A ben guardare, il drappello di parlamentari cuneesi che siederà in Parlamento potrebbe stare tutto, o quasi tutto nel grande ventre della balena bianca di democristiana memoria.
Ai tempi di Forlani, Andreotti e Donat Cattin, i vari Taricco, Costa, Rabino, Olivero e Monchiero potevano tranquillamente condividere lo stesso simbolo. Come dire che tutto è cambiato, forse, per non cambiare nulla.
Vanno a Roma otto cuneesi, nove se si conta anche Giovanni Monchiero, ex direttore generale dell’Asl Cn 2, eletto alla Camera nel collegio Piemonte 1: tre sono del Pd (Mino Taricco e Chiara Gribaudo alla Camera, Patrizia Manassero al Senato), tre della Lista Monti (Mariano Rabino e Giovanni Monchiero alla Camera, Andrea Olivero al Senato), uno del Pdl (Enrico Costa alla Camera), uno della Lega Nord (Michelino Davico, se Giulio Tremonti opterà per un altro seggio), uno del Movimento Cinque Stelle (Fabiana Dadone alla Camera).
Nella provincia Granda, chi sta fuori dalla balena, prima o poi paga il conto, come è successo alla Lega Nord e come probabilmente accadrà al Movimento Cinque Stelle, a suo tempo. La balena appare più rossa che bianca, ormai, ma si tratta dell’effetto ottico dei meccanismi elettorali. In realtà, sono i partiti di Centrodestra che non riescono a capitalizzare il consenso elettorale, come già da anni appare evidente sul fronte amministrativo.
Con l’apertura della stagione dei conti, sarà interessante vedere cosa accadrà nel Carroccio. Se il progetto della macroregione, rafforzato dal voto in Lombardia, riuscirà a tenere unito il movimento, oppure se salterà tutto, soprattutto nell’ipotesi che cada la Giunta del Piemonte. Intanto, il senatore uscente Davico è appeso alla decisione di Tremonti (in realtà dei vertici del movimento, a seconda degli equilibrii interni), mentre la presidente della Provincia Gancia si trova, volente o nolente, in prima linea a polarizzare lo zoccolo duro del movimento. Alla finestra, per ora, l’assessore regionale Sacchetto.
La sorpresa, nel Centrodestra, è stata l’esclusione del “fratello d’Italia” Guido Crosetto. Sul suo nome confluivano i “malpancisti” del Pdl, che però non sono riusciti a dare il giro al partito, come avrebbero voluto per mandare un segnale forte alla segreteria Costa. Adesso tutti abbasseranno le ali e torneranno a casa, a cominciare dai saluzzesi che avevano avviato un progetto pilota di lista civica cittadina in aperta sfida all’altra metà del cielo azzurro, oppure partirà l’assedio al fortino di Mondovi?
Tempi tristi anche per l’Udc, se non è riuscito a farcela nemmeno Giuseppe Delfino, schiacciato, anche qui, dalle dinamiche interne del partito, che gli ha voltato le spalle guardando a Monti, quest’ultimo in sorprendente forma, grazie al sostegno compatto della sinistra cattolica e degli amici delle banche.
Il Pd porta a casa i suoi, ma più in là del tradizionale elettorato del pubblico impiego e dei garantiti del posto fisso non riesce ad andare.
Mentre nessuno sa ancora cosa sia il vincitore Movimento Cinque Stelle, per il quale dice tutto, a livello locale, la neoeletta Dadone, che nella sua prima intervista dichiara di avere come priorità la “tratta delle persone a scopo di sfruttamento”.














