Le tracce tematiche e saggistiche agli esami di maturità di quest'anno segnano anche, fra l'altro, un netto punto a favore delle strategie indirizzate all'alfabetizzazione economico finanziaria. "Crescita, sviluppo e progresso sociale: è il PIL la misura di tutto?".
Questo è il titolo, sotto forma di quesito, della traccia di saggio breve in ambito economico che gli studenti italiani sono chiamati a prendere in considerazione e, in funzione dell'indirizzo scolastico di provenienza, a svolgere.
Senza dubbio, un ulteriore passo in avanti, evidente e obiettivo, verso quella "istituzionalizzazione" della materia dell'educazione finanziaria da Manuale nei programmi didattici, al centro dell'impegno, personale e diretto presso le scuole di ogni ordine e grado in tutta Italia, del Presidente di Banca CRF e Vicepresidente dell'ABI Beppe Ghisolfi, nella cui opera editoriale l'acronimo PIL infatti ricorre in più occasioni, sia come voce autonoma che in relazione ad altre voci strategiche e ahinoi pressanti quali deficit e debito.
Se in una accezione classica il PIL viene indicato come indicatore della produzione di beni e servizi materiali realizzata nell'anno, l'educazione finanziaria conferma che alla base del benessere potenziale di ciascuno vi sono anche precondizioni di carattere cd immateriale, conoscitivo, senza le quali - e sono purtroppo le cronache a dimostrarlo - anche i beni assai più concreti, pensiamo ai risparmi delle famiglie e delle piccole imprese, sono in serio rischio.














