In quel gioiello preindustriale che è il Filatoio di Caraglio, sabato 26 febbraio si è inaugurata, alla presenza di un pubblico straripante e molto interessato, “Bestie – Animali reali e fantastici nell'arte europea dal Medioevo al Novecento”, promossa dall'associazione culturale Marcovaldo. Come per la precedente mostra, dedicata alle “Rose”, anche in questo caso, come ha voluto sottolineare il presidente di Marcovaldo, Fabrizio Pellegrino, si è voluto affrontare un argomento monotematico, rivolgendo questa volta lo sguardo agli animali, attraverso 120 opere, che coprono un periodo di quasi mille anni, fra dipinti, sculture, ceramiche, manufatti, provenienti da prestigiosi musei e collezioni italiane.
Il percorso dell'esposizione, come è stato illustrato con un entusiasmo coinvolgente dai curatori Alberto Cottino e Andreina d'Agliano, non segue un criterio cronologico, ma è suddiviso in otto sezioni tematiche. A darci il benvenuto è “Diana cacciatrice” dipinto seicentesco di Michele Desubleo, nell'intenzione dei curatori evocata come protettrice degli animali selvatici più che dea della caccia, che ci introduce alla prima sezione, l'animale nella mitologia. Qui uno sguardo più approfondito è dato al mito del ratto di Europa, che troviamo rappresentato in varie opere, come nell'omonimo dipinto di Francesco Albani, proveniente dagli Uffizi di Firenze, che raffigura il toro-Zeus che porta via con sé verso Creta, come se fosse un motoscafo, Europa della quale si era invaghito.
Segue la sezione dedicata ai simboli, ovvero gli animali come proiezione dei vizi e virtù degli esseri umani, raffigurati in sculture (dai bassorilievi medioevali ai moderni “Pesci” del Thayant), manufatti (come L'orchestra delle Scimmie e la Poltrona di Giuseppe Cominetti, l'arazzo di Luce Balla), dipinti (il canarino di Max Ernst). La sezione sui mostri e animali fantastici accoglie draghi, sfingi, satiri, mentre in quella sugli animali nell'arte sacra troviamo anche un dipinto del “Maestro di Elva” Hans Clemer, raffigurante la Madonna con un nasuto Bambino e un coniglio bianco, simbolo della castità, insieme alle rappresentazioni artistiche dei tradizionali animali simbolici come l'agnello, o il serpente del peccato originale.
La sezione dedicata al mito della caccia ospita un importante dipinto del Dominichino “Paesaggio boscoso con scena di caccia”, varie nature morte fino ai “Gamberoni di De Pisis. La sezione sull'esotismo raccoglie opere raffiguranti animali esotici, come il bellissimo “Leone gradivo” bronzo del Gianbologna, la tigre dipinta da Giuseppe Boldrighi, e opere eseguite con materiali esotici, come il dente di narvalo montato a tromba o l'uovo di struzzo che diventa una doppia coppa in argento. Nella sezione dedicata all'aspetto scientifico è emblematico, nell'illustrare la combinazione fra arte e scienza, il dipinto, quasi commovente, dei primi del settecento del “Vitello con due teste” di Bartolomeo Bimbi, che fonde magistralmente l'illustrazione naturalistica con l'intento scientifico.
Infine, la sezione che è dedicata alla figura che a noi forse è più cara, l'animale domestico. Ci accoglie una statuetta francese di fine ottocento in marmo raffigurante una scrofa “sorridente”, ci sono dei gatti, come quello dipinto da Giovanni Reder, portatore di un sonetto d'amore, i cani di Giandomenico Tiepolo, il bovino di Giovanni Fattori, e si conclude con il grande dipinto di Corrado Cagli, che ritrae quasi in dimensioni reali Romolo che traccia i confini di Roma. Essendo quello descritto nient'altro che un rapido excursus, è vivamente consigliata la visita alla mostra, che rimarrà aperta fino al 5 giugno, dal giovedì al sabato dalle 14,30 alle 19,00, la domenica dalle 10,00 alle 19,00 (ultimo ingresso ore 18,00). Per informazioni www.marcovaldo .it telefono 0171 618260.















