‘Se lo assaggi, capisci’. Sono queste le parole chiave della campagna pubblicitaria della Venchi e chi ha assaggiato i prodotti del marchio di Castelletto Stura ha potuto rendersene conto. I pochi fortunati che mercoledì 8 ottobre hanno preso parte ai festeggiamenti per i 130 anni della Venchi di cose, tra assaggi e visita all’azienda, ne hanno capite davvero tante. Un intero mondo di storie, persone, aneddoti e cioccolato si ‘assapora’ all’interno dell’azienda a conduzione ‘femminile’ con la signora Maddalena ‘golosa’ custode delle ricette e memoria storica, entrata in ditta a sedici anni e dove, nella Venchi, a febbraio festeggerà i primi 50 anni tra i suoi dolci. A condurre i visitatori tra i 1200 mq del laboratorio è stato Gian Battista Mantelli, direttore marketing e socio azionista, che ha spiegato com’è nata la tradizione cioccolatiera. Si è partiti da Torino quando nel 1878 Silvano Venchi aprì il suo laboratorio di pasticceria diventato poi ‘azienda’ con diversi passaggi tra cui la costituzione della Venchi-Unica nel 1934 in piazza Massaro che dava lavoro a 3mila operai e con un capitale sociale di 37milioni di lire. Nel 1949 nasce Cuba (acronimo di Cussino, Biscotti e Affini) dall’incontro tra Venchi e Pietro Cussino artefice, tra l’altro, dei famosi cuneesi Cuba al rhum e delle praline farcite di crema cioccolato al rhum. Nel 2000 nasce la Cuba Venchi che offre al mercato 350 specialità. Dal 2003 il nome è diventato semplicemente Venchi che mantiene in sé Cuba, marchio difficilmente esportabile per questioni di brevetto in quanto è anche il nome di uno stato. Nel 1980 Pietro Cussino porta nel cuneese Venchi, l’azienda che ora si trova a Castelletto e dà lavoro a 180 persone (il 90% sono donne).
In meno di undici anni il fatturato è cresciuto di venticinque volte, passando da 1milione e 800mila euro nel 1997 a oltre 25 milioni nel 2008. Le ricette attive sono 104 che danno 320 referenze, mentre ben 500 sono al momento le ricette inutilizzate. Entrare alla Venchi è l’esperienza che ogni bambino e ogni amante del cioccolato vorrebbe fare. Non si assiste a cascate di cioccolato, ma alla preziosità e alla magia che ogni pezzo sprigiona quando esce dalla macchina. La cura e la precisione delle operaie è quasi chimica, ogni dettaglio è curato e persino le nocciole vengono scelte una ad una. La scelta capillare di ogni componente del prodotto è quello che distingue il marchio che nel tempo ha creato i ‘nobili’ cubotti, delizia al gran galà del Premio Nobel per la Pace 2007 e altri prodotti che, amalgamando tradizione e innovazione, viaggiano in ben 41 paesi nel mondo (est asiatico, emisfero australe, paesi arabi, Stati Uniti ed Europa). Materie prime ricercate, non alterate da processi chimici o conservanti, qualità e freschezza distinguono la produzione Venchi che nel tempo ha posto l’attenzione alla produzione di gelati (prodotti con materie prime a consegna giornaliera nelle CioccoGelaterie presenti nelle città di Cuneo, Padova, Roma Fiumicino, Milano, Treviso e Bologna) e alle polveri per la cioccolata calda, ma ha anche un occhio di riguardo per prodotti senza glutine per i celiaci e prodotti light.
L’affinarsi dei gusti e l’avanzare delle richieste ha permesso l’abbinamento di grandi vini (soprattutto passiti) e distillati con il cioccolato Venchi. Ma la ditta di Castelletto è artefice di specialità uniche come i Cubigusto (tre strati alternati di pasta cacao e gianduia), i Gianduiotti ripieni (cioccolato Ecuador al 56% riempito di pasta di nocciole Piemonte e latte), il Cuor di Cacao, cioccolato simbolo di purezza e fiore all’occhiello dell’azienda e la gamma Sugar Free, linea di cioccolato dolcificata al maltitolo di cui Venchi è leader in Italia. 1000 sono le tonnellate di dolci create da Venchi in un anno (il 90% della produzione viene eseguita su ordinazione) e sempre più spesso il marchio, con i suoi cioccolatini, partecipa ad eventi mondani come le sfilate di moda. E, se sono numerose le vicende dei prodotti Venchi come le caramelle nougatine che, nate al tempo di Salgari per rendere più famosi i suoi libri e poi distribuite in Abissinia e oggi in alcune parti del mondo considerate ‘prodotto razzista’ per l’involucro, più interessante dal punto di vista dell’avanguardia è la storia recente del cubotto. Questo prodotto è nato dalla tecnica del ‘cut design’: la forma della ‘barretta’ si presenta conforme al taglio della bocca e dopo il morso nulla è lasciato al caso perché i diversi ingredienti sono stati distribuiti in punti ‘strategici’ a seconda della parte della bocca coinvolta. ‘Se lo assaggi, capisci’, descrivere tutte le sensazioni di 130 anni di cacao e segreti è impossibile.











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