soddisfazione e l'amarezza.
La soddisfazione perché, finalmente, qualcuno sembra essersi fatto un giro da quelle parti.
L'amarezza perché sarebbe stato utile farlo prima.
Quando, mesi fa, avevo segnalato pubblicamente i problemi di sicurezza della zona, partendo dalle preoccupazioni di cittadini del mio Comune che avevano paura a mandare i propri figli da soli a scuola a Cuneo, mi fu spiegato che esageravo, che alimentavo paure e che non conoscevo davvero la situazione.
Prima di parlare, però, in quella zona ero andato personalmente.
Oggi è lo stesso Comune a descrivere un quadro fatto di spaccio, ubriachezza, violazioni dei Daspo, minacce, vendita abusiva e porto di oggetti atti ad offendere.
Evidentemente, nel frattempo, anche l'Amministrazione ha deciso di andare a controllare.
La situazione, purtroppo, oggi è peggiore. Ma questo non significa che allora il problema non esistesse. Significa che si è perso tempo prezioso a minimizzarlo invece di affrontarlo. Certi fenomeni, se non vengono fermati sul nascere, crescono e diventano molto più difficili da gestire.
Per questo considero sbagliata anche l'idea di imporre indistintamente la chiusura delle attività alle 19.30. Così si finisce per penalizzare proprio i commercianti onesti, quelli che lavorano correttamente e che già subiscono il degrado della zona.
Sembra più un provvedimento di facciata, utile a dimostrare che si sta facendo qualcosa, che una vera soluzione.
Servono invece controlli seri, continui e mirati sulle attività. Se esistono esercizi che alimentano illegalità, degrado o criminalità, sono quelli che devono essere colpiti con decisione e, quando ne ricorrono le condizioni, chiusi definitivamente, non chiusi dopo le 19,30.
Agli altri, invece, bisogna permettere di lavorare meglio e in maggiore sicurezza.
Corso Giolitti non ha bisogno di provvedimenti simbolici. Ha bisogno di presenza, vigilanza, controlli e capacità di distinguere tra chi è parte del problema e chi ne è vittima.
E forse questa vicenda dovrebbe insegnare una cosa semplice: quando i cittadini segnalano un problema, prima di accusarli di allarmismo conviene ascoltarli.
E magari andare a vedere.
Paolo Giraudo, Sindaco di Roccavione














