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Attualità | 12 marzo 2014, 20:00

Casa di riposo di Paesana, 9 dipendenti ci mettono la faccia e la firma e chiedono aiuto al sindaco: “Non ignori oltre il disagio nostro e degli anziani”

“Dal portare l’anziano al bagno ad imboccarlo, dalla sua igiene del mattino alla coricata serale, qui tutto è una lotta contro il cronometro, che corre uguale per tutti, senza far caso alle singole esigenze”. Ore sempre più contate per il presidente dell’Ente?

La casa di riposo di Paesana

La casa di riposo di Paesana

Un quadro disarmante. Meglio, devastante. Con gli anziani considerati numeri senza anima né cuore, vittime di ritmi incalzanti e frenetici (e cronometrati) più consoni ad un box di Formula 1 che non ad una Casa di riposo. E’ quello che emerge, pur con tutte le cautele del caso - in linea con quella che è la linea garantista "ad oltranza" del nostro giornale - da una lunga lettera che nelle scorse ore ben 9 dipendenti hanno fatto protocollare in Comune.

Con annessa ed espressa richiesta d’aiuto agli amministratori: “Tutti, adesso o in futuro, faremo i conti con la vecchiaia, vi chiediamo col cuore e senza dare retta ai pettegolezzi o all’anonimato di ascoltare il nostro appello: vogliamo fortemente che il disagio degli ospiti e di noi operatori non venga ignorato e ci rendiamo disponibili al dialogo ed al confronto per il buon funzionamento della struttura del paese e della valle”.

Una mossa clamorosa la loro. Di quelle destinate a lasciare traccia. Più che gli scritti anonimi dei giorni scorsi. Che hanno comunque sia avuto il merito di scoperchiare il vaso di Pandora e di porre sotto la lente d’ingrandimento quanto da mesi si sussurra accada quotidianamente tra le sempre meno ovattate mura della struttura di via Margaria guidata dal presidente Aldo Nosenzo.

Una notizia di alcune settimane fa su un quotidiano – scrivono i nove - comunicò, tramite un articolo, che ci sarebbero stati dei cambiamenti in Casa di riposo per migliorare la qualità dei servizi. A quanto pare a noi non risulta che ‘migliorare i servizi’ significa cronometrare qualsiasi lavoro o servizio a partire Dall’igiene del mattino alle coricate serali.

Forse questo tipo di organizzazione servirà magari per una catena di montaggio, ma non sicuramente con persone in età avanzata e con gravi patologie (disfagici, artrosici, emiplegici, Alzheimer…).

Favorire il benessere e l’autonomia residua vuol dire consentire all’ospite di lavarsi il viso, pettinarsi, specchiarsi, alimentarsi correttamente; essere padrone di una piccola parte di quotidianità significa anche rispetto e dignità della persona.

Come si può mettere in pratica tutto ciò con i pressanti e continui ‘siamo fuori tempo’, ‘dovete fare in fretta’, ‘bisogna rispettare il piano di lavoro’?,

Quando una persona chiede di andare i bagno dobbiamo contare i secondi, pregando che faccia in fretta, perché altrimenti andiamo ‘fuori tempo’?

Quando una persona deve essere imboccate e sollecitata a mangiare come lo si può fare con pazienza se bisogna fare in fretta perché ad una certa ora bisogna portare in cucina il carrello vivande e si è ‘fuori tempo’?

Quando al mattino per ogni ospite che si alza al piano terra, bisogna subito rifare il suo letto senza aerare  il locale, perché dopo non si può perché c’è l’impresa di pulizia che deve fare il suo lavoro.

Come si può rispettare una tempistica uguale per tutti gli ospiti, quando ogni persona ha le proprie difficoltà ed esigenze, soprattutto in un ambiente delicato e complesso come una RSA?

Tra noi operatori c’è stato chi ha dovuto usufruire della struttura anche come ‘parente’ in quanto ha avuto entrambi i genitori ospiti della Casa di riposo, quando questa ancora funzionava e l’ambiente era confortevole e protetto e non era una corsa contro il tempo!

Noi operatori non siamo capaci di risolvere i problemi economici ed amministrativi della struttura; siamo consapevoli delle difficoltà e della mancanza di risorse , tuttavia non è giusto che di tutto questo ne subiscano le conseguenze il benessere degli ospiti, soprattutto i non autosufficienti, e la serenità degli operatori.

Quante volte notiamo infatti che il nervosismo, la nostra tensione, la frettolosità nell’agire si riflettono nell’umore degli ospiti! Non è giusto che dopo una vita di lavoro e di sacrifici si debba ancora vivere nel malessere”. Seguono 9 firme. Tutte di personale interno all’Ente.

Vedremo nelle prossime ore se Nosenzo, che a nostra precisa richiesta si era rifiutato di “commentare lettere anonime”, questa volta avrà qualcosa da dire. Oppure – se invece del dire – preferirà il fare, in nome di quel bene supremo del quale ha sempre sostenuto essere al servizio: la Casa di riposo ed i suoi anziani ospiti. Vale a dire un dignitoso passo indietro, un farsi da parte, un’autosospensione, in attesa che sulla vicenda il sindaco faccia chiarezza. Meno dignitoso sarebbe invece se quel passo indietro dovesse farlo perché altri glie lo chiedono/impongono. Dalle voci in nostro possesso potrebbe succedere molto prima di quello che ciascuno di noi immagina.

Sui veleni sparsi nei giorni scorsi, frattanto, starebbero raccogliendo informazioni anche i carabinieri di Paesana.

Walter Alberto

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