Egregio Direttore,
nella lettera inviata dall’UDC Monregalese, di solidarietà ad Enrico Costa, il Circolo PD di Mondovì è accusato di aver voluto, attraverso i manifesti “attribuire al nostro avversario responsabilità politiche per scelte dell’intera coalizione cui appartiene, o ancor peggio, responsabilità di carattere personali del leader della stessa”.
Invece di sprecare dei paroloni, proviamo a ragionare. L’Onorevole Enrico Costa non è solo membro della Commissione Giustizia della Camera, ma è anche capogruppo del PDL, il partito di maggioranza relativa. Di conseguenza è ragionevole pensare che abbia avuto una parte attiva nella stesura, nella promozione e nel seguire l’iter dei lavori della legge sul “processo breve”, non si sia limitato a premere il pulsante in aula per spirito di appartenenza. Il sospetto è che si tratti dell’ennesima legge approvata per vanificare i processi in cui è imputato il Presidente del Consiglio ed è di questo che chiediamo conto ad Enrico Costa.
Attraverso i manifesti, abbiamo voluto chiedere all’unico deputato monregalese eletto e quindi, in un certo senso e nostro malgrado, rappresentante del territorio e dei monregalesi tutti, di spiegarci nel merito le ragioni che lo hanno portato a votare e sostenere questa legge. Allo stesso tempo l’Onorevole Enrico Costa fa parte della Giunta per l’Autorizzazione a Procedere della Camera e come tale ha votato a favore del conflitto di attribuzione nei confronti del tribunale di Milano per il processo “Ruby”, in cui il premier è accusato di concussione per le telefonate fatte in questura affinché venisse rilasciata la bella marocchina.
Le motivazioni a favore del conflitto di attribuzione, sostengono che il premier abbia fatto quelle telefonate come Presidente del Consiglio, credendo veramente che Ruby fosse la nipote di Mubarak e preoccupato di evitare una frizione diplomatica con l’Egitto. Le motivazioni contro il conflitto di attribuzione, sostengono che il premier abbia fatto le telefonate nella veste di Silvio Berlusconi, uomo pubblico e di potere, preoccupato che venissero alla luce i festini farciti di prostitute che si presume si svolgessero nella sua villa di Arcore.
Attraverso i manifesti, abbiamo voluto chiedere all’Onorevole Enrico Costa di spiegarci, nel merito, le ragioni per cui si è convinto che il capo del Governo potesse credere ad una prostituta che millantava una presunta parentela con Mubarak, tutto qui. Avallare con il proprio voto delle leggi e dei provvedimenti che possono essere dannosi per il paese e ridicoli agli occhi del mondo, prevede una assunzione di responsabilità politica o no? Le leggi non piovono dal cielo, ma sono pensate, promosse e votate da persone in carne ed ossa. La loro identità non deve celarsi all’interno di categorie generiche (i politici, la maggioranza, la minoranza, i deputati, i senatori, gli onorevoli, la casta), ma deve essere palesata, resa visibile e rintracciabile.
La nostra Costituzione non prevede il vincolo di mandato, ovvero un Deputato o Senatore eletto non ha l’obbligo di votare leggi o provvedimento nei quali non si riconosce o che sono in contrasto con i propri principi o la propria coscienza. L’Onorevole Enrico Costa quei voti li ha espressi o no? Siamo qui a chiedergliene conto.
Gianpiero Garelli – Coordinatore del Circolo PD di Mondovì














