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Cronaca | 11 luglio 2019, 14:03

Limone Piemonte, sciatore morì travolto da una slavina: a processo per omicidio colposo due guide alpine

Il fatto risale al dicembre 2016. La vittima faceva parte di un gruppo i 8 turisti francesi che praticavano eliski

Foto generica

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Sono comparsi questa mattina davanti al tribunale di Cuneo le due guide alpine cuneesi P.C. e V.R. a processo per omicidio colposo. Il 23 dicembre 2016 uno scialpinista di 38 anni residente a Nizza, morì dopo essere stato travolto da una valanga nel vallone di Giosoletto, in località Limonetto. L’uomo faceva parte di un gruppo di 8 escursionisti francesi che stavano sciando dal monte Chiamossero dopo essere stati scaricati sulla cima da un elicottero.

A scendere per primo era stato V.R. che, appurata la sicurezza del terreno, aveva fatto andar giù gli sciatori uno per volta. Ma a quel punto si era staccata la valanga. A dare l’allarme erano stati altri due scialpinisti che stavano scendendo da un’altra montagna e avevano visto il distacco di un intero costone.

Una slavina di enormi dimensioni e inusuale per la zona, come ha detto il comandante della Stazione dei carabinieri di Limone Piemonte che partecipò alle indagini dopo la disgrazia: “Mai vista una cosa del genere da quando sono lì”.

Era una bella giornata di sole, ma il giorno prima era nevicato e c’era stato un forte vento. Il bollettino Arpa aveva segnalato un rischio valanghe di 3 su una scala di 5: “Si tratta di una situazione valutabile dal professionista in base anche alle condizioni locali. Un pericolo di quel livello è considerato consuetudinario sulle Alpi Marittime”, ha spiegato il comandante. “Mi risulta che abbiano fatto tutto quello che si doveva fare in situazione del genere. Io stesso avrei agito così”.

Gli escursionisti erano esperti e dotati di tutta l’attrezzatura necessaria. La vittima aveva nello zaino sia l’apparecchio ARVA che l’airbag, azionato durante la caduta. Erano stati gli stessi compagni con le guide a prestare i soccorsi, spalando nella neve con le pale in dotazione. Altri due sciatori erano stati sommersi dalla slavina ma erano riusciti a fuoriuscirne quasi subito.

Un altro teste, maresciallo dei carabinieri forestali esperto in valanghe e previsioni meteo, aveva redatto una perizia tecnica sulla base dei rilievi effettuati sul luogo della disgrazia il giorno successivo.

Anche per secondo il bollettino del servizio “Meteomont” il rischio di valanghe previsto per il 23 dicembre era a livello 3 su 5: “Si deve tener conto che il manto nevoso era estremamente variabile perché il giorno prima c’erano stati una nevicata e un vento molto forti . Si era formato quindi un grosso accumulo di neve che il gruppo aveva aggirato perché avevano scelto di scendere dal versante più sicuro”.

In sostanza si sarebbe trattato di una situazione complessa che secondo i difensori degli imputati avrebbe comportato a una previsione di rischio valanghe potenzialmente non precisa.

L’udienza è stata rinviata il 21 ottobre per altri testi.

Monica Bruna

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