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Cronaca | 15 dicembre 2010, 16:41

Il gelo, l'orrore e la vita che se ne va: Vincenzina, ennesima, assurda, vittima della gelosia

Borgo San Dalmazzo è sotto choc, la gente è incredula. E su Facebook le amiche della donna sfogano il loro dolore

Nel fotoservizio di Francesco Ameglio (© Francesco Ameglio) il luogo del delitto il giorno dopo: la pallottola che ha trapassato la finestra di un appartamento vicino, i carabinieri mentre effettuano i rilievi

Nel fotoservizio di Francesco Ameglio (© Francesco Ameglio) il luogo del delitto il giorno dopo: la pallottola che ha trapassato la finestra di un appartamento vicino, i carabinieri mentre effettuano i rilievi

Faceva un gran freddo ieri sera a Borgo San Dalmazzo, quando durante l'ora di cena Franco Ruffinengo è salito sullo scalone che porta all'appartamento di Vincenzina D'Amico. Temperatura sotto lo zero, glaciale. Come il sangue che scorreva nelle vene dell'uomo, arrivato da Carmagnola il mattino presto, con un unico pensiero in testa: convincere la donna che amava a riprendere la relazione da poco conclusa. Altrimenti tutto sarebbe finito quella sera stessa: lo dimostra la pistola appena comprata, trait-d'union tra la vita e la morte.

Forse ha meditato a lungo, Ruffinengo, durante le ore trascorse per le strade del Gesù Lavoratore, ma quando ha imboccato quella scala, la decisione era ormai maturata: Vincenzina doveva morire. Insieme a lui. Quattro salti ed eccolo sul balcone, nessuna volontà di suonare il campanello, nè quello di provare un dialogo chiarificatore. Semplicemente un colpo di revolver alla finestra, il vetro che va in mille pezzi, i vasi di fiori, tanti fiori che Vincenzina curava e sistemava con ordine, che cadono e si spezzano, il balzo dentro l'appartamento. Vincenzina è lì, atterrita. Non ha nemmeno la forza di urlare, sono secondi di terrore: la donna prova istintivamente a scappare dal retro, ma il suo destino è segnato. Tutto si consuma in pochi secondi, il passaggio tra la vita e la morte. Quella morte che avvolge anche l'assassino, una volta che tutto si è compiuto.

L'appartamento è invaso da forze dell'ordine, soccorritori, medici. Entra il gelo, la morte l'ha sparso dappertutto. E fa un certo effetto vedere, nell'angolo sinistro del lindo appartamento uno stendino con i panni in fila, ultimo segno della vita che non c'è più.

Il giorno dopo, il quartiere cerca di riprendere la sua vita normale: gente che va, che torna, tutti furtivamente gettano lo sguardo verso quelle finestre che poche ore prima sono state teatro dell'orrore. Arrivano le telecamere, ma da queste parti la gente non ama il protagonismo: "Sì ho sentito gli spari, ma pensavo fossero botti di capodanno anticipati", racconta l'anziana signora, vicina di casa. E sì, certo che la conosceva Vincenzina, "una brava donna, separata da poco, ma sa com'è, buongiorno e buonasera". Due altre signore scendono le stesse scale che ha percorso l'assassino, parlano tra loro, commentano, ma quando chiedi loro un parere fanno cenno di no con la mano e si allontanano.

Vincenzina era una donna come tante altre: il lavoro, il volontariato, amiche ed amici, reali e virtuali. Anche lei aveva ceduto al fascino di Facebook, dove contava 127 amici. Che, ormai è una triste consuetudine, oggi vogliono testimoniare il loro dolore scrivendo sulla sua bacheca.

"Il mondo è pieno di pazzi - scrive Laura - tu hai avuto la sfortuna di trovarne uno sulla tua strada. Ora penso con angoscia ai tuoi figli e vorrei poter fare qualcosa x alleviare la loro sofferenza.....sarai sempre nel mio cuore e nei miei pensieri!!! con affetto". Paola, invece, preferisce ricordare l'amica che non c'è più: "Il tuo sorriso, la tua voglia di vivere sarà con me come il tuo ricordo... non ci sono parole ma solo amarezza e rabbia .... ci ritroveremo". Infine, Claudia, poche, scarne parole: "Non riesco a credere che sia successo davvero.... ti voglio bene..."

E' successo, un'altra volta.

 

 

Cesare Mandrile

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