Dureranno a lungo le scosse telluriche nella politica cuneese determinate dai nuovi assetti di vertice della Fondazione Crc.
Le elezioni amministrative incombono. Tra un anno a Cuneo si vota e nella maggioranza che guida il Comune è un susseguirsi di cambi di casacche. Le porte del Consiglio comunale sono come quelle di un saloon.
I rapporti interni al Pd sono tutt’altro che idilliaci, quelli nel centrosinistra sono traumatici e tra centrosinistra e sinistra sono bellicosi. Il giorno dopo l’elezione di Genta alla guida della Fondazione, gli sguardi degli osservatori si sono indirizzati sul Municipio, dove più d’uno ha visto nell’esito della scelta del Consiglio generale un passo falso del sindaco del capoluogo Federico Borgna, che ora rischia di pagare a caro prezzo.
“Era lui – dicono i suoi amici” detrattori – il dominus, che, in quanto sindaco e presidente della Provincia, aveva le carte in mano e ha sbagliato la partita”.
La politica è – dopo la guerra - una delle arti più spietate inventate dall’uomo e la città del Barun Litrun non fa eccezione. Se fino a ieri Borgna era corteggiato e blandito, oggi viene accompagnato all’ara alla stregua di un capro espiatorio.
Se la vittoria ha tanti padri, la sconfitta – si sa – è sempre orfana ed è più facile per un centrosinistra dilaniato da faide interne addebitare la responsabilità ad un sol uomo piuttosto che recitare un mea culpa collettivo.
Ecco perché - sempre da queste parti - l’intervento di augurio al neo presidente Genta da parte della senatrice Patrizia Manassero è stato interpretato come la mossa di chi non solo corre a consolare il vincitore, ma come il gesto di chi già si porta avanti col lavoro, con lo sguardo proiettato alle comunali del 2017.
“Sono convinta - conclude Manassero - che ora sia necessario voltare pagina, e credo che con la presidenza Genta ci siano le condizioni per lavorare al meglio nel rispetto delle peculiarità del nostro territorio".
Letto così, l’intervento dell’inquilina di Palazzo Madama sembra un normale saluto augurale, quasi dovuto, visto il suo ruolo istituzionale. Ma in un centrosinistra balcanizzato da “inciuci e camarille” - per usare l’espressione del consigliere di minoranza Gigi Garelli - alcuni l’hanno interpretato come un primo assaggio di prove generali per il dopo Borgna.













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