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Eventi | 06 gennaio 2014, 12:31

Presentato il libro “Ciò che conta” a Roccabruna

Tema dominante: il viaggio nei suoi molteplici aspetti

Presentato il libro “Ciò che conta” a Roccabruna

Venerdì 3 gennaio, alle 20,30 a Roccabruna, nel salone polivalente, la serata è stata dedicata alla presentazione del libro “Ciò che conta”. Dopo un breve saluto introduttivo del sindaco Claudio Garnero l’autore Renato Lombardo ha presentato alcuni suoi filmati che prendevano  spunto dai racconti di Giacomo.

Tema: il viaggio nei suoi molteplici aspetti.

Il viaggio della speranza del cameriere del Titanic e quello del calcolatore umano. Il primo finito in tragedia e il secondo con esito trionfale. Poi il viaggio dei parenti del naufrago in occasione del centenario della sciagura. Quindi il viaggio come missione dei tre insegnanti dell'istituto alberghiero di Dronero, che dopo aver percorso 4200 Km in bicicletta in terra canadese, hanno concluso la loro impresa nel cimitero cattolico di Halifax, dove hanno deposto una targa ricordo del comune di Roccabruna sulla tomba dello sfortunato navigante.

Infine il viaggio come stile di vita della figlia dell’autore Annalisa Lombardo che, il 4 Giugno 2011, mentre è in Patagonia, riceve la notizia della morte di Giacomo e, sull'onda della commozione,  scrive con il padre uno dei capitoli portanti del libro, il sedicesimo.

Grande successo di pubblico, salone gremito e 150 copie del libro vendute ad offerta libera con proventi destinati in beneficenza alla struttura residenziale di San Pietro di Monterosso Grana, dove Giacomo ha trascorso felicemente gli ultimi 7 anni della sua esistenza.

Ma chi era Giacomo Acchiardi?

Ecco una splendida descrizione di questo saggio scritta dall’autore del libro dottor Renato Lombardo: “Per quanto lontano tu vada, non scoprirai i confini dell’anima", diceva Eraclito, perché l’anima dell’uomo, che è parte dell’anima del mondo, è il luogo sconfinato di tutte le possibilità.

Mossa dall'ottimismo della volontà, sospinta da una forza che non le viene certo dal vigore fisico, ma da una fede convinta e da una voglia indomabile di farcela, anche un'anima menomata e fragile può farcela. Una miscela magica di mitezza e determinazione. Questo era Giacomo. Una persona che non vede - Giacomo era cieco dall'età di vent'anni - ha la capacità di guardare oltre, senza essere condizionato dal visibile delle apparenze, e individuare ciò che conta, il vero motivo conduttore dell'esistenza, al di là dei singoli momenti che la compongono.

Solo così, al buio, in una sorta di sogno perpetuo, il cuore può dialogare con la mente e l’immaginazione può raccordarsi alla memoria.

Giacomo è mancato il 4 giugno 2011.

In questo libro, editato per la prima volta nell'Aprile 2010 in occasione del suo novantesimo compleanno, ho raccolto i suoi racconti. Ricordi, storie, scorci di vita, lasciti preziosi con cui proveremo inutilmente a riempire gli spazi incolmabili della nostalgia. La presente ristampa del 2013, ha una nuova veste tipografica e, poiché le vicende di vite vissute sono inizi di storie che non finiscono mai, è stata arricchita di nuove testimonianze. Cordiale,   gentile  e  sorridente,   dotato   di   quell'antica  facoltà luminosa della   parola   che  rende  un  uomo  incline   al   racconto,   Giacomo   Acchiardi,   Jacou   de   Maté,  classe 1920, il narratore del   Nouràt di Roccabruna,  sciorinando  i suoi ricordi sapeva trasmettere emozioni, segreti e sentimenti.

Appeso alle sue parole anch'io mi sono lasciato trasportare e collocare nel luoghi e nei tempi ai quali appartengono quelle storie. I tempi della memoria trasmessa, come quelli delle stelle, sono di lungo respiro.

Da sei millenni l’uomo scrive, ma da due milioni di anni racconta. Oggi, dopo duemila millenni, la trasmissione orale del racconto si è interrotta. Il talento di Giacomo, la capacità di narrare, noi l'abbiamo smarrito. 

Le parole dei racconti, il salvifico talismano dello sciamano narrante, noi l'abbiamo perduto. In questo piccolo libro ho voluto raccogliere alcuni ricordi personali e custodire le memorie trasmesse, intercettate da chi, privato dello sguardo, ha saputo supplire con l'ascolto.

Così noi potremo  tornare a sederci ancora attorno al fuoco e ascoltare i racconti dell'ultimo sapiente affabulatore delle terre alte di Roccabruna.

Lui continuerà a raccontare e noi lo ascolteremo. Le sue parole saranno le ultime note di un adagio che, mentre sta inesorabilmente finendo, insiste per non finire mai. Forse è nelle visioni acquoree della memoria di chi non vede che si nasconde la chiave del nostro indecifrabile futuro.

Forse è proprio partendo  da lì che riusciremo a sfiorare il Grande Segreto del mondo. Già Socrate diceva ad Alcibiade:”L’occhio della mente comincia a vedere più acutamente quando la vista degli occhi tende a declinare”. I racconti di Giacomo. Una lunga traversata nel vissuto di un tempo lontano. Microstorie di vita familiare, col passo domestico della quotidianità. Oralità trasmesse, che talvolta incrociano vicende memorabili che appartengono alla Storia. Esperienze di passati che ci aiutano a ristabilire un contatto col senso e il significato del nostro presente. L'avventura di Jàcou Inàut, il migrante bambino che divenne il fenomeno mediatico della Parigi di fine ottocento. La storia d'amore di Marì dal Sartou' e di Marsèl, che tentò la fortuna sul Titanic. E poi Jacou Bordo, Notou de Lito e tutti gli altri, con le loro semplici o incredibili vicende.

 

Le loro vite. Inizi di storie che non finiscono mai. Mentre Giacomo racconta io intravedo le loro ombre, avverto i loro impercettibili sussurri, mi  lascio abbracciare dalla loro impalpabile presenza. Sedotti dal suono delle parole, se ci lasceremo prendere dal vortice di questa danza, se avvertiremo  quel "tocco lievissimo che ci fa fremere fin nelle profondità dell’essere…”1 qualcosa dentro di noi guarirà.

 

                                                                                                                

r.t.

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