Gentile Direttore,
faccio seguito all’articolo del 16 dicembre scorso a firma B.Simonelli per evidenziare che l’anello ferroviario su cui si basa il progetto Metrogranda sta correndo il rischio di essere spezzato dall’ipotesi di occupazione del tunnel ferroviario Mondovì Breo – Mondovì Altipiano per la posa del condotto scaricatore del canale della Carassona nell’Ellero.
Tale scaricatore potrebbe realizzarsi con un breve microtunnelling, tecnica che negli anni recenti ha fatto grandi progressi e che quindi potrebbe comportare costi contenuti; tali costi dovrebbero essere comparati con la maggiore lunghezza delle tubazioni posate nel tunnel del Ferrone e con la distruzione di valore associata alla rottura di una maglia fondamentale nella rete ferroviaria piemontese, la cui riattivazione comprendendo la Bastia Mondovì – Bra avrebbe un senso anche per un traffico merci previsto in crescita su ferrovia (piattaforma Maersk di Vado Ligure) e gioverebbe anche alla Cuneo-Ventimiglia, su cui troppe lacrime di coccodrillo sono già state versate.
Nella galleria di Tenda l’acquedotto delle Langhe corre parallelo al binario nella tratta italiana, quindi non si capiscono le dichiarazioni secondo cui la monregalese galleria Breo-Altipiano non possa più essere recuperata all’uso ferroviario. In assenza di un confronto fra due o tre realizzazioni alternative per lo scaricatore della Carassona, il dibattito sulla TAV a Mondovì appare un’arma di distrazione di massa: dopo aver occupato con un parcheggio l’intero piazzale di stazione di Breo (per riattivarla basterebbe lasciarvi 2 binari) si rischia di gettare alle ortiche una delle infrastrutture più preziose, se non di Mondovì, della provincia di Cuneo.
C’è un modo semplice per far perdere valore alle infrastrutture: non usarle, o usarle pochissimo: altri esempi sono la Cuneo-Ventimiglia, a cui si preferisce il raddoppio del tunnel stradale, o la Ceva-Ormea, tenuta appesa all’ombelico piemontese ma inopinatamente scollegata dalla rete ligure. Con tali negligenze ed omissioni si costringono i cittadini e le imprese ad arrangiarsi con mezzi propri e si aumentano giocoforza le spese pubbliche correnti per la manutenzione e l’incidentalità stradale: una sorta di reddito di cittadinanza negativo, verso un futuro di italica povertà da cui nessun decreto legge ci potrà salvare.
Stefano Sibilla
(pres. Comitato Treno Alpi Liguri; in molte occasioni ha collaborato con Spiriti Liberi sulle questioni ferroviarie piemontesi)













