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Attualità | 01 ottobre 2013, 07:30

Michele Vietti in visita a Cuneo: stop ai mugugni non si può tornare ai vecchi tribunali

Il vice-presidente del Csm ha fatto visita a Cuneo ieri pomeriggio per discutere in "assemblea" delle criticità e dei dubbi lasciati aperti dalla riforma della geografia giudiziaria

Michele Vietti in visita a Cuneo: stop ai mugugni non si può tornare ai vecchi tribunali

La riforma della geografia giudiziaria, che vede i tribunali di Mondovì e Saluzzo riuniti sotto il Foro di Cuneo, ormai è realtà. Volenti o nolenti occorre rassegnarsi a una pacifica convivenza con la novità. È quanto ha affermato, senza mezze parole, l’avvocato Michele Vietti, vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura durante l’incontro tenutosi ieri nell' aula d’assise del Tribunale di Cuneo, alla presenza di numerosi avvocati e dei rappresentanti delle forze dell'ordine locali. “La riforma va vissuta non con lo spirito delle frustrazioni – ha dichiarato  con tono deciso Vietti – ma con quello delle sue potenzialità, attraverso la collaborazione di tutti”. E prosegue: “Credo in questa riforma, ora è presto per fare bilanci ma la nuova geografia consentirà di raggiungere il vero obiettivo della riforma, ovvero una migliore redistribuzione delle risorse sul territorio”. “Il mugugno va limitato e non alimentato – sottolinea - sulla carta siamo tutti riformisti fino a quando non viene toccato il giardino di qualcuno”. Parole difficili da digerire e che non allontanano le perplessità degli addetti ai lavori. “Facile additare le proteste degli avvocati come corporative  – ha dichiarato il presidente dell’Ordine degli avvocati di Cuneo Claudio Streri  – ma il problema è che il tribunale di Cuneo da gioiello di efficienza, rischia di diventare un Foro inefficiente”. Maurizio Bonatesta, presidente dell’ordine degli avvocati di Saluzzo ha ribadito come “la riforma si abbatta negativamente principalmente sui cittadini e i loro diritti, non è con questi aridi sforzi e complicando la vita dei cittadini, che si risolvono i problemi della giustizia”. “Il decreto è stato fatto male, ma cerchiamo di fare il possibile per rendere indolore la riforma per i cittadini” – ha dichiarato poi Piero Jemina, presidente dell’ordine degli avvocati di Mondovì.

Pur manifestando un cauto ottimismo, Francesca Nanni Procuratore Capo, ha rilevato “l’assordante solitudine in cui sono stati lasciati gli uffici accorpati e accorpanti” a cui è stato lasciato il compito di trovare soluzioni per dare vita alla riforma. Più fiducioso, invece il presidente del tribunale di Cuneo Paolo Perlo: “Il nuovo modello organizzativo favorisce la specializzazione dei giudici, consentendo di sfruttare al meglio le risorse”. Mario Barbuto, presidente della Corte d’Appello di Torino ha invece rilanciato la proposta di una soluzione alternativa che vede il territorio piemontese diviso in macro aree, con Torino come area centrale affiancata da altre quattro aree, ciascuna con la propria autonomia.

Vietti ha poi spazzato via le speranze che possa essere implementato il personale amministrativo. Criticità fortemente avvertita a Cuneo dove mancano 23 persone. “Per ogni giudice che lavora – ha sottolineato Sandra Armando rappresentante sindacale dei dipendenti del tribunale – c’è una cancelleria attiva che lavora, ma da soli non riusciamo a far fronte al maggior carico di lavoro, siamo stremati, il Comune deve trovare al più presto una soluzione per un tribunale unico”.  Anche se, Vietti sul punto ha precisato: “Il problema di muri non è il problema principale, la soluzione per guardare al futuro passa attraverso il processo telematico”. E conclude: “La via d’uscita dai problemi lasciati aperti dalla riforma  non è quella di barricarsi dietro le mura dei vecchi tribunali, se attraverso un referendum si ritornasse a una mitica età dell’oro, si troverebbero solo i simulacri degli uffici giudiziari”.

Ilenia Dalmasso

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