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Scuole e corsi | 09 febbraio 2015, 09:31

La riflessione sul documento governativo “La Buona Scuola” del Collegio dei Docenti del Primo Circolo di Bra

Redatto il 10 novembre scorso

La riflessione sul documento governativo “La Buona Scuola” del Collegio dei Docenti del Primo Circolo di Bra

Il Collegio dei Docenti del Primo Circolo di Bra, nella seduta del 10 novembre 2014 ha prodotto un suo contributo alla riflessione sul documento governativo “La Buona Scuola” decidendo di inviarlo al sito labuonascuola.gov.it (la consultazione chiudeva il 15 novembre) e di inoltrarlo, in un secondo tempo, alla stampa locale per portarlo a conoscenza di tutti e, in particolar modo, delle famiglie afferenti alla nostra Scuola e dei politici locali presenti in Parlamento. Riteniamo giunto il momento di riportare l’attenzione su di un dibattito che pare un po’ essersi spento, anche alla luce delle parole  del Presidente del Consiglio che, nel video- messaggio del 5 gennaio, ha annunciato la stesura  dei provvedimenti legislativi di riforma della Scuola entro il 28 febbraio 2015.

Nel frattempo:

  • la nostra ipotesi che l’assunzione dei precari non fosse una scelta di avveduta politica scolastica e sociale, ma  un atto dovuto a causa dell’attesa sentenza della Corte Europea che, il 26 novembre, ha condannato lo Stato italiano ad assumere a tempo indeterminato chi abbia già svolto tre anni di servizio nella pubblica amministrazione,  pena una pesante sanzione, è stata confermata;

  • la nostra amarezza per un documento governativo che dipingeva una Scuola lontana dalla sua quotidiana realtà, problematicità, fatica e bellezza ha trovato una parziale risposta quando sono stati resi noti i nomi dei firmatari del testo sulla Buona Scuola: coloro che hanno redatto il testo non affrontano le questioni che potrebbero immediatamente far fare un salto di qualità al sistema di istruzione perché non hanno lavorato nel mondo della scuola, la loro formazione e le loro esperienze lavorative appartengono al mondo del commercio e dell’economia.

Riflessioni sul documento del Governo

“LA BUONA SCUOLA”

Il documento “La Buona Scuola”, ci pare un’occasione da non perdere per entrare nel merito delle proposte governative e per confrontarle con l’idea di Scuola che abbiamo tratteggiato nel nostro Piano dell’Offerta Formativa. Piano con cui, ogni anno, esplicitiamo all’ utenza ed alle altre agenzie educative/formative presenti sul territorio la nostra identità culturale e la nostra capacità progettuale.                                                  Non intendiamo in queste poche righe entrare nel merito di tutte le questioni poste dal documento citato, ma intendiamo  soffermarci su alcuni aspetti che, in questo momento, ci paiono rilevanti.

Superamento del precariato e Organico funzionale

Certamente uno degli aspetti del documento che più colpisce l’opinione pubblica è l’ipotesi delle 148.000 assunzioni  a tempo indeterminato di personale precario, incluso nelle Graduatorie ad Esaurimento e nelle Graduatorie del concorso ordinario 2012.

E’ probabile che una spinta in questa direzione giunga dagli imminenti provvedimenti europei di contrasto al precariato dei docenti ed una conferma indiretta a quest’ipotesi viene dal fatto che nulla è previsto per i precari ATA.

Ricordiamo però che i precari della Scuola non sono solo i 148.000 docenti abilitati inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, ma anche i 166.400 docenti abilitati inseriti nelle graduatorie di istituto ai quali lo Stato ha dato la possibilità di conseguire l’abilitazione ed i 140.000 non abilitati inseriti nella terza fascia delle graduatorie di istituto.

I nuovi assunti andranno in parte a coprire l’organico di diritto e di fatto che oggi è coperto da personale supplente e in parte a costituire l’organico funzionale, incardinato su una scuola o su una rete di scuole.

Anche se la priorità di questa operazione mira prevalentemente al superamento delle supplenze brevi, l’attivazione di un organico funzionale arricchito che consenta un ampliamento dell’offerta formativa, ad esempio l’estensione del tempo pieno nella primaria e la generalizzazione della scuola dell’infanzia, è un progetto più che condivisibile che, per essere attuato, necessita che il MEF garantisca la copertura dei costi.

Non possiamo non ricordare che “organico funzionale” è una definizione nata molti anni fa per indicare una dotazione organica del personale docente che non rispecchiasse esattamente l'orario delle lezioni frontali, ma potesse servire anche per gli interventi  (ampliamento offerta formativa, compresenze, interdisciplinarità, individualizzazione, laboratori, ecc.) che il progetto educativo-didattico richiede. Tale organico, dal 1999, avrebbe dovuto garantire il reale funzionamento all’autonomia scolastica, ma, troppo frequentemente, nelle politiche scolastiche, agli impegni non seguono i fatti.

Valorizzazione professionale e carriera

La valorizzazione professionale costituisce, da anni, un'esigenza della categoria docente. Per cercar di dare una risposta a questa esigenza, “La Buona Scuola” individua tre aspetti del profilo docente da incentivare: quello didattico; quello formativo, legato allo sviluppo delle competenze di insegnamento, attraverso formazione, aggiornamento ed esperienze sul campo e  quello  professionale, connotando quest’ultimo aspetto in chiave “organizzativa” in quanto corrispondente ad un impegno nell’organizzazione scolastica (collaborazioni col dirigente, funzioni strumentali, mentoring ecc.).

Nella proposta governativa la progressione di carriera avviene attraverso l’attribuzione di crediti che determinano ogni tre anni “gli scatti di competenza”.   Se questa scelta può forse funzionare  per quanto riguarda il riconoscimento dei crediti “formativi e “professionali” (è più facile individuare al riguardo prestazioni e attività da osservare e valutare), ci interrogano e ci preoccupano i problemi di affidabilità e di correttezza che il riconoscimento dei crediti “didattici”, inevitabilmente, implicherà (Chi valuta? Come valuta? Cosa valuta?). Viene lasciato, a nostro avviso, un margine di discrezionalità troppo ampia a chi ci dovrà valutare.

La nostra preoccupazione nasce dalla convinzione che siano proprio gli aspetti didattici del nostro lavoro a dover maggiormente concorrere a costruire la nostra competenza professionale, a condizione che il “particolare impegno aggiuntivo nel lavoro d’aula” sia connotato da percorsi di ricerca-azione didattica, educativa e valutativa.

Inoltre, il riconoscimento di questo merito avverrebbe con una progressione di carriera derivante dall’abolizione degli scatti automatici  di anzianità e dalla loro trasformazione in “scatti di competenza” . Questi scatti riguarderebbero, con cadenza triennale, il 66% dei docenti di ciascuna unità scolastica, escludendo il restante 34%. Riteniamo che questo meccanismo, tanto più se declinato all’interno di una singola unità scolastica, genererà meccanismi di competitività, proprio in un’agenzia educativa in cui  (come in altre parti del documento viene scritto) la capacità di lavorare in modo cooperativo si rivela strategia vincente per la crescita culturale e sociale degli allievi.

Non si può non notare che il passaggio dagli scatti di anzianità agli scatti di competenza sarà preceduto da tre anni di vuoto. Ciò vuol dire che dal 1 settembre 2015 al 31 dicembre 2018 il sistema degli scatti verrà congelato per tutti ad eccezione di coloro che si trovano al 33° anno di servizio.

Vogliamo, con forza, sottolineare come l’anzianità abbia un peso nei percorsi di carriera dei docenti in tutti i Paesi (dati OCSE).

Un conto è prevedere un nuovo sistema di valorizzazione professionale incentivante che si affianchi al sistema attuale basato sull’anzianità, altra cosa è la totale cancellazione del riconoscimento dell’esperienza professionale.

Inoltre, riteniamo che tutte le esperienze di formazione (attività di ricerca-azione, partecipazioni a progetti di ricerca in collaborazione con le università...) e di partecipazione all’ organizzazione di sistema (collaborazioni col dirigente, funzioni strumentali...) realizzate nel corso dell’attività professionale, non solo quelle maturate a partire dall’anno scolastico 2015-2016, debbano configurare il curricolo professionale ed incidere sulla progressione di carriera.

Orario, carichi di lavoro e organizzazione del lavoro, sia per i docenti che per gli Ata, sono certamente argomenti da rivisitare in quanto l’impianto contrattuale, risalente (a causa del blocco) al 2007, non è più adeguato a far fronte ai cambiamenti che ci sono stati negli ultimi 7-8 anni.

Ci preoccupa l’idea che traspare dal piano del Governo, di regolare ciò al li fuori dal contratto (rilegificando lo stato giuridico).

Non condividiamo l’ipotesi di tornare a sottomettere alla politica, più specificatamente alle maggioranze di turno, la regolazione dello stato giuridico dei docenti, l’orario e l’organizzazione del loro lavoro, il sistema dei loro diritti e delle loro tutele.

Valutazione di sistema

Condividiamo il principio, enunciato nel documento, per cui “non c’è autonomia senza responsabilità, non c’è responsabilità senza valutazione”, ma le enunciazioni successive non ci paiono coerenti con queste affermazioni. Per esempio, alla giusta esigenza di valutare per sostenere la scuola che vuole migliorare e non per stilare classifiche, non corrispondono né un chiaro riferimento alla valutazione di sistema, né indicazioni per intraprendere percorsi di rendicontazione sociale. Temiamo che l’indispensabile valutazione di Istituto, realizzata con criteri ad alta discrezionalità con prove standardizzate, rischi di trasformarsi in una sorta di classifica della qualità degli insegnanti

Riteniamo prioritario rendere l’Invalsi realmente autonomo rivedendo radicalmente la funzione dei test, separare la valutazione dei risultati del sistema dai processi di valorizzazione del personale, rendere più operativamente presente e, quindi più efficace,  il ruolo del servizio ispettivo.                     

Investimenti sulla Scuola

Ci sembra di aver capito che le risorse previste nel piano “La Buona Scuola” siano 4,1 miliardi di euro a regime per la stabilizzazione dei precari e l’istituzione dell’organico funzionale, che il passaggio alla nuova carriera sia a costo zero, che il MOF verrà incrementato, ma con i risparmi sui nostri scatti, realizzati nel prossimo triennio (dal 1 settembre 2015 a tutto il 2018) fino all’avvio della nuova carriera che avverrà dal 1 settembre 2018.

Riteniamo che, per ridare centralità alla Scuola, siano necessarie risorse più ingenti e certe ed auspichiamo che la spesa complessiva per la Scuola sia equiparata, anche gradualmente, alla media europea.  L’investimento di nuove risorse economiche serve alla Scuola e al Paese per avere edifici scolastici sicuri, laboratori/attrezzature a norma, ampliamento dell’organico (funzionale), stabilizzazioni, formazione iniziale ed in servizio, rinnovo del Contratto del personale, per avviare un reale percorso di valorizzazione professionale ed il recupero del potere d’acquisto dei nostri stipendi (pare che, a causa del blocco del nostro contratto di lavoro, sia stata calcolata una perdita cumulata media di circa 8.820 euro lordi per i docenti e di oltre 7.000 euro per gli Ata).

Ulteriori considerazioni

In sintonia con la storia del nostro Circolo, auspichiamo il potenziamento di un processo di leadership diffusa da costruirsi all’interno dell’autonomia. Le scelte assunte all’interno di un modello organizzativo segmentato e centralistico sarebbero contrarie al modello cooperativo e di condivisione delle responsabilità che è alla base dei sistemi organizzativi che si occupano di educazione.  Nella nostro Circolo, siamo, da anni, impegnati per affermare un modello di gestione della Scuola fondato sulla condivisone, sulla cooperazione e sulla corresponsabilità di tutti, nel rispetto delle competenze di ognuno. Ci pare debole, poco chiara e, ancora una volta, rinviata ad un imprecisato “domani”, la definizione dei nuovi Organi Collegiali. 

Nella parte finale, il documento insiste sul ricorso a ipotetiche fonti di finanziamento private. Riteniamo che l’intervento privato debba essere aggiuntivo e non sostitutivo degli obblighi di Stato.

È certamente apprezzabile che il Rapporto ponga la Scuola al centro della vita sociale e consideri l’investimento in istruzione come essenziale per il rilancio dell’economia del Paese.

Non condividiamo un modello di Scuola - azienda: noi vogliamo una Scuola - palestra e laboratorio di cittadinanza libera, attiva, consapevole, quale è prefigurata dalla Costituzione della Repubblica. Vogliamo una Scuola che promuova emancipazione e  costruisca competenze di cittadinanza.

Nell’introduzione al Documento, abbiamo letto “La scuola italiana ha le potenzialità ...per essere l’avanguardia non la retrovia del Paese”. Non crediamo che la Scuola italiana in cui noi abbiamo lavorato sino ad ora sia stata retrovia del Paese.   

Abbiamo ancora letto: “Se le scuole diventano luoghi dove si pensa, si sbaglia, si impara”. Prima di affermare ciò, quali dati sono stati raccolti? In quali contesti?

E’ con amarezza che pensiamo d’aver per anni lavorato fra noi e con i bambini provando a fare, riflettendo sulle esperienze, confrontando le idee, imparando dagli errori... senza che nessuno se ne sia accorto!

Siamo anche noi convinti che “per fare la Buona Scuola non basta solo un Governo. Ci vuole un Paese intero”. Proprio per questo, è importante che il Governo socializzi gli esiti di questa consultazione, per non incorrere in delusioni, come avvenuto in iniziative precedenti.                          

Contributo degli insegnanti del I° Circolo di Bra

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