Gent.mo Direttore,
mi sono imbattuto nella lettera del sig. Galeazzi sulla ricerca del prof. Zamboni sulla Sclerosi Multipla pubblicata il 10/1 u.s.
Siccome purtroppo questa vicenda sta ingenerando speranze mal riposte nella vasta popolazione dei malati affetti da questa triste condizione, mi permetterei di chiederLe di pubblicare questa risposta (sempre che non vi siano già state risposte da parte di altri rappresentanti del mondo scientifico, che non ho visto forse per mia non attenta ricerca).
Anticipatamente ringraziandoLa, le invio ancora un cordiale saluto.
G. Fossati - Busca
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Gent.mo Sig. Galeazzi,
ho più di un amico affetto dalla stessa Sua malattia, perciò le garantisco che valuto quotidianamente la problematica con il cuore oltre che con il cervello razionale del medico (non di tutti i medici, ahimè).
L’associazione tra SM e CCSVI (è l’acronimo con cui è denominata quell’ipotizzata alterazione vascolare che Lei cita) non è a tutt’oggi provata scientificamente. Nonostante il clamore sollevato attorno a questa falsa scoperta sia enorme, al punto che una Regione italiana è giunta a destinare (in questi tempi di gravi ristrettezze economiche) somme ingenti alla ricerca su questa inconsistente associazione di patologia, questa ipotesi patogenetica e terapeutica si colloca nel panorama scientifico mondiale allo stesso livello della famigerata “cura Di Bella”.
Contrariamente alla propagazione di idee e “intuizioni” filosofiche o politiche, in campo scientifico l’impostazione di un processo che dalla nascita di un’ipotesi giunga alla sua conferma, DEVE essere condotta in modo epistemologicamente corretto, che non può dunque prescindere da rigide regole che la scienza moderna si è data (da Galileo in poi).
Per quanto possa sembrare un paragone inaccostabile, procedere senza questi imprescindibili requisiti sarebbe come pretendere di avere ragione qualora si volesse convincere i nostri interlocutori che 2+2 fa 5. Va dimostrato. Sono pressoché sicuro al 100% che nessuno mai potrà dimostrare che 2+2 non faccia 4, e sebbene onestamente non si possa affermare che con la stessa percentuale sia impossibile l’associazione SM/CCSVI, per potersi affacciare alla ribalta scientifica seria e internazionale ci vogliono dimostrazioni di spessore ben più consistente delle evidenze sin qui presentate da Zamboni.
Ricordiamoci che in questo curioso paese frotte di italiani in troppe occasioni si precipitano fiduciose a seguire il pifferaio di turno (attualità politica a parte….), come già visto purtroppo in argomento medico (Di Bella è stato una delle tante bolle di sapone miseramente scoppiate per l’inconsistenza del loro background scientifico) e in qualunque altro campo dello scibile e dell’arte: quanti artisti, musicisti (chiediamo a musicisti seri cosa ne pensano del fenomeno Allevi…), scrittori, giornalisti, tutti con inspiegabile seguito di pubblico, sono in realtà dei sopravvalutati solo per la loro abilità nel vendersi molto bene al di fuori del loro ambito professionale?
I neurologi sono compatti in tutto il mondo nel respingere questa discutibile associazione, ma Le garantisco che non vi è alcuna dietrologia o alcun potere forte alla base di tale atteggiamento. La ricerca prosegue in tutto il mondo (e anche in Italia, nonostante la vergognosa limitatezza di risorse ad essa destinate) e le speranze non devono mancare (già farmaci sino a poco tempo fa impensabili hanno dato risultati ottimi, anche se ancora non ottimali). Magari non in tutti gli scienziati (sono uomini con i loro difetti e talvolta determinano nei malati atteggiamenti di rifiuto), ma abbia fiducia nella Scienza nella sua dimensione universale. Le chiacchiere e gli aneddoti non vi hanno diritto di dimora.












