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Economia | 07 febbraio 2019, 11:30

Il dolore muscolare, o articolare, è spesso sottovalutato e curato con banali antinfiammatori

Qui troviamo un approfondimento da parte di un esperto con la convinzione che l'informazione è l'unica arma che può davvero aiutare le persone

Il dolore muscolare, o articolare, è spesso sottovalutato e curato con banali antinfiammatori

Definiamo cosa è il dolore muscoloscheletrico, ossia l'unico modo che il nostro corpo ha di comunicarci che c'è qualcosa che non va, tenendo ben presente che:

-        non è mai una causa

-        ridurlo o annullarlo non è mai la soluzione del problema

-        lieve, costante, intermittente o passeggero non va mai sottovalutato

Al dolore muscoloscheletrico si associa sempre infiammazione, un evento, quello infiammatorio, che può costituirsi in diverse modalità:

1.     Improvvisa, a seguito di un traumatismo, ad esempio da contusione, da stiramento o strappo muscolare o tendineo, da taglio o da punta, da esposizione a forte calore o forte freddo (es. gas), da contraccolpo (es. colpo di frusta) e da forte contrattura.

2.     Ingravescente, come a seguito di risentimenti sottovalutati che pian piano e giorno dopo giorno vanno ad aumentare.

Le manifestazioni infiammatorie conseguenti a stati patologici conosciuti, cronici o giustificati da un evento patologico in atto, vengono considerate in modo diverso.

L'infiammazione non è mai la causa del dolore, ma è sempre la conseguenza di un evento, ossia la vera causa, per cui, intervenire soltanto sull'infiammazione, con farmaci antinfiammatori, pomate … non rappresenta la soluzione al problema, al contrario, potrebbe porre le basi per un aggravamento della vera causa.

Siamo purtroppo bombardati da pubblicità, che definirei ingannevoli, e che più volte al giorno entrano nel nostro quotidiano proponendoci le più disparate soluzioni al problema del dolore muscoloscheletrico: pomate miracolose, cerotti riscaldanti, apparecchi ad ultrasuoni, apparecchi che emettono correnti antalgiche,attrezzi per fare "ginnastica" a casa …..

Tutte soluzioni fai da te che hanno come obiettivo l'infiammazione e non la causa che la determina e pertanto definibili "rischiosi", soprattutto se proposti in libera vendita per un "fai da te" tragicamente dannoso.

Il danno alla salute conseguente all'utilizzo di queste pseudo soluzioni si configura principalmente in 2 modalità:

1.     ritardo del giusto intervento con conseguente aggravamento del danno

2.     aggravamento del danno per intervento inadeguato

Le istituzioni, gli organi di vigilanza, il Ministero della Salute, che dovrebbero garantire la salute del cittadino nel rispetto dell'art. 32 della nostra Costituzione, soccombono agli interessi economici di coloro che vendono questi presidi, triste da affermare, ma purtroppo vero.

Triste ma vero è anche l'ormai consolidata abitudine di molti medici di base e specialisti che somministrano farmaci antinfiammatori come non ci fosse un domani. In questo caso non è pensabile che chi in quel momento sta esercitando una funzione sanitaria non sappia che il problema non è il dolore o l'infiammazione, ma ciò che è causa del dolore e dell'infiammazione!

Anche in questi casi, troppo frequenti e diffusi, registriamo quanto forte sia il potere di coloro che guadagnano dalla vendita di questi prodotti.

Spesso i sintomi e le condizioni si presentano in una fase preliminare di una patologia o di un danno strutturale, non si presentano le condizioni, ad esempio, per un intervento chirurgico e qui cosa accade? si continua a dare farmaci per ridurre infiammazione e dolore per attendere che le condizioni si aggravino per poi intervenire chirurgicamente… ma intervenire prima per evitarlo no? e perché no ? (fate ognuno le vostre considerazioni)

Ritorniamo al nostro dolore, come interpretarlo?

Abbiamo definito i 2 casi principali, improvviso ed ingravescente. Nel primo caso non abbiamo dubbi su cosa può averlo causato, nel secondo caso invece le motivazioni sono più difficili da individuare, spesso è il risultato di una somma di eventi che sottopongono il nostro distretto corporeo, un articolazione, la colonna vertebrale lombare, cervicale o dorsale, a non poter più contenere e sopportare.

In entrambe i casi, e maggiormente in caso di dolore improvviso, è necessario, sempre, rivolgersi ad un Pronto Soccorso oppure al proprio Medico di Medicina Generale (MMG), e pretendere di essere sottoposti agli esami diagnostici del caso:

1.     visita ortopedica (o specialistica a seconda del danno)

2.     Radiografie (RX)

3.     Risonanza Magnetica Nucleare (RMN)

4.     Ecografia (ECO)

5.     NON ACCONTENTARSI MAI DELLA SOLA TERAPIA FARMACOLOGICA!

Il dolore improvviso non lascia spazio a dubbi, la causa è sempre diretta, conosciuta e definita. Il dolore ingravescente invece nasconde sempre delle motivazioni che spesso sono state sottovalutate e non correlate al problema che si sta manifestando. E' questo il caso che più deve impegnare sia il paziente che l'operatore sanitario che ha il dovere di trascrivere una completa anamnesi, sia remota che prossima.

Il dolore ingravescente rappresenta pertanto la difficoltà maggiore dove l'interpretazione non può prescindere da una presa in carico globale del paziente.

Occorre individuare quali siano le condizioni che hanno portato il sistema muscoloscheletrico di quel paziente a "funzionare male" causando infiammazione e dolore, ipovalidità, cambio delle abitudini, compensi, spesso anche modificazione dell'umore con ricadute nella sfera relazionale e lavorativa.

Le condizioni migliori in cui un paziente può presentarsi sono quelle in cui il danno organico ancora non si è costituito, non ci sono riscontri positivi nella diagnostica per immagini, le radiografie sono negative, come anche la risonanza magnetica, l'ecografia, la diagnosi medico specialistica non definisce un quadro patologico e non indica la necessità di un intervento chirurgico. Sono queste le condizioni che rappresentano un quadro di sintomatologia patologica senza che la patologia sia evidente o conclamata, la fase in cui ci sono soltanto i sintomi e non ancora la malattia.

Si tratta della fase che prelude alla patologia, la fase in cui, se si adottano i giusti ed adeguati interventi, si può molto spesso evitare di arrivare alla patologia e all'intervento chirurgico.

In questa particolare e delicata fase la medicina ospedaliera non ha armi, non è individuabile un danno organico o una malattia e non ci sono quindi farmaci o interventi chirurgici prescrivibili o concepibili.

Attendere che un danno o una malattia si manifesti, si conclami, è, a mio avviso, criminale! Un atteggiamento che purtroppo non è ancora annoverato tra i possibili reati, ma che dovrebbe esserlo.

Ecco che assistiamo a quello che personalmente definisco il "mercimonio della salute":

·       Chi ti invia al collega specialista di qualcosa che riguarda i sintomi manifesti, a pagamento, e intanto ti riempie di antinfiammatori o antidolorifici,

·       Chi di da antidolorifici e ti dice: fai nuoto… vai in palestra… (così il danno te lo fai più in fretta!)

·       Chi ti riempie di antinfiammatori e non ti dice nulla e tu? vai dal "mesinour, settimino, aggiustaossa, mani calde…"

·       Torni dal medico che ti indica un altro amico specialista e….

Fino a quando la situazione non degenera, il danno si manifesta e allora la soluzione diventa l'intervento chirurgico.

Cosa fare ?

Per prima cosa, ripeto, è sempre necessario rivolgersi al proprio medico di fiducia, escludere che ci siano danni strutturali o patologie acute in atto anche e soprattutto con approfondimenti diagnostici, RX, RMN, TAC o ECO.

A questo punto ci si può rivolgere ad un professionista sanitario abilitato, dal 1 gennaio 2019 deve essere iscritto all'Ordine delle professioni sanitarie e al proprio Albo di categoria consultabile sul sito https://webadmin.tsrmweb.it/Public/ListaEnti.aspx andando a selezionare la provincia di interesse. Se il professionista a cui intendete rivolgervi non è presente negli elenchi dell'Albo corrispondente vi consiglio di diffidare e, se vi sentite dei cittadini desiderosi di giustizia, segnalatelo alle autorità, Carabinieri o Guardia di Finanza, o all'Albo stesso anche con segnalazione anonima.

Una volta individuato il professionista sanitario abilitato e regolarmente iscritto all'Albo, in questo caso un Fisioterapista, contattatelo e chiedetegli se può fare qualcosa per voi. Affidatevi anche al passaparola, ma accertatevi sempre che la persona a cui vi rivolgete sia in possesso del titolo e dell'abilitazione professionale per poter intervenire sulle vostre problematiche di salute.

Per fornirvi degli strumenti utili vi descrivo quello che di massima dovrebbe essere la presa in carico di un paziente che si presenta con dei sintomi di dolore muscoloscheletrico senza evidenze di patologia o di danno strutturale od organico:

1.     Compilazione della cartella sanitaria

2.     Raccolta dell'anamnesi remota e recente

3.     Registrazione dei referti diagnostici (specialistici e per immagini come RX, RMN, TAC, ECO …)

4.     Registrazione delle procedure che il paziente ha già messo in atto autonomamente o con altri professionisti sanitari e loro esiti

5.     Valutazione obiettiva in riferimento ai problemi che il paziente riferisce

6.     Proposta terapeutica contingente, a medio e lungo termine

7.     Contratto con il professionista sanitario mediante la firma del consenso informato sul trattamento che vi verrà proposto oltre alla firma di autorizzazione per il trattamento dei dati personali

Questi sono "i 7 passi" a cui nessun professionista sanitario può prescindere, possono cambiare l'ordine e le modalità, ma non la sostanza. Diffidate da chi non lo fa perché il non adempiere a queste procedure e il non emettere fattura alla fine del trattamento, o del percorso di cura, significa non essere coperti dall'assicurazione RC professionale, quest'ultima obbligatoria per ogni professionista sanitario. Nel caso in cui dovessero emergere dei problemi riconducibili alla terapia o all'interno dello studio, o struttura, a cui il paziente si rivolge, l'assicurazione del professionista potrebbe non rispondere alla richiesta del danno.

Il dolore ingravescente è il segno con cui il nostro corpo, la nostra struttura muscoloscheletrica, e non solo, ci informano, ci avvisano che ciò che stiamo richiedendo al nostro fisico è superiore a quello che può sopportare. Possono esserci:

·       situazioni transitorie, come a seguito di un evento che ha abbassato le difese immunitarie e ci ha costretto a star fermi per un relativo numero di giorni, una banale influenza,

·       come anche alcune patologie e condizioni di involuzione sistemica (ed es. la Sindrome Metabolica) che nella maggior parte dei casi impongono l'assunzione di farmaci che spesso incidono in modo significativo sulle performance, ossia sulle prestazioni che siamo abituati ad avere dal nostro fisico e che non sono transitorie.

Escludendo queste eventualità, o in considerazione della loro sussistenza, è necessario un attento studio della struttura muscoloscheletrica:

·       il suo assetto posturale,

·       l'equilibrio del lavoro delle coppie muscolari (lato destro e sinistro, sinergia agonisti/antagonisti nel movimento di un segmento osseo),

·       valutazione del livello di degenerazione osteo articolare in riferimento all'età, ma soprattutto all'usura e all'esposizione al carico.

Una volta che si è riusciti ad avere tutti gli elementi necessari descritti è possibile stabilire quali possono essere le cause dei problemi riferiti e proporre le soluzioni che dividiamo per semplicità in due grandi categorie:

1.     stabili

2.     transitorie con ortesi e ausili

Le soluzioni stabili sono quelle che il professionista sanitario è in grado di ristabilire intervenendo direttamente con le sue mani sul sistema muscoloscheletrico e viscerale del paziente anche mediante l'esercizio fisico che il paziente dovrà apprendere e riprodurre in autotrattamento a casa.

Le soluzioni transitorie sono quelle che si affidano ad ortesi ed ausili come plantari, bustini, stampelle, sostegni che raramente rappresentano un aiuto permanente, ma che intervengono in aiuto nella fase di crisi maggiore del sistema, un aiuto che si rende necessario al fine di stabilire le condizioni che permettano al lavoro, che nel frattempo si svolge con il professionista sanitario e in autonomia, di poter ottenere il risultato di guarigione, ossia del ripristino delle condizioni precedenti, quelle in cui non si aveva dolore o impedimento. Ad esempio, in caso di cedimento vertebrale da sovraccarico, con protrusioni o ernie discali, più frequenti quelle lombari con risentimento sul nervo sciatico, se non si utilizza un bustino semirigido lombare che sollevi, anche se solo parzialmente, il carico sul livello in sofferenza, come sarebbe possibile risolvere quel problema ? Stesso dicasi per il tratto cervicale in cui ci sovviene in aiuto un collare morbido da riposo.

Affidandosi pertanto ad un professionista sanitario abilitato, regolarmente iscritto al proprio ordine e albo di appartenenza, è possibile evitare che problemi alle nostre articolazioni, alla nostra colonna vertebrale (Cervicale, Lombare, Dorsale e Sacrale), ai nostri muscoli debbano necessariamente essere risolti con un intervento chirurgico oppure costringerci ad assumere una grande quantità di farmaci che nel tempo potrebbero crearci problemi di organo e sistemici molto più gravi. In questo caso il professionista sanitario di riferimento è il Fisioterapista per cui le varie specializzazioni acquisite in tecniche di terapia manuale e curriculum di esperienza possono fare la differenza nella scelta che andremo a fare.

Sono fermamente convinto che l'informazione è l'unica arma che può davvero aiutare la persona che incontra questo genere di problemi e, a tal fine, mi rendo disponibile a chiunque pensi di poter avere un aiuto o delle soluzioni dal sottoscritto, anche solo per una valutazione generica del problema.

 

Dott. Giovanni Cavinato - Tel  +39 347.3208296

profriabilitative@gmail.com   -   http://www.schienaepostura.it/

 

 

 

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