Dopo aver già esposto la sua arte in altre località (le ultime mostre a Moncalieri e Saluzzo) arriva anche a Centallo. E questa ha il sapore delle origini, perché Giuseppe Silvio Martina è nato a San Biagio di Centallo 92 anni fa. Ma il ritorno a Centallo ha un sapore speciale: quello della sua infanzia e dei primi anni dell'adolescenza, gli stessi in cui imparò a suonare il mandolino e a "far cantare" le sue mani.
Da come si sarà capito, con l'età che ha (classe 1934), Martina è il più vecchio liutaio d'Italia, magari anche d'Europa e il bello è che ancora oggi nel suo laboratorio di Volpiano, dove si è trasferito tanti anni fa e dal quale hanno visto la luce almeno 150 strumenti: violini, violoncelli, viole, mandolini, chitarre. Di questa sua intensa produzione, appunto, presenterà una selezione a Centallo, in Sala della Mappa, per la festa degli Angeli Custodi, in una mostra dal titolo "Giuseppe Silvio Martina: storia di una passione. Strumenti di un figlio della nostra terra". È garantita la sua presenza e c'è da sperare che di, alcuni almeno, voglia farne apprezzare dal vivo il suono.
Giuseppe Silvio Martina si è raccontato in una bella intervista, a dicembre 2023, al Corriere della Sera, e in un documentario commissionato dal Comune di Volpiano nel 2024 che lo ha mostrato nel laboratorio circondato dai suoi attrezzi. "Ho iniziato da ragazzino – aveva detto a Maria La Barbera, firma del Corriere – quando l'unica ricchezza era la povertà: ce n'era davvero tanta nelle campagne del Cuneese. A sei anni già strimpellavo il mandolino di mio papà, a otto andavo a lavorare e imparavo un mestiere. La musica per me è sempre stata una passione e l'ho coltivata anche grazie alla mia voce: mi piaceva cantare alle feste di paese o alle veglie nelle stalle e nei fienili".
Ma non si è mai trasformata in un lavoro. Martina infatti è stato impiegato per gran parte della sua vita in una piccola impresa meccanica, come capo-officina, dopo aver lasciato la Fiat ("troppo ripetitivo, non faceva per me").
"La musica mi accompagnava sempre – si legge nell'intervista –, cercavo di affinare le mie conoscenze nella lavorazione del legno per costruire strumenti sempre meno grossolani, ma non era la mia principale occupazione e certamente non pagava le bollette". D'altra parte, ricorda, "dalle mie parti si diceva 'avere una fame da musicista' per spiegare che non dava la possibilità di guadagnarsi da vivere".
Alla liuteria cominciò a dedicarsi soltanto nel "secondo tempo" della sua vita, una volta raggiunta la pensione, a 55 anni. Lo fece con voglia e grande serietà, studiando e andando a bottega da tre maestri come Enrico Dindo, Dario Vernè e Arnaldo Morano. Ha raccontato con naturalezza la sua storia anche a quelli del Tg5, confidando loro i suoi due grandi sogni, quello di "fare un concerto con tutti i miei strumenti" e quello "di vivere in eterno".
La mostra centallese, ospitata in Sala della Mappa (Via Isoardo, nei pressi della biblioteca), sarà inaugurata sabato 10, alle 15 e resterà aperta fino alle 19. Riaprirà domenica 11 con orario 10/12 e 15/19. In entrambe le giornate Martina ha assicurato la sua presenza. L'ingresso è libero.














