/ Attualità

Che tempo fa

Attualità | 24 settembre 2013, 14:03

Nuovo impianto idroelettrico Fie-Maurin ad Acceglio, in val Maira: un efficace modello di utilizzo dell’oro blu

Inaugurata sabato 21 settembre la seconda centrale della Maira Spa, società mista pubblico-privata che vede protagonista la Comunità montana Valli Grana e Maira. Un esempio per l’Italia

Nuovo impianto idroelettrico Fie-Maurin ad Acceglio, in val Maira: un efficace modello di utilizzo dell’oro blu

Il nuovo impianto idroelettrico Fie-Maurin, inaugurato sabato 21 settembre ad Acceglio, in località Chiappera, è un esempio efficace di gestione dell’oro blu, l’acqua, a vantaggio del territorio e della comunità locale. La centrale – 195 metri di salto, 357 kwatt di potenza, 3 gwatt di produzione elettrica dunque in grado di coprire il consumo di 1.000 famiglie – è stata realizzata dalla Maira Spa, società mista pubblico-privata che vede come principale socio la Comunità montana Valli Grana e Maira e la Hydrodata. Si tratta del secondo impianto che viene costruito in Valle Maira, ad Acceglio. Frere 2 (attiva dal 2006) e Fie-Maurin sono gioielli dell’ingegneria idraulica: completamente invisibili sia nelle condotte, nelle prese e nelle centrali dove si trovano le turbine, realizzati con modelli tutti piemontesi che possono certamente fare scuola in Italia e in Europa. Non solo. “La società mista – spiega il presidente dell’Uncem Piemonte Lido Riba, intervenuto sabato mattina all’inaugurazione – dimostra come si possano generare sistemi economici nuovi per le Terre Alte, diversi dal passato. Si inverte un meccanismo per il quale le grandi società del settore energetico hanno colonizzato la montagna lungo il Novecento. Hanno costruito dighe e inserito turbine lungo i corsi d’acqua; fino agli anni Settanta creavano posti di lavoro, mentre oggi, con l’automazione, neppure più quelli. La ‘restituzione’ economica al territorio per l’acqua e per la forza di gravità che utilizzano per aumentare ogni anno i loro fatturati, è insignificante”. Maira Spa ribalta questo drammatico scenario: mette al centro la comunità locale, gli enti pubblici, la necessità di creare servizi, posti di lavoro, investimenti, tramite la Comunità montana. Un sistema virtuoso, da esportare.

 

“E’ sicuramente importante aver realizzato un secondo impianto lungo l’asta del Maira – spiega Roberto Colombero, presidente della Comunità montana e sindaco di Canosio – Devo ringraziare tutte le persone che vi hanno lavorato in questi anni con enorme passione. Sull’idroelettrico è necessario un cambio di rotta da parte dei soggetti che hanno in mano la politica energetica. Devono essere autorizzati gli impianti realmente sostenibili, ambientalmente ed economicamente, a vantaggio della comunità che vive e opera nelle Terre Alte. Si deve cogliere l’occasione delle gare per la riassegnazione delle concessioni delle grandi derivazioni, per riaffermare il ruolo della montagna produttrice di risorse, tra le quali l’acqua e la forza di gravità, a vantaggio dell’intera collettività”. Esempi analoghi alla Maira Spa, con il territorio protagonista dello sviluppo attorno alle rinnovabili, si registrano anche in Valle Orco e Soana e nell’Ossola, dove due anni fa è nata Superossola srl, secondo un progetto del presidente della Comunità montana Giovanni Francini, vicepresidente Uncem Piemonte, e dell’avvocato Filippo Cigala Fulgosi, per entrare in concorrenza con i big player dell’idroelettrico sul territorio. “Un’iniziativa forte – spiega Francini – che ci vede impegnati con determinazione nel valorizzare i nostri beni endogeni a completo vantaggio della collettività che vive nei nostri Comuni e non di qualche grande multinazionale che fa solo utili alle spalle del territorio montano dal quale non può prescindere”. Colombero cita la proposta di legge nazionale presentata alla Camera da Deputati di tutti gli schieramenti (iniziato l’iter in Commissione), con primi firmatari Enrico Borghi ed Ermete Realacci, dove è prevista l’introduzione del PES, il “Pagamento dei servizi ambientali-ecosistemici”, come l’acqua, ridistribuendo la ricchezza oggi orientata a valle e ridefinendo il rapporto tra montagna produttrice di risorse e la città consumatrice. “Ce lo insegna la città di New York – aggiunge Enrico Borghi, presidente nazionale dell’Uncem e membro della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati – che ogni anno paga una cifra importante al territorio rurale alle sue spalle a garanzia della difesa dell’assetto idrogeologico e del mantenimento delle fonti idriche che alimentano la metropoli”.

rg

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium