Sergio Piasco è un cinquantenne agricoltore che una decina di anni fa ha accettato di mettersi in gioco per recuperare, e conseguentemente mantenere, parti del territorio della montagna cuneese e riportarli alla vocazione originaria, quella agricola. E non lo ha fatto per costrizione a seguito della chiusura della fabbrica in cui lavorava come operaio in quanto, per la sua specializzazione professionale nel recupero architettonico edile, avrebbe avuto altre opportunità lavorative, ma perché animato dalla voglia di restare e di aver fiducia nella rinascita dell’agricoltura montana.
“Conosco bene le difficili condizioni di vita e di lavoro in questo ambiente- mi confessa – ma se incontro un po’ di ostilità vi trovo altrettanta appassionante magia”. Ed è per questo che a San Damiano Macra, si è messo di impegno ed ha recuperato l’azienda di famiglia “La Baucio” nella borgata Rio, incontaminata e bella area all’interno della valle solcata dal torrente Maira, dando vita ad una graziosa struttura abitativa, ad un accogliente edificio dove ricevere gli ospiti cittadini e turisti e, nella sovrastante località Robbio, a due fabbricati in legno dove le soluzioni ecologiche coinvolgono anche l’arredo e dove sono a disposizione 3 alloggi indipendenti con una ventina di posti letto assai richiesti da turisti, prevalentemente tedeschi, svizzeri ed austriaci. Questi si dichiarano entusiasti dei luoghi, dei grandi silenzi, degli spazi a perdita d’occhio, del trionfo dei colori di una natura lussureggiante e rispettata, dell’odore dell’aria pura che, nelle loro città, tra nebbie e smog, è solo più un vago ricordo. Nella borgata Rio Sergio coltiva ortaggi ( zucchini, melanzane, pomodori, cavoli, fagioli, lattughe, patate, cipolle), piccoli frutti ( mirtilli, lamponi, ribes) e frutta, in particolare castagne e mele. Fra queste ultime Sergio ha voluto recuperare la rugginosa “buras”, una varietà quasi abbandonata e che ora si fa molto apprezzare dai consumatori per la sua caratteristica polpa croccante dal sapore dolce-acidulo e per essere ottima nelle cotture in forno. “Se è vero che una mela al giorno toglie il medico di torno- mi dice Sergio - le mele buras fanno vivere altri 100 anni”. Tutti i suoi prodotti richiedono un paziente lavoro quotidiano, un attento e scrupoloso controllo con metodi di trattamento naturali, senza l’utilizzo di pesticidi e di nocivi fertilizzanti chimici e si accompagnano ad una selezione accurata delle varietà che Sergio semina o mette a dimora nelle sue giornate. Una competenza aiutata anche dalla particolare natura dei suoi terreni, molto fertili e particolarmente adatti ad ospitare tutte le varietà di frutta, ortaggi e verdura locali.
Sergio sta realizzando in questi mesi un altro suo sogno nel cassetto, un’altra sua grande passione, quello di mantenere vivo in borgata l’allevamento di qualche vacca “piemontese” e così ha portato a termine una stalla, realizzata architettonicamente nell’assoluto rispetto della tradizione storica della valle (travature in legno e tetto in lose), che ospiterà una decina di capi.
L’eclettismo di Sergio spazia dalla dedizione a vari comparti del settore agricolo a quello, più episodico, di “attore”, certo non professionista, dimostrando notevole talento in una parte genuina ed importante del film, girato in valle, “Il vento fa il suo giro” che ha ottenuto in Italia ed all’estero lusinghieri riconoscimenti.
Per finire è altresì il papà di due fuoriclasse dello sport, di Emanuela (20 anni) campionessa giovanile italiana 2011 di fondo specialità a tecnica classica ed ora atleta della squadra nazionale di sci (appartiene al gruppo sportivo dell’Esercito Italiano) e di Alberto ( 15 anni) giovane promessa nella stessa specialità sportiva.
Non è difficile incontrarli, durante i periodi di vacanza, nel mercato coperto di Cuneo, dietro il banco di papà a servire ai clienti, con molta cortesia, la frutta e verdura dell’azienda. “ Spesso nei giovani agricoltori di montagna- mi dicono- manca l’orgoglio per il proprio lavoro, come se lavorare con quanto offre la natura sia un’occupazione di serie C. Noi siamo orgogliosi dell’importanza culturale ed ambientale di questa attività, fieri di essere parte della gente di montagna, di questa terra che è la storia dei nostri nonni, dei nostri genitori, la nostra”.














