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Attualità | 24 gennaio 2012, 17:50

Per gli avvocati di Cuneo è ora di fare chiarezza sul decreto liberalizzazioni del Governo

Secondo l'Ordine, le riforme penalizzano il cittadino, non offrono alcun beneficio pubblico e sono frutto di una politica errata

Un momento della conferenza stampa (copyright targatocn.it)

Un momento della conferenza stampa (copyright targatocn.it)

Nella conferenza stampa che gli avvocati del Consiglio dell'ordine di Cuneo hanno tenuto nel pomeriggio di martedì si è voluto chiarire le ragioni del loro dissenso sul decreto liberalizzazioni del Governo: “Si sta assistendo ad una politica errata, di sfavore nei confronti delle professioni.”

Siamo stufi della carenza di informazione che circola sugli organi di stampa” si è sfogato il presidente dell'Ordine cuneese Claudio Streri: “Si è detto ad esempio che con il decreto si elimineranno le tariffe minime. Non è vero. Queste sono già state abolite dal 2006”.

Non è vero neppure che il ruolo degli avvocati sia quello di far lievitare il contenzioso: i professionisti seri al contrario fanno di tutto per cercare di conciliare le vertenze nei propri studi ed evitare di andare davanti ad un giudice.

Altri punti caldi dell'incontro.

C'è disinformazione anche sulle tariffe, "che non sono decise dagli ordini, ma determinate con decreti ministeriali dallo Stato. Proprio sulle tariffe è in corso un discorso demagogico. Non si può mettere sullo stesso piano un avvocato ed un artigiano, che a priori già sa quanto gli costerà la mano d'opera, i ricambi, e quanto tempo impiegherà". Nel preparare un preventivo si deve tenere conto di tutto quello che si dovrà fare, ma non dipende dall'avvocato. Un processo può trascinarsi anche per molte udienze, che sono decise dal giudice, soprattutto nel processo civile. Inoltre non esistono, al momento, i parametri o tabelle per preparare i preventivi.

In Italia in realtà, dicono gli avvocati, si vogliono avvantaggiare i grandi capitali, le assicurazioni e le banche che, forti del loro potere, potranno imporre agli avvocati stessi tariffe bassissime, nella linea di un profitto immediato, ma nella miopia di non rendersi conto delle conseguenze negative, nel tempo, dell’usufruire di un’assistenza di livello sempre più basso. Inoltre le società di capitale potranno entrare come soci di maggioranza negli studi professionali. Gli avvocati professionisti potrebbero trovarsi in questo modo in posizione di subordine nei confronti di soci maggioritari, con criteri di indirizzo dello studio sottostanti a logiche economiche, che uccideranno indipendenza e autonomia.

"Parlare dunque di liberalizzazione per la categoria degli avvocati è solo propaganda politica". C'è già, di fatto fin troppa concorrenza, con un numero di avvocati italiani che non ha pari nel resto d'Europa: solo da noi infatti c'è un quarto dei professionisti europei.

Per gli avvocati cuneesi, quello di cui c'è veramente bisogno è una riforma professionale seria per adeguare la professione ai tempi moderni. "Invece da anni si va avanti a decreti legge, con un'assoluta mancanza di consultazione con gli ordini professionali".

Monica Bruna

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