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Attualità | 23 febbraio 2011, 11:00

Ferruccio Maruffi, ex deportato a Mauthausen, si racconta in un incontro all’Anpi di Mondovì

Si svolgerà sabato 26 febbraio e Maruffi darà testimonianza degli orrori vissuti all’interno di un lager per più di un anno

Ferruccio Maruffi

Ferruccio Maruffi

L’incontro si intitola “Maruffo, ex internato di Mauthausen, si racconta”. Si svolgerà presso la sede dell’Anpi di Mondovì sabato 26 febbraio a partire dalle 15 e vedrà protagonista Ferruccio Maruffi, ex deportato nel campo di sterminio di Mauthausen. Durante l’incontro Maruffi esporrà il suo racconto testimonianza, che come sempre rappresenta un momento toccante e di alto valore storico e culturale. Purtroppo sono sempre di meno le persone che oggi possono ancora raccontare cosa sia stata e cosa abbia significato la deportazione ed è quindi di fondamentale importanza raccogliere e fare tesoro di queste storie. Raffaele (Ferruccio) Maruffi, oggi presidente regionale dell’Aned, associazione nazionale ex deportati, è nato a Grugliasco in provincia di Torino il 4 marzo del 1924.

Proviene da una famiglia medio-borghese di inclinazioni antifasciste. Ferruccio, disegnatore meccanico, una volta entrato nella resistenza fra le formazioni partigiane, viene arrestato l’otto marzo del 1944, durante un rastrellamento. Dopo un breve periodo di carcere a Torino, viene deportato a Mauthausen, dove arriva il 20 marzo del ’44.  Da lì, uscirà solo 14 mesi dopo, il 5 maggio del 1945.

Il signor Maruffi ha ovviamente più volte portato in giro per l’Italia la sua testimonianza sulla vita nei lager, raccontando del viaggio di deportazione, del funzionamento delle camere a gas, della lotta per la sopravvivenza e dei rapporti all’interno dei campi di concentramento. Ma anche del dopo, delle difficoltà fisiche e psichiche del ritorno a una vita che, comunque, normale non poteva più essere. Racconti che sono finiti poi nei libri da lui scritti: Il codice sirio, La pelle del latte e Fermo posta paradiso sono alcuni dei suoi titoli. In un’intervista di qualche anno fa, Ferruccio raccontava così la vita a Mauthausen: “la sveglia alle quattro e un quarto del mattino oppure alle quattro e un quarto della sera, anche a seconda dei turni, sempre di dodici ore, che si facevano. Si dormiva dentro baracche di legno e su ciascun piano ci stavano tre deportati (nell'ultimo periodo addirittura cinque). Per vestiario avevamo una camicia e una mutanda, un paio di pantaloni e una giacca, questo indipendentemente dalla temperatura che poteva essere di venti gradi sopra o sotto zero a seconda delle stagioni. […] Si correva a fare l'appello, che durava normalmente da mezz'ora a quaranta minuti. In questo lasso di tempo si facevano esercizi ginnici, per come potessero farlo persone che stavano appena in piedi. Uno degli esercizi consisteva nel mettersi e togliersi ritmicamente il berretto per un quarto d'ora, era una fatica inutile, ma serviva a spersonalizzarci sempre un po’ di più. Poi, di solito alle sei, si entrava nel luogo di lavoro, nel mio caso si trattava di una galleria, per dodici ore con un intervallo di mezz'ora in cui ci davano una zuppa di rape”.

Questi orrori e altre forti esperienze legate ai lager verranno ricordate e ripercorse da Ferruccio Maruffi sabato 12, nell’incontro organizzato dall’Anpi di Mondovì. Un modo per non dimenticare il dolore e la vita di tante persone che con la loro morte o la loro sopravvivenza, hanno contribuito a scrivere la storia.

Marco Ceste

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