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Politica | 09 aprile 2016, 08:35

#controcorrente: il nuovo corso della Fondazione Crc inizia assestando un sonoro schiaffo alla leggenda mondiale dello sci di fondo Stefania Belmondo

Il Consiglio Generale in scadenza le preferisce, come rappresentante del mondo sportivo, per il mandato 2016-2020, la ginnasta Claudia Martin: ci auguriamo non per la “vicinanza” o meno a uno dei due nuovi candidati alla presidenza dell’Ente

#controcorrente: il nuovo corso della Fondazione Crc inizia assestando un sonoro schiaffo alla leggenda mondiale dello sci di fondo Stefania Belmondo

Il Consiglio Generale in scadenza della Fondazione Crc, presieduto da Ezio Falco, lo scorso 4 aprile ha tenuto l’ultima assemblea per approvare il bilancio 2015, nominare ufficialmente i 22 membri del nuovo organismo, per il mandato 2016-2020, già designati dagli Enti del territorio e decidere il 23º componente in rappresentanza del mondo dello sport.

Su quest’ultimo fronte, le persone con un curriculum di rilevante spessore da atleta e tecnico, che avevano presentato la loro candidatura attraverso un bando pubblico, erano state nove: Stefania Belmondo; Elisa Borello; Ernesto Giraudo; Rita Marchisio; Claudia Martin; Remo Merlo; Roberto Petrone; Giorgio Salomone e Walter Sartor. E’ stata scelta Claudia Martin: azzurra di ginnastica ritmica dal 1980 al 1984; vicecampionessa italiana nel 1983; poi tecnica e allenatrice della Federazione nazionale anche nel settore giovanile; oggi delegata del Coni regionale per la “Granda”; docente di Scienze Motorie e Sportive all’Istituto “Bianchi-Virginio” del capoluogo e direttrice tecnica e allenatrice dell’Asd Team Cuneo della disciplina. Senza nulla togliere al valore e ai meriti dei candidati, e in particolare della Martin, però il Consiglio della Fondazione Crc ha assestato un sonoro schiaffo a Stefania Belmondo: una delle più grandi atlete a livello mondiale e di tutti i tempi dello sci di fondo. Per 15 anni - dal 1988 al 2002 - ai vertici internazionali dell’attività invernale, da cui si è ritirata ancora in buona “salute” sportiva, ha vinto dieci medaglie olimpiche e tredici mondiali, ha conquistato 66 podi e 24 successi in Coppa del Mondo (4 volte seconda e tre volte terza nella classifica finale) e si è portata a casa 35 titoli tricolori. Oltre a essere stata la prima italiana ad aggiudicarsi una prova di Coppa del Mondo (1989), un titolo olimpico (1992) e uno mondiale (1993). Una strepitosa carriera di trionfi. “Quella di abbandonare - aveva spiegato subito dopo il ritiro agonistico - è stata una scelta sofferta, ma nella vita bisogna saper dire basta. E avere il coraggio di smettere quando si vince, perché  è triste continuare a gareggiare quando non ci sei più con il fisico e con la testa”.

Una lezione di onestà dalla quale avrebbero molto da imparare quei personaggi di tutti i settori che continuano testardamente a voler occupare le prime file nonostante lo abbiano già fatto per decenni. Inoltre, alla Belmondo, anche se non può vantare la stessa esperienza di tecnica, allenatrice e dirigente sportiva della Martin, paletto a cui il bando di gara assegnava un maggiore punteggio, va un altro merito non di poco conto: l’essere andata, e lo fa ancora adesso da dipendente del Corpo Forestale dello Stato, a raccontare, nelle scuole, la sua storia e a portare avanti la sua battaglia contro il doping che, spesso, anche in carriera le avevano causato inimicizie e invidie da parte di tutto il circo bianco. “Ai giovani - sottolinea - dico che assumere sostanze proibite, innanzitutto, distrugge il fisico e, poi, vuol dire rubare agli altri ciò che si sono guadagnati meritatamente sul campo. Nella vita, nel lavoro, nello studio, nella musica, nello sport per raggiungere traguardi importanti occorrono solo tanti sacrifici. Prendere delle scorciatoie è inutile”.

Lo “scricciolo” di Pontebernardo è stata un simbolo per l’Italia, esempio di rettitudine morale e di professionalità che ha ancora molto da insegnare alle nuove generazioni e parecchio da dare a tutto lo sport della “Granda” e non solo. Dal “Palazzo” della Fondazione lo poteva fare con un’importante investitura istituzionale.

Invece, si è deciso di percorrere un’altra strada. L’augurio è che la scelta non sia stata dettata da motivi di “vicinanza” o meno a uno dei due nuovi candidati alla presidenza (Antonio Degiacomi e Giandomenico Genta), perché i cittadini questa volta non la capirebbero proprio. E, in ogni caso, una leggenda mondiale dello sport quel posto lo avrebbe meritato. 

#controcorrente

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