Il nome letto ad alta voce dei 29 di ebrei saluzzesi deportati e non più tornati, ha aperto e chiuso ieri, alla Sinagoga di Saluzzo, la commemorazione della Giornata della Memoria.
Partecipazione numerosa nel luogo di culto di via Deportati, associazioni, autorità, cittadini e studenti, tra i quali classi del liceo Soleri-Bertoni e una rappresentanza delle scuole medie. A loro, in modo particolare, è stata destinata la riflessione dell’assessore alla cultura Roberto Pignatta che ha chiuso la sua approfondita ricerca storica sulla genesi della Shoah, con una sollecitazione verso i giovani. Quella di saper reagire di fronte a rigurgiti di antisemitismo e fare muro contro l’intolleranza, sviluppando gli appropriati anticorpi.
Fondamentale l’impegno di ricordare la Storia per capire e difendersi da ciò che può ingannare il senso comune, il concetto di apertura di don Alberto Girello dell’Ufficio diocesano per l'Ecumenismo e il Dialogo religioso, nel suo intervento che ha fatto perno sul valore della diversità “non ostacolo ma ricchezza che apre mente e cuore a nuove valutazioni”. A nome del vescovo Giuseppe Guerrini ha proposto passaggi significativi tratti dai diari di Anna Frank e Etty Hillesum, giovane ebrea olandese morta nel lager nazista di Auschwitz, drammatico contesto in cui riuscì ugualmente a vedere la vita ricca di significato.
Per i giovani delle scuole saluzzesi, oltre alla Memoria universale di quello che è stato "il male assoluto" anche un esempio cittadino da ricordare: quello di Giulio Segre, l’odontoiatra scomparso a luglio del 2015, l’ultimo sopravvissuto alla Shoah della comunità ebraica di Saluzzo, come disse lui stesso lo scorso anno in Sinagoga, pochi mesi prima di morire. Un bel esempio di persona, ben tratteggiato nel commosso ricordo dell’assessore alle Politiche scolastiche Attilia Gullino: "un uomo che attraversava la sua vita con eleganza e riserbo, con grande dignità e gentilezza" . Un uomo che ha lasciato la sua toccante ed emozionata testimonianza dell'esperienza vissuta in quegli anni nel libro “Don Cirillo e il nipotino”. Libro scritto per rendere omaggio al coraggio di Don Perron, allora parroco di Courmayeur, il quale salvò lui, bambino ebreo di sette anni, dalla deportazione ospitandolo in canonica, come suo nipote. “Restituendogli così la possibilità di essere l’uomo che è stato. A lui e ad un pezzo di storia tragica della nostra città, dobbiamo il rispetto del ricordo – ha sottolineato l’assessore.
A chiudere la cerimonia in Sinagoga, dopo il succedersi degli interventi coordinati dal presidente del Consiglio Andrea Momberto, è stato Giuseppe Segre, rappresentante della Comunità Ebraica di Torino, che ha ricordato il valore della Giornata della Memoria, gli esempi di coraggio di don Perron, insignito lo scorso anno dell’alto riconoscimento di “Giusto fra le nazioni” (grazie alla pratica portata avanti dal fratello Giulio) e di don Francesco Brondello, il parroco che salvò nelle valli e nelle campagne vite destinate all’Olocausto, anch’egli riconosciuto "Giusto fra le nazioni".
Tra le testimonianze di vita proposte, quella di Emma Segre, saluzzese, deportata e morta in campo di concentramento e di Mario Garzino, sedicenne catturato in Valle Varaita, deportato e morto a Mathausen nel 1945.
La cerimonia si è conclusa al cimitero ebraico di via Lagnasco con la recita dei salmi.
















